ANNO XIII  Giugno 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 25 Ottobre 2018 05:33

Riace oltre Riace

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La lettera del Sindaco Mimmo Lucano, sottoposto ad una indagine giudiziaria (comprensiva di arresto preventivo ed esilio) in riferimento al suo operato da Sindaco nella città di Riace, pone un problema già sufficientemente noto e abbondantemente trattato in filosofia politica.

 La lettera, che è stata re-indirizzata su whatsapp, pone questo problema: la giustizia corrisponde alla legge? E se la giustizia non corrisponde alla legge, bisogna seguire i propri principi di giustizia o la legalità dello Stato?

Nel caso in cui si seguissero i propri principi di giustizia, si aprirebbe un enorme problema riguardante la discrezionalità nel rispetto della legge: decido io ciò che devo rispettare e ciò che non devo rispettare in funzione del mio personale, privato, principio di giustizia, spesso in funzione del mio giustizialismo.

Se invece la norma non corrispondesse ad un principio di giustizia, si aprirebbe un problema altrettanto enorme riguardante la legittimità etica e morale del rispetto della legge: decide una norma anonima la barbarie che bisogna sopportare e produrre oltre ogni principio di umanità e di umanizzazione.

Tra l’altro, coloro che si schierano con il rispetto della legge sono i primi a reclamare il diritto di evaderla quando si tratta dei loro interessi per una manovra finanziaria e un deficit di bilancio nei confronti dell’Europa, o per evitare una pena per furto, o per ottenere la restituzione del maltolto con una dilazione di comodo.

Viceversa, coloro che si schierano con gli universali principi di giustizia, sono gli stessi a chiedere la rigida applicazione della legge nel caso della usurpazione individuale con l’arresto preventivo o addirittura con la condanna preventiva per un politico non condiviso o per un nemico di schieramento.

Io credo che il problema sia effettivamente rilevante soltanto nei sistemi a costituzione rigida, con una legislazione principalmente formale, dove la norma fa sentenza. Laddove invece la sentenza fa norma, nelle legislazioni flessibili, applicabili ai casi concreti della vita quotidiana della gente, il problema è molto meno rilevante.

Da noi esiste una Costituzione rigida, un diritto formale, e la norma fa sentenza. Negli USA esiste una Costituzione generale con un’applicazione ampia e flessibile, e la sentenza fa norma.

Da un lato la forma, dall’altro la sostanza.

Sia per loro che per noi, penso che un punto archimedico con cui sollevare questo problema del rapporto fra legalità e giustizia, ci sia.   

La soluzione è questa: è possibile non rispettare una legge ed esercitare il proprio diritto alla disobbedienza civile, ma chi lo fa deve essere pronto a subirne le conseguenze giuridiche che questa disobbedienza comporta, fino alle sue estreme conseguenze.

Bertrand Russell disobbedì civilmente, da pacifista radicale, all’obbligo giuridico di andare in guerra, ma si fece tranquillamente 2 anni di carcere pur essendo il nipote del potente Lord Russell. Gandhi disobbedì civilmente molte volte alle leggi ingiuste del colonialismo, ma finì coscientemente e talvolta volontariamente in galera più volte. È stato così per mille altri disobbedienti fino allo spinello di Marco Pannella.

Dunque il buon Mimmo Lucano ha tutto il diritto di disobbedire civilmente non rispettando le leggi ingiuste sulla politica della immigrazione, ma non ha alcun diritto di impunità. Questa pretesa è assurda, direi, totalmente sbagliata. Se Mimmo Lucano non ha rispettato la legge coscientemente, tanto da dichiarare che se potesse tornare indietro rifarebbe le stesse cose allo stesso modo, accetti altrettanto serenamente la eventuale condanna e trasformi la pena giudiziaria nella connotazione di una azione politica finalizzata a modificare la legge ingiusta. Mai come in questo caso, una condanna può rappresentare una risorsa per raggiungere una dimensione più alta di umanità e di civiltà.

Se fossi al suo posto io vorrei essere condannato, senza alcuna giustificazione, cercherei di dimostrare, con la mia stessa condanna, l’abnormità di una legislazione che invece di accogliere e aiutare gli umani li scaccia e li schiaccia.

Diceva Ivan Illich che una società è conviviale quando lo strumento non supera l’umano. La legge è uno strumento che, nel caso delle politiche di contrasto all’immigrazione e delle fortune di un capobanda, ha decisamente superato l’umano.

Il modello Riace lo può portare avanti anche qualcun altro. Mimmo Lucano rivendichi per tutti noi, anche con una condanna, grazie ad una condanna, l’insuperabile diritto umano alla convivialità (il mio blog)

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