ANNO XIII Dicembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 06 Gennaio 2019 02:34

Il problema delle menti chiuse è che hanno sempre la bocca aperta

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Maurizio Ferraris racconta che “Ezio, generale romano, detesta il conte Bonifacio, che governa l’Africa. Allora insinua in Galla Placida, reggente per conto di Valentino II, il sospetto ce sia un traditore.

La prova provata, suggerisce Ezio, potrà ottenerla invitando i Bonifacio a Ravenna, alla corte imperiale;di sicuro si rifiuterà di andarci. Poi scrive a Bonifacio avvisandolo che Galla Placida medita di uccuderlo, e consigliandogli di rifiutarsi di andare a corte, perché non ne sarebbe uscito vivo. Galla Placida invita Bonifacio, questi rifiuta e viene considerato come un traditore. Il gioco è fatto, e dubito che Ezio, per giocarlo, abbia dovuto trovare conforto nella lettura dell’Encomio di Elena di Gorgia. Si tratta di una procedura standard tra politici abituati a vivere nel mondo reale.”[1]

Evidentemente, la tattica usata da Salvini è stata abbondantemente testata nella storia. Anche qui: si diffonde la notizia che gli immigrati invadono le nostre città e minacciano la nostra vita; sulla spinta di una paura psicotica di massa si assume la gestione del governo nazionale; si fa approvare dal Parlamento controllato una legge che scaccia gli immigrati dai centri di accoglienza; gli immigrati scacciati dai centri di accoglienza non possono che sostare nelle nostre piazze e dormire sotto i nostri ponti, nelle strade e sembra che invadano le nostre città; gli immigrati non rimpatriati minacciano la collettività con reati necessitati dalla sopravvivenza; i reati commessi giustificano le parole di Salvini e ne legittimano il ruolo e il potere. Non è soltanto uno dei meccanismi della post verità. È una produzione post (a posteriori) della realtà. E questo è il grande errore di Maurizio Ferraris. Il suo libro è molto bello. Ci accomunano gli stessi termini, la stessa concezione, gli stessi riferimenti. Bisogna certamente leggerlo. Non è obbligatorio condividerlo. Tantomeno condividerlo tutto.

La dizione da condividere di meno è proprio quella di post-verità. Si usa il termine post, quando non si sa come denominare il futuro, l’avvento del nuovo.

Post-verità non significa nulla. Più preciso, per me, è scenari di verità, cioè la scissione tra verità e realtà; la possibilità del potere, nella società della comunicazione, di imporre una verità totalmente falsa e poi costruire una realtà che ne offra una giustificazione o addirittura una prova. Anche in questo, tuttavia, non c'è niente nuovo. Il potere millenario della Chiesa docet.     

Il dramma è che dalla post verità, specie quella indotta dalla propaganda totalitaria delle tv generaliste pubbliche e private, si può facilmente uscire. Basta sottoporre le parole vuote e vacue, le verità pretese alla dura prova dei fatti storici, della nuda e cruda vita anche quotidiana. 

Dalla realtà costruita a posteriori, non si esce più. Ne sia prova il fatto che noi, dal calendario datato dalla nascita di Cristo ormai nessuno più può uscirne. Ogni volta che sostituiamo un teatro o una libreria con un centro commerciale, possiamo difficilmente tornare indietro, abbiamo costruito una realtà non più reversibile.

Per fortuna, però, per la costruzione di una realtà a posteriori, il cra cra delle ranelle politiche, come diceva Pascoli, non servono assolutamente a niente. Per quello che dice di quello che non fa, Salvini è il maggior catalizzatore della sinistra italiana. (il blog del prof Ceci) 



[1] FERRARIS Maurizio, Post-verità e altri enigmi, Il Mulino, Bologna 2017, pag. 27

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