ANNO XIII  Aprile 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 16 Dicembre 2018 00:00

Taranto - Un museo di storia naturale potrebbe essere utile alla comunità cittadina, pensiamoci

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Sicuro, una mantide, si spera tanto “religiosa” al punto da far comprendere con le sue preghiere tutta la sacralità degli ambienti naturali e della biodiversità, concetti questi cui non mi pare sia stata data sino ad oggi sufficiente chiarezza, e non solo nella nostra Città.

Ci viene in aiuto una nota illuminante del prof. Baccio Baccetti, per il quale quello della biodiversità è un principio che riguarda tutto il complesso di specie e varietà di esseri viventi che costituiscono, come entità singole o collegate tra loro, la trama imperscrutabile ed infinita dei vari ecosistemi e del loro buon funzionamento. Eppure, all’idea dell’esistenza di una diversità biologica riguardante tutti i viventi l’uomo era già pervenuto più volte nel corso della sua storia : la vedeva addirittura nel frumento Tito Lucrezio Caro (“De Rerum Natura”, 1° A.C.), dopo che Aristotele aveva improntato tutta la sua impostazione naturalistica nella grande complessità e molteplicità del mondo della natura vivente.

Al prof. Baccetti risponde anche il grande ecologo Ernst Mayr, il quale in un suo recente lavoro scrive che “per sopravvivere, ogni organismo vivente ( quindi, anche l’uomo…) dipende dalla conoscenza della diversità del suo ambiente, o, almeno, dalla sua capacità d’affrontarla”.

Da tali parole si capisce come considerare l’ambiente naturale o “ecosfera” solamente un enorme pozzo cui attingere per i propri bisogni, o peggio, una comoda discarica per sversarvi i propri rifiuti, sia del tutto inidoneo a garantire una lunga e pacifica sopravvivenza, dell’ uomo, pur “sapiens”, su questo pianeta.

Ma, sforzandoci di capire ancor meglio, se possibile anche con un approccio pio e religioso come suggerisce la nostra mantide, mi sembra doveroso aggiungere che la nozione di biodiversità va certo oltre il semplice, vittoriano elenco delle specie vegetali ed animali presenti sulla terra, per allargarsi a tutti i processi ecologici, vale a dire alla fittissima trama di interazioni tra le specie e l’ambiente fisico.

Deve essere chiaro, allora, che il buon funzionamento di un sistema naturale o ecosistema ( oggi che siamo circa sette miliardi e mezzo e che di tale “buon funzionamento” abbiam tutti un disperato bisogno…) ci fornisce purificazione dell’aria ( noi tra incendi, incidenti, proteste e manifestazioni varie non facciamo che sporcarla…), riciclo dell’acqua ( possibilmente senza microplastiche aggiunte…), il cibo necessario ( evitando gli sprechi e distribuendolo equamente a tutti…), naturale smaltimento dei rifiuti ( la natura lo fa in maniera magistrale, noi stiamo procurando solo disastri…), tutti orientati al mantenimento della vita e, come scrive E.P.Odum, al sostentamento fisico ; perché, miei cari concittadini, non basta avere l’energia solare e del suolo con acque sottostanti se non sono presenti anche un gran numero e varietà di specie, microrganismi, piante ed animali, come suggeriva sopra l’ottimo Baccetti.

Quello che qui e con l’aiuto dell’ecologo Mayr vogliamo far capire, è che aver consapevolezza di quanto appena detto ed operare ogni sforzo perché questo meraviglioso “meccanismo” continui a funzionare risulta fondamentale per la nostra stessa sopravvivenza, senza tacere, inoltre, che alla varietà dei viventi sono collegate pur sempre attività produttive primarie, quali agricoltura, foreste, pesca, i moderni settori delle biotecnologie, del turismo ( quello scolastico, di primaria importanza…), delle attività culturali e ricreative, ecc.

A questo punto la domanda : può un museo di storia naturale essere utile alla comunità cittadina (e non…) per comprendere meglio il concetto di biodiversità, completando quel doveroso percorso culturale di cui parlava Mayr ? Avendo già fatta, seppur “in piccolo”, questa esperienza sul Parco Nazionale del Pollino, mi sento di dar risposta decisamente affermativa, specialmente nel caso in cui tale museo non presenti solamente una sistematica rassegna di specie con relative didascalie, magari “chilometriche”, ma offra soprattutto una visione d’insieme della diversità biologica e degli ecosistemi naturali, di dove, come e quando essa viva e di come funzioni, non trascurando l’effetto di “stupefazione” che disegni, diorami e grandi modelli in scala ( la nostra mantide in primis…) possono sortire nel pubblico dei visitatori, che ci aspettiamo attento, appassionato e …numeroso!

Proprio a tal scopo mi sono servito dell’amicizia e collaborazione di Filippo Girardi, artista e modellista tarantino di grande sensibilità, dalle cui miracolose mani è venuta alla luce la nostra “grande mantide”, che vorremmo accogliesse i visitatori all’ingresso del nostro Museo di Scienze Naturali e (finalmente) Ambientali della Città di Taranto.

Perché proprio la “mantis religiosa”, potreste chiedere Voi ? Ma perché lei è certo un esapode ( “insetto” non è una definizione proprio popolare…), una stupefacente creatura che emana un’aura di mistero e una personalità che difficilmente si nota tra gli invertebrati (anche le api sono straordinarie!).

E’ sin dai tempi del già citato Aristotele che ci si affanna ad offrire una spiegazione razionale al fatto, a tutti noto, che durante l’accoppiamento la femmina di mantide spesso divori il maschio, più piccolo di lei, iniziando dalla testa. Due le ipotesi : l’una alimentare, che vedrebbe in tale pulsione la necessità di nutrirsi convenientemente per deporre le uova e secernere la ooteca; l’altra, detta anche neuro-ormonale, che costringerebbe la nostra al “macabro banchetto” perché ciò contribuirebbe ad accrescere la potenza sessuale del malcapitato.

E’ noto infatti che gli insetti ( orsù, mi si permetta di chiamarli così…) non hanno un unico cervello localizzato nella testa, come i vertebrati, ma sono dotati di una serie di gangli, diffusi lungo il corpo, che possono fungere così da “cervelli locali”: uno di questi comanda l’addome in cui si concentra il riflesso sessuale, stimolo che in tal guisa verrebbe “rinvigorito” dall’asportazione del capo. Così – scrive R. Dubois – non è improbabile che la nostra, seppur in odore di santità, decida di “far perdere la testa” a quei maschietti che non mostrassero tutto lo slancio sessuale desiderabile!

Adesso che è stata realizzata ( circa mt. 2.60 di lunghezza totale, dalla sommità delle antenne ai cerci…) dalle mani esperte dell’amico Filippo, la nostra grande mantide aspetta, e sembra che preghi con le mani giunte ( pardon,le zampe anteriori…) affinché la nostra attuale Amministrazione Comunale ci dia l’OK per la sua definitiva collocazione nel tanto agognato “Museo di Scienze Naturali ed Ambientali” della nostra Città, al centro d’una sala tutta per lei.

Per lei, solo per lei, che sarà lì ad attenderci così unica, spirituale e misteriosa, oppure felina, ingannatrice ed assassina.

Cari concittadini, decidete Voi!

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