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Joel Katz: le foto del "Freedom Summer" del 1964 in Mississippi

mercoledì 14 novembre 2007 di Barbara Martusciello


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La mostra è visibile fino al 30 novembre 2007 dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.00 alla Gallery of Art della Temple University Rome, Lungotevere Arnaldo da Brescia 15 (info: 06 320-2808)

La storia è di quelle che danno ancora i brividi, catapultandoci in un medioevo che era lì, sotto gli occhi di tutti, nei "favolosi anni Sessanta", e riguarda la Freedom Summer: la campagna dei diritti civili contro l’apartheid che intendeva estendere il voto ai neri in tutti gli Stati Uniti d’America. Schwerner, Goodman e Chaney, tre ventenni come la maggior parte degli altri attivisti, erano anche loro laggiù, nel Missisipi in quel 1964 per aiutare i neri a registrarsi negli uffici elettorali.

L’iniziativa è recepita come un affronto intollerabile per la famigerata società dei bianchi del Kkk: il dramma si compirà il 21 giugno di quell’anno, quando i tre ragazzi vennero arrestati dallo sceriffo della Contea di Neshoba, Cecil Price, che in seguito passerà quattro anni in prigione per il suo coinvolgimento nella vicenda.

Lo sceriffo, come raccontarono testimoni durante il primo processo nel 1967, rilasciò i tre ragazzi qualche ora dopo per poi inseguirli subito dopo, ma con l’aiuto degli amici: gli uomini del Klan. I corpi dei tre ragazzi, trucidati a colpi d’arma da fuoco, furono trovati sei settimane dopo, per una segnalazione anonima all’Fbi.

Il capo di questo branco ben foraggiato e organizzato, si saprà poi, era un predicatore battista, Edgar Ray Killen: già processato nel 1967 per reati legati alla vicenda ma assolto, è stato condannato solo quarantun anni più tardi: sulla sedia a rotelle, ha ascoltato il verdetto di –pensate un po’!-omicidio preterintenzionale espresso da una giuria composta da nove bianchi e tre neri.

Di quella che è appunto passata alla storia come l’Estate del 1964, Alan Parker ha tratto un durissimo film, Mississippi Burning (1988), e ora Joel Katz ce ne indica struggenti, importanti momenti con scatti fotografici bellissimi, netti, senza compiacimento.

Lasciamo spazio allo stesso fotografo che ci introduce nel suo lavoro e, tramite questo, in una pagina terribile della storia della nostra "civiltà": "Sono andato nel Mississippi nell’estate del 1964, il Freedom Summer, durante il mio ultimo anno alla Yale University, per raccogliere immagini e esperienze per il mio progetto Scholars of the House, un libro di scritti e fotografie intitolato And I Said No Lord. Avevo 21 anni, ero ingenuo, immortale come ogni giovane di quell’età, e – pensando di poter unire la visione spontanea di Robert Frank con la qualità di immagine di Walzer Evans (che in seguito fù il mentore del progetto alla Yale) – chiaramente vanitoso. Sono arrivato a Jackson con la corriera Greyhound il giorno dopo la "scomparsa" di Andrew Goodman, James Chaney e Michael Schwerner, e sono partito la mattina dopo che i loro corpi sono stati ritrovati in una fossa poco profonda vicino a Philadelphia (Mississippi): questi i due tragici estremi della mia visita.

Sono andato nel Mississippi perché credevo che ci fosse un’altra storia da raccontare oltre a quella del Freedom Summer. Ho pensato – ritengo correttamente – che l’estate del 1964 rappresentava il cuspide tra l’inizio della fine di un’epoca e l’inizio di un’altra, un processo di transizione che sarebbe troppo lenta (e tardi) per molti, e troppo rivoluzionaria (e priva di senso) per altri. Durante le sei settimane della mia permanenza, ho conosciuto persone di ambedue le razze colmi di dignità, intelligenza, frustrazione e preoccupazione, e, certamente, con vari gradi di profondità e comprensione. Bianchi e Neri hanno convissuto nel Mississippi per oltre 200 anni; avrebbero convissuto per molti estati dopo il 1964, ma mai più nello stesso modo. Sapevo che il movimento dei diritti civili non aveva bisogno di un altro fotografo o reporter, sapevo che il Freedom Summer non necessitava un altro osservatore o storico. Credevo che sotto le paure, la rabbia, la retorica delle due parti, esistevano vite individuali, bianche e nere, doverosi di testimoni. Una grandissima parte delle persone le quali vite e storie mi hanno toccato erano aperte e generose con le loro parole, posizioni ed emozioni; sono grato a tutti loro.

Quarantatre anni sono tanti, le persone, come le cose e i tempi, cambiano. Delle immagini in questa mostra, solo la metà erano incluse tra le 70 immagini in And I Said No Lord nel 1964. E’ stato un grande piacere avere una ragione per riguardare i miei originali provini per scoprire immagini che avrei dovuto mettere nel libro ma che ho inspiegabilmente omesso. L’esperienza di produrre questa mostra mi ha aiutato a capire meglio questo lavoro, i tempi, e la persona che ero nel 1964".


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