ANNO XIII  Aprile 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 26 Dicembre 2018 07:19

Le eruzioni dell'Etna come valvola di sfogo della placca africana

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Solo le Hawaii hanno una attività vulcanica superiore a quella dell’Etna. Alla vigilia di Natale, ieri l’altro si è fatto risentire. E’ anche il vulcano forse più monitorato del pianeta con 150 stazioni, che inviano informazioni in continuo all’Osservatorio etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

L’Etna è un vulcano i cui magmi (miscela di roccia fusa, mista ad acqua e gas) arrivano direttamente dall’astenosfera, la porzione di rocce fluide che si trova sotto la crosta rigida della Terra. L’Etna sorge dove la placca africana si immerge sotto la placca eurasiatica quindi, in una che si trova in piena attività geologica , che è la causa dell’elevata frequenza di terremoti. Appare evidente quindi, che la valutazione del rischio è di natura solamente probabilistica. Al massimo la previsione raggiunge una ora! L’unica grande eruzione ,la cosiddetta pliniana sembra che ci sia stata nel 122 a.C. e, altri eventi pericolosi con aperture di fenditure (bocche) laterali sotto i 1500 metri , che hanno determinato la fuoriuscita di centinaia di  milioni di metri cubi di lava. Una eruzione laterale si ha quando invece di risalire la lava dal condotto principale, si insinua nelle rocce del vulcano fino, a produrre una fessura sul lato del monte. Le eruzioni dell’Etna hanno consentito la sperimentazione di altre tecniche di monitoraggio oltre ,che aprire nuovi filoni di ricerca. Lo studio delle ceneri vulcaniche è diventata una attività di ricerca fondamentale. Ceneri che percorrono, a volte centinaia di kilometri raggiungendo i campi agricoli del messinese e anche di Calabria. Lo studio dell’aspetto e della forma delle ceneri e, soprattutto la loro variabilità forniscono importanti informazioni sull’evoluzione della eruzione.  I dati servono per i modelli, che fanno la simulazione dell’attività esplosiva durante una eruzione. In tutta la vicenda c’è un dato, che dovrebbe essere oggetto di maggiori approfondimenti ed è quello della emissione di PM 10 dopo una eruzione di tipo esplosivo. Nell’area dell’Etna si possono raggiungere facilmente livelli ,che superano i limiti  consentiti dalle norme ( valore medio massimo annuo 40 milionesimi di grammo per metro cubo di atmosfera. Valore medio  massimo annuo , Organizzazione Mondiale della Sanità 20 milionesimi di grammo  per mc ).Sono polveri ,che causano danni alla salute se inalate. La concentrazione aumenta anche, a causa di un rimescolamento nell’area di quelle distribuite sul suolo ,che se non rimosse possono essere rimesse in circolo dal traffico. Incidentalmente si osserva ,che non esiste nessuna indagine epidemiologica. La durata di una eruzione vulcanica come sanno i vulcanologi è imprevedibile. Evidente quindi , che quando ci si trova, a fare i conti con previsioni probabilistiche la soluzione migliore è la prevenzione rispetto, a possibili rischi. Previsione ,che si attua unicamente attraverso una corretta pianificazione del territorio ( PTPC e PRG) ,che dovrebbe tenere conto della storia delle eruzioni del vulcano che segna come maggiore rischio l’apertura di bocche laterali alle basse quote rendendo a rischio, in tal modo il basso versante sudorientale che da Nicolosi va fino all’area metropolitana di Catania.  Un bacino di circa 600 mila persone. L’Etna rappresenta con la sua attività una valvola di sfogo delle continue spinte presenti sui punti di incontro delle diverse placche interagenti. L’Etna si distingue , però dai vulcani circostanti perché attinge il suo magma direttamente dalla astenosfera attraverso una fessura profonda della placca africana , mentre gli altri vulcani hanno i bacini posizionati all’interno della più superficiale litosfera.  Etna come valvola di scarico del Tirreno come più ,a Nord vi è il vulcano sotterraneo del Marsili , il quale con le sue caratteristiche simile a una breve dorsale oceanica , emette energia. In verità recentemente nel mar Tirreno sono stati scoperti 7 nuovi vulcani sottomarini ,che si aggiungono agli 8 già conosciuti. Un insieme di vulcani sottomarini che formano una catena di lunghezza pari a 90 Km e larga 20. Inizia a sud di Salerno e finisce una trentina di km a est dalle coste calabre. E’ denominata “ catena del Palinuro”.

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