ANNO XIII  Maggio 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 18 Marzo 2019 08:40

Come sarà il nuovo Pd di Zingaretti

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Il governatore del Lazio lancia la sua segreteria di fronte all'assemblea del partito. La sua ricetta rimane un "campo largo" del centrosinistra Un partito nuovo, con nuova struttura e nuovo statuto, per arginare la 'salvinizzazione' del Paese. Nicola Zingaretti riceve l'imprimatur dell'Assemblea sulla sua elezione a segretario e quello che lancia dal palco dell'Ergife è un appello all'unità, quasi un grido d'aiuto al popolo dem e non solo.

Apre metaforicamente la porta all'associazionismo, al volontariato, ai movimenti che hanno animato strade e piazze italiane negli ultimi mesi, contro il razzismo, contro il surriscaldamento globale e contro le politiche del governo sulla famiglia, sulle donne.

Una relazione durata un'ora e dieci minuti, dalla quale Zingaretti sembra uscire stremato, la camicia madida di sudore, la voce incrinata dalla fatica. Il ragionamento del 53enne governatore del Lazio parte dalla necessità di opporsi ad un "imbarazzante governo dei Ni'" e alla cultura delle destre che sta permeando il Paese e l'Europa e che rimette in discussione la stessa democrazia liberale "come luogo in cui la politica deve agire". Un compito che appare, oggi, con le destre saldamente al governo di molti Paesi europei e non solo, quanto mai proibitivo.

Da Tsipras a Macron

Eppure il segretario del Pd invita tutti a crederci. La sua ricetta è sempre quella del "campo largo" di centro sinistra - "da Tsipras a Macron" è lo slogan - che gli ha consentito di vincere sue volte la corsa alle regionali contro Forza Italia, Fratelli d'Italia e M5s. Passa da qui la "risposta democratica alla Lega", ma soprattutto da "un partito diverso e più inclusivo".

La nuova sede nazionale sarà il ritratto di questo partito, aperto e trasparente, ma soprattutto "riformista", parola che Zingaretti non rinnega, ma rilancia declinandola attraverso i concetti di "giustizia sociale", "uguaglianza", "compartecipazione": la lotta alla povertà, sostiene il segretario del Pd, "è la condizione per stare meglio tutti. Il riequilibrio tra chi soffre e chi vive nel lusso interessa tutti". Per questo la priorità "è il lavoro" e la riapertura del dossier delle riforme, dopo la bocciatura referendaria del pacchetto Renzi-Boschi.

Per guidare questa 'riscossa' democratica, Zingaretti sarà affiancato da Paolo Gentiloni nel ruolo di Presidente del partito, con le due vice presidenti di minoranza Anna Ascani e Deborah Serracchiani. Ma è il Partito democratico, sottolinea ancora il segretario, che dovrà darsi delle strutture: a partire da quella interna, con una revisione dello Statuto, passando per una "room data" e una "piattaforma web" per "aumentare la democrazia interna e il coinvolgimento delle persone".

Il primo banco di prova per questo nuovo Pd saranno le elezioni in Basilicata, dove il segretario andrà domani e venerdì per chiudere la campagna elettorale. Ma soprattutto le elezioni europee. Tramontata la possibilità di un listone anti sovranista, Zingaretti apre ad alleanze con la società, il mondo dell'associazionismo, i territori e anche le Ong, tenendo il manifesto di Carlo Calenda come base e motivo ispiratore della politica europea del Pd.

Infine, una risposta a Roberto Giachetti che, prendendo spunto da una frase di Zingaretti riferita al governo Conte, aveva accusato il segretario di non riconoscere quanto di buono fatto dai governi Pd: "No a caricature sugli altri che generano confusione anche involontaria. Voltiamo pagina, gli avversari non sono tra noi ma sono fuori di noi. Abbiamo bisogno di tutti e la sintesi è di avere idee chiare fondate sulla capacità di essere inclusivi, sottolinea Zingaretti: "Il giudizio su di noi e la nostra storia: avete un segretario che è anche un testimone oculare,da amministratore di quello che è stata la storia della repubblica negli ultimi anni. Non ho dubbio alcuno di essere contento e orgoglioso dell'esperienza dei governo del nostro Paese".

La minoranza è divisa

La giornata si apre all'alba, con le trattative estenuanti per i posti in direzione, l'organo di indirizzo politico del partito. Le quattro aree della nuova minoranza interna non trovano la quadra e le trattative vanno avanti fino a un minuto prima del voto. I numeri a favore del segretario sono implacabili e lasciano ben poco spazio a Maurizio Martina, Luca Lotti, Matteo Orfini e Roberto Giachetti: i votanti sono stati 1.582.083, 7 mila i seggi, 10.214 cittadini che hanno votato all'estero nei 142 seggi in tutti i continenti. Le schede bianche o nulle sono state 12.455, mentre i voti validi sono stati 1.569.628.

Per Maurizio Martina hanno votato in 345.318 persone pari al 22% del totale; per Nicola Zingaretti hanno votato 1.035.955 persone pari a 66%; per Roberto Giachetti 188.355 persone, il 12%. In virtù di questi dati, sarà composta l'assemblea nazionale con 451 donne e 549 uomini. Sono 119 i delegati per Roberto Giachetti, pari all'11,9% dell'assemblea; 228 i delegati per Maurizio Martina, pari al 22,8%; 653 delegati per Nicola Zingaretti, pari al 65,30%. Stesse proporzioni per la direzione. (agi Paolo Molinari)

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