ANNO XIII  Aprile 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 18 Settembre 2017 00:00

C'è speranza per disoccupati e precari: il 20% dei dipendenti pubblici sta per andare in pensione

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 Una congiuntura “ideale” per svecchiare organizzazioni e procedure​, scrive il Sole 24Ore, a patto di saperla cogliere

 Questa inziativa se si accompagnasse a misure straordinarie per ripolpare con adeguari numeri di lavoratori le pubbliche amministrazioni, come i comuni, da tempo sottorganico, il bilancio sarebbe davvero straordinario. 

Il 20% dei dipendenti pubblici sta per andare in pensione. Ma l’onda arriva alla vigilia del rinnovo dei contratti, in freezer dal 2010 - scrive il Sole 24Ore - e soprattutto dell’avvio operativo della riforma del pubblico impiego che prova a cambiare le regole su organici e assunzioni. Una congiuntura “ideale” per svecchiare organizzazioni e procedure, a patto di saperla cogliere. 

I numeri, prima di tutto

  • In quattro anni andranno in pensione 500mila dipendenti pubblici.
  • Con le uscite per altre cause (dimissioni e passaggi al privato) potrebbero essere 600mila
  • I dipendenti pubblici sono tre milioni 3.015mila

Le idee allo studio viaggiano sul sentiero già tracciato dalla riforma Madia, e fondato su due pilastri: 

  1. L’analisi dei fabbisogni, che dovrebbe sostituire la griglia rigida degli organici, con la definizione di spazi per le assunzioni differenziati a seconda dei profili professionali.
  2. Proporre a tutte le amministrazioni il 'concorso unico' già sperimentato dal 2013 per la Pa centrale.

Passare dalle strategie alla pratica non è semplice, anche perché il quadro cambia da settore a settore. Nell’attesa dei 'fabbisogni', negli enti locali le maglie del turn over hanno già cominciato ad allargarsi, dopo che la manovrina di primavera ha triplicato gli ingressi possibili permettendo a tutti i Comuni (a patto di rispettare i vincoli di finanza pubblica) di dedicare a nuove assunzioni il 75% dei risparmi prodotti dalle uscite. Nell’amministrazione centrale, dai ministeri agli enti pubblici nazionali (tranne quelli di ricerca), il ricambio resta per ora ancorato al 25% anche per il 2018, ma dovrebbe salire al 100% dall’anno successivo. In un quadro come questo, già con le regole attuali è possibile stimare almeno 80mila nuovi ingressi nel 2018, al netto della scuola. Nel flusso dovranno entrare anche i circa 50mila precari “storici”, concentrati soprattutto negli enti territoriali, al centro del piano triennale di stabilizzazione in partenza da gennaio.

È un’occasione straordinaria per far entrare i giovani e la legge di bilancio può essere uno strumento per coglierla

La quota più ampia di personale in uscita si incontra nei ministeri, l’unico settore nel quale più di un dipendente su cinque ha superato i 60 anni di età. Gli over60 sono pochi meno nelle agenzie fiscali, tra i tecnici delle università (e fra i docenti andrà in pensione un terzo degli ordinari nei prossimi tre anni, secondo i calcoli del governo), mentre l’età scende negli enti che si sono potuti muovere più liberamente nella gestione del personale, come le Regioni autonome, e in quelli più “giovani” come le Autorità indipendenti.

Le amministrazioni più 'vecchie'...

  • Ministeri
  • Agenzie fiscali
  • Università

...e quelle più giovani

  • Regioni autonome
  • Authority

Questa ondata di pensionamenti garantirà altrettante assunzioni? Non è detto. Perché deve fare i conti con la dinamica dei costi del personale pubblico che rappresentano l’unico aggregato di spesa corrente diminuito in questi anni in valore assoluto (dai 169,6 miliardi del 2011 ai 164,1 del 2016).

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