ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 13 Marzo 2019 09:01

Propositive scuole Plastic Free già da oggi per lo sviluppo sostenibile attuale e futuro

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Come abbiamo già osservato in passato la Natura muta irreversibilmente e si “vendica” dell’umanità.

Greta Thunberg, un’adolescente svedese, dal forum di Davos, ha iniziato a mobilitare i suoi coetanei contro l’inquinamento che contribuisce ai cambiamenti climatici, ritenendo di dover incentivare ulteriormente l’attivismo dei governi in tal senso. Il prossimo 15 marzo ha invitato gli studenti di tutte le nazioni a manifestare in molte città per salvare il Pianeta. Una mobilitazione mondiale per il Global Climate Strike, preceduta da altre sullo stesso tema che si sono svolte sempre di venerdì. Forse non è una coincidenza, ma anche il Sisa, il Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente ha proclamato nello stesso giorno uno sciopero del Comparto Scuola di tutto il personale docente, dirigente e ATA, di ruolo e precario, in Italia e all’estero. Lo sciopero è stato riconosciuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica.colin gt 5

Pierluigi Colombini, Responsabile Nazionale SISA, citando le parole di Hugo Chavez “Se l’ambiente fosse una banca, sarebbe già stato salvato”, afferma che si stiano ponendo in secondo piano le problematiche legate al clima rispetto ai profitti dei gruppi delle multinazionali finanziarie. Lottare per l’ambiente consiste nel contestare le emissioni nocive, ma anche rivendicare la gratuità dei trasporti pubblici, opporsi al saccheggio neo-coloniale della natura da parte delle multinazionali. Occorre, pertanto, legiferare per ridurre la produzione di emissioni inquinanti delle imprese pubbliche e private, ridurre l’impatto ambientale degli enti pubblici, modernizzandone le strutture e riducendone la produzione di rifiuti, optare per il traffico merci su rotaia, per ridurre il più nocivo trasporto su gomma.

 

Avevamo già ritenuto alquanto ingenua la definizione dello sviluppo sostenibile del rapporto Brundtland (1987) che suppone armoniosi rapporti tra le generazioni all’insegna dell’altruismo generalizzato: il benessere delle generazioni presenti deve essere considerato complementare, piuttosto che alternativo, a quello delle generazioni future.

 

Ma “l’homo oeconomicus” è razionalmente opportunista (free rider), quindi diventa difficile immaginare che, là dove non vi sia equità intragenerazionale-orizzontale, possa essere invece postulata quella a livello intergenerazionale-verticale.

Il disinquinamento è un bene pubblico difficilmente internalizzabile nelle scelte economiche, intanto il clima sulla Terra, che da sempre ha subito dei normali cambiamenti, li subirà anche in futuro, in modo non costante nel tempo e nello spazio: le ere glaciali si sono ripetute con frequenze di alcune decine di migliaia di anni. I cambiamenti hanno ovviamente in gran parte cause naturali, quali i mutamenti della radiazione solare, le variazioni dell͛’orbita terrestre, le polveri vulcaniche e le variazioni naturali del sistema climatico in sé. Tuttavia negli ultimi decenni, come analizzato nei più recenti studi scientifici, le attività umane, industriali e agricole, sembra abbiano comportato rapide variazioni della temperatura. L’aumento della temperatura media della Terra è di 0,9°C su scala globale e di 1°C in Europa. Pertanto la comunità scientifica, parlando di cambiamento o mutamento climatico non si riferisce più ai cambiamenti naturali, ma a quelli dovuti all͛’azione dell͛’uomo su scala planetaria: cambiamento globale o global change

 

Perciò diventa rilevante l’informazione e l’educazione partendo dalle giovani generazioni, come affermato nelle Linee Guida all’Educazione ambientale per lo sviluppo sostenibile 2014.

 

L’educazione allo sviluppo sostenibile diventa oggi un obiettivo strategico non più dilazionabile. Occorrerà allontanarsi dal modello produttivo tradizionale lineare, orientandosi verso un’economia circolare che rispetti l'ambiente, una società che produca meno rifiuti creando ricchezza e benessere con il riutilizzo e la rigenerazione delle risorse. Sarà necessario un profondo cambiamento di mentalità coinvolgendo le istituzioni, le imprese e i singoli e occorrerà iniziare dalle scuole e dagli studenti, di ogni età, per innescare processi educativi e attivare modelli virtuosi di comportamento e di stili di vita. I più giovani, che sarebbe più opportuno chiamare “nativi ambientali”, devono ritenere, come prospettiva naturale, nella quotidianità dei comportamenti, il rispetto dell'ambiente in cui vivono.

L’educazione allo sviluppo sostenibile, quindi, diventa un progetto nel cui ambito promuovere le competenze necessarie per mettere in discussione i modelli esistenti, al fine di migliorarli e costruirne di nuovi, con un approccio all’ambiente fondato sulla sfera valoriale, prioritaria su quella cognitiva.

 

Nella Carta integrale 2016 si è posto l’interrogativo su come trasformare i nativi digitali in nativi ambientali, nell’ambito degli istituti scolastici, in quanto la disciplina ambientale non è parte del curricolo e non è attribuibile ad una sola disciplina, è invece brevemente contemplata solo in alcune. Sarebbe opportuno far leva sulle caratteristiche dei nativi digitali, sui loro linguaggi, sulle loro strategie cognitive e sulle loro energie per coinvolgerli in percorsi innovativi di abilità, conoscenze e consapevolezze ambientali. La risposta emersa è quella di creare una piattaforma sull’educazione ambientale e sullo sviluppo sostenibile, diversificata per target di riferimento. Gli autori, varie tipologie di soggetti, dovrebbero comunicare secondo un linguaggio adatto ai nativi digitali, quindi in modo attraente e coinvolgente dal punto di vista emozionale. Sviluppando le potenzialità dei diversi linguaggi, quali la musica, la multimedialità e anche attraverso quelli non convenzionali, come ad esempio la realtà aumentata, si otterrebbe un approfondimento a quanto già scritto nei testi.

 

In attesa di tale piattaforma e della produzione legislativa in merito, Decreto Salva mare e Direttiva per l’abolizione dei manufatti monouso in plastica, menzioniamo l’associazione Marevivo e la sua iniziativa, che consiste nel chiedere agli istituti scolastici in Italia di diventare già da ora “plastic free” per ridurre la propria impronta di carbonio.

Come nell'Istituto Comprensivo "Bersagliere Urso" di Favara, che per primo ha abolito l’impiego dei prodotti usa e getta nelle classi, nei servizi e negli uffici dei plessi scolastici, sin dai primi banchi su cui crescono generazioni di studenti, sarebbe opportuno applicare la regola delle 4 R: ​Riduci, Riutilizza, Ricicla, Recupera. Per procedere occorre “ridurre l'uso di bottiglie monouso di plastica, incentivando tra gli studenti l'utilizzo delle borracce; limitare la distribuzione di prodotti con imballaggi (merendine, snaks, succhi di frutta...); preferire l'acqua del rubinetto ai distributori di bevande in bottiglia o, in alternativa, appositi erogatori d'acqua; non usare stoviglie in plastica monouso (piatti, bicchieri, posate e cannucce) all'interno della mensa o, se non è possibile, proporre alternative alla plastica; promuovere azioni di sensibilizzazione sul problema dell'inquinamento da plastica coinvolgendo docenti, studenti e famiglie; quindi esporre nella scuola le locandine che è possibile scaricare gratuitamente dal sito”. (https://marevivo.it/news/stopsingleuseplastic-1053/campagna-81/)

​Fermo restando l’inviolabile diritto dei lavoratori allo sciopero “nell’ambito delle leggi che lo regolano” forse dovremmo interrogarci su quanti altri pionieristici istituti sono pronti a diventare Plastic Free!

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