ANNO XIII  Aprile 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 25 Novembre 2017 17:57

E se ai terroristi bastasse un tweet per fare una strage?

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Dopo il panico innescato dal falso allarme di Londra e le centinaia di feriti nella notte di Champions a Torino, alcune domande (e risposte) su cosa ci aspetta nella lotta al terrore

 Per ore, venerdì, il centro di Londra è stato paralizzato da un allarme sicurezza. Si parlava di una sparatoria, poi di un attentato in una fermata della metropolitana su Oxford Street. Decine di agenti dell'antiterrorismo sono accorsi mentre la gente veniva fatta evacuare dalla Tube e ai cittadini veniva chiesto di non uscire da casa. Ma era un falso allarme. Una paura che sui social è montata a dismisura fino a compromettere la funzionalità di una delle più grandi metropoli del mondo. E' a questo che la paura del terrorismo ci ha spinti: basta un falso allarme per bloccare le attività di una grande città? Lo abbiamo chiesto a Carlo Biffani, espero di sicurezza. 

"Quanto accaduto a Londra, con il diffondersi rapidissimo di un allarme rappresenta un segnale chiarissimo di come il nostro sistema di difesa e di gestione della minaccia terroristica sia ormai qualcosa di estremamente complesso e possa generare a sua volta criticità secondarie ma sostanziali. La nostra modalità di reazione a una minaccia come quella di un commando in azione nel centro di una della nostre città, ha raggiunto livelli di sofisticazione e di complessità, tali per cui già di suo imbriglia, blocca le attività correlate al funzionamento ordinato e vitale di una metropoli o quantomeno le sospende, generando così una situazione di grave pericolo percepito e panico. Per non parlare delle interruzioni nei processi di continuità correlati alla organizzazione della vita di relazione in una metropoli"

Sta dicendo che ai terroristi basta gridare 'al lupo' per avere quasi lo stesso effetto di un attentato?

"Sta sempre più prendendo forma una situazione nella quale per arrecarci un danno concreto, non è neppure più indispensabile compiere un’azione terroristica, attaccando un aeroporto, investendo passanti in centro con un furgone o accoltellando innocenti a una fermata degli autobus. 

La nostra modalità di reazione a una minaccia come quella di un commando in azione nel centro di una della nostre città, ha raggiunto livelli di sofisticazione e di complessità, tali per cui già di suo imbriglia

Può essere sufficiente saper agire sui mezzi di comunicazione e saper fare leva sulla reazione delle persone, diffondendo ad arte notizie prive di fondamento, ma percepite come gravissime, tali per cui il danno in termini di stabilità del sistema e di vulnerabilità percepita lo si ottiene ugualmente. Siamo ormai come un organismo, il cui equilibrio è minacciato dall’essere continuamente sottoposto a una insopportabile quantità di stress e di tensione e che è costretto a difendersi ininterrottamente tenendo sempre altissima la guardia" 

Però il diffuso sentimento di pura è giustificato dal proliferare di attacchi, anche da parte di singoli jihadisti

"L’aver subito in questi anni una serie impressionante di attacchi, ha giustamente generato una capacità di risposta in termini di azioni preventive e reattive che hanno avuto come conseguenza l’affinamento di protocolli di intervento estremamente complessi e articolati oltre che dispendiosi. La creazione di unità tattiche di primo intervento che possano da subito fronteggiare la minaccia in attesa dell’arrivo di quelle delle Forze Speciali (i primi ad avvalersi di un simile modello di prevenzione e reazione furono proprio gli inglesi della Metropolitan Police) così da svincolare la polizia di prossimità dal compito di fronteggiare con addestramento ed equipaggiamento inadeguati, terroristi spesso dotati di armi da guerra"

Siamo ormai come un organismo, il cui equilibrio è minacciato dall’essere continuamente sottoposto a una insopportabile quantità di stress e di tensione

"Il coordinamento delle centinaia di uomini e donne che costituiscono la macchina dei soccorsi e della gestione delle informazioni che devono essere date agli organi di stampa, insomma la messa a sistema di qualcosa di estremamente complesso e articolato che rischia di essere attivato anche solo per un falso allarme, rischia di essere difficile da sostenere e da finanziare nel lungo periodo. Per generare pericolo e caos, non è più necessario compiere attacchi, ma è sufficiente far credere che qualcosa di simile stia accadendo"

C'è stato un precedente proprio in Italia, a Torino. Con conseguenze drammatiche

"Lo scorso anno a Torino, durante la trasmissione della finale di Champions League in piazza San Carlo, vi furono un morto e più di mille feriti come conseguenza di un falso allarme forse innescato da irresponsabili che scatenarono una reazione compulsiva di massa. Di fronte al numero di persone coinvolte e alle conseguenze, qualcuno scrisse, a ragione, che era come se un attentato ce lo fossimo fatto da soli.

Dovremo mettere in conto il passaggio dalla straordinarietà alla ordinarietà: alla convivenza, cioè,  con una minaccia di questo tipo

Sono sempre più convinto del fatto che si stia entrando in una seconda fase rispetto all’approntamento dei  nostri meccanismi di risposta a una situazione come quella di Torino. Dovremo mettere in conto il passaggio dalla straordinarietà alla ordinarietà: alla convivenza, cioè,  con una minaccia di questo tipo, confrontandoci con la necessità di elaborare modelli e modalità di risposta che abbiano il minor impatto possibile in termini di reazioni generate da falsi allarmi e che non consentano ai nostri nemici di attivarci al minimo segnale e di tenerci comunque sotto scacco costringendoci a tenere altissimo il tono della nostra reazione sempre e comunque"(agi)

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