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by ComingSoon.it

Finanziaria, Mastella: "No ai tetti per gli stipendi dei manager"

Prodi in bilico sulla finanziaria. Nella notte vertice dell’Unione per trovare l’accordo

mercoledì 14 novembre 2007 di Paolo Dimalio


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Le Cassandre della vigilia davano il Professore per spacciato. Poi, nella mattinata di ieri, il cammino della legge di bilancio procede spedito al Senato. Quasi trecento votazioni, ruolino di marcia stracciato. E il titolo Prodi che risale la china nel borsino di Palazzo Madama. Unico intoppo: l’emendamento che incrementa di 40 milioni di Euro il fondo per i dottorati di ricerca, proposto dal senatore di An Giuseppe Valditara. L’emendamento passa grazie al voto favorevole dei Liberaldemocratici Dini&Scalera, dei dissidenti Rossi&Turigliatto e del “margherito” Fisichella (ex An). Astenuti i socialisti Angius, Montalbano e Barbato.

Un solo scivolone è una vittoria insperata per il governo. Prodi infatti ostenta calma olimpica: "Abbiamo preparato tutto bene. Sono fiduciosoâ€. E quando Andreotti dà il suo assenso alla finanziaria, i giochi sembrano chiusi, la spallata berlusconiana tramontata. A riaprire la partita ci pensa Mastella e l’art. 91 della finanziaria, che impone un tetto di 270 mila euro l’anno agli stipendi dei manager pubblici. Pochini, per l’uomo di Ceppaloni, che in aula salta su come un misirizzi: “Noi, io e l’Udeur votiamo no a questo articolo".

Tutto da rifare per Prodi. Mastella e Dini non gradiscono limiti ai compensi degli amministratori pubblici. Per il resto della coalizione , Rifondazione in testa, l’art. 91 è un passo fondamentale per ridurre i costi della politica.

E’ stata un notte dei lunghi coltelli per l’Unione. Sul tappeto tre questioni decisive: paghe dei manager, class action e l’art. 93 sulle assunzioni dei precari. Tre nodi da sciogliere per condurre in porto la finanziaria. Prodi deve mettere il guinzaglio ai "cani sciolti" della coalizione.

Dini resta a briglia sciolta. E’ fuori dal Pd quindi non accetterà ordini di scuderia. L’ex Prc Turigliatto, dopo la bocciatura dei suoi emendamenti sulle spese militari medita vendetta. Come Cossiga, furibondo per il si del governo alla Commissione d’inchiesta sui fatti di Genova al G8 del 2001. Poi c’è Fisichella, ieri ad An, oggi alla Margherita, domani chissà.

Berlusconi intanto non demorde e prosegue lo shopping al senato. “Wait and seeâ€, la spallata arriverà. La posta in palio è alta. Se la finanziaria non passa, Prodi va a casa. Se il professore resta in sella, nel centrodestra si aprirà la resa dei conti. Casini aprirà il dialogo con Veltroni sulle riforme. Fini punterà sul refendum elettorale. La Lega sul federalismo. Berlusconi, come un disco rotto, reciterà l’apologia della spallata.


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