ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 06 Aprile 2019 00:59

Perché non può esserci Washington dietro ai blackout in Venezuela

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Il Venezuela è nel pieno della peggiore crisi energetica della sua storia... da quasi 10 anni a questa parte.

L'"emergenza elettrica" nel paese sudamericano è stata decretata per la prima volta nel dicembre 2009 dal defunto presidente Hugo Chávez che all'epoca introdusse un piano di razionamento e acquisizione di infrastrutture per affrontare la siccità della diga del Guri, da cui il Paese dipende quasi interamente per il suo approvvigionamento energetico.

Dieci anni più tardi, il Venezuela è ancora alle prese con lo stesso problema e i blackout - della durata anche di una settimana - si susseguono in varie parti del Paese.

"I problemi si verificano a causa dei guasti nella centrale elettrica del Guri, sono il risultato della mancanza di manutenzione, della corruzione e della negligenza del governo che non ha pensato a costruire un sistema alternativo", dice a Euronews Natalia Martínez, ingegnere elettrico membro della rete delle università venezuelane. Il suo vero nome è un altro: usa uno pseudonimo perché teme rappresaglie.

Il governo venezuelano insiste da anni sul fatto che il sistema elettrico sia "vittima" di una "guerra elettrica" contro lo stato e, più recentemente, di attacchi informatici gestiti da Washington - nel bel mezzo di una crisi politica che minaccia il mandato dell'erede di Chávez.

Caracas, ovvero il volto più visibile del Paese nel mondo, è stata solamente lambita dalla cosiddetta "guerra elettrica" con alcuni blackout recenti. Ma è soprattutto all'interno del Paese che il piano di razionamento energetico si fa sentire di più, ormai da anni. In alcuni periodi la Corpoelec (Corporazione Elettrica Nazionale) stabilisce degli orari e dei tagli programmati al servizio elettrico in diversi stati del Paese.

Gli ultimi eventi della crisi elettrica sono considerati da alcuni una sfortunata "coincidenza" per il presidente Nicolás Maduro, che solleva dubbi sulla possibilità di un intervento straniero per destabilizzare il governo in un contesto politico delicato. Ma secondo gli esperti del Paese sudamericano, la teoria di Maduro è completamente infondata.

Possibile che ci sia dietro Washington?

Secondo Maduro, l' "attacco" al sistema elettrico Guri che ha lasciato l'intero paese al buio si sarebbe verificato in tre fasi.

La prima: una cyberattacco dall'estero con tecnologie che "solo gli Stati Uniti hanno" al cervello del sistema computerizzato di Corpoelec; la seconda: un attacco elettromagnetico, "che per mezzo di dispositivi mobili ha interrotto e invertito i processi di recupero"; infine "attraverso l'incendio delle sottostazioni elettriche".

La contro-argomentazione dell'esperta sulla fase uno

"Tutte le apparecchiature per il funzionamento del sistema elettrico sono apparecchiature di potenza che non hanno intelligenza da un punto di vista computazionale", spiega Martínez, che assicura come le apparecchiature di Corpoelec risalgano agli anni '60. La teoria di Maduro non avrebbe senso perché "sarebbe come cercare di controllare un frullatore degli anni '90 con uno smartphone, semplicemente non è possibile. C'è un protocollo, l'apparecchiatura ha un linguaggio che solo il computer del centro di controllo e la sottostazione capiscono. C'è un ordine, un inizio e una fine, e ogni modifica fa sì che il centro di controllo rifiuti il messaggio".

Sulla fase due:

Martínez spiega a Euronews che il sistema elettrico del paese funziona con una vecchia versione di SCADA: analogico, "le unità remote comunicano esclusivamente tra loro, e non ricevono alcun tipo di comunicazione esterna, non è possibile accedervi da remoto. Un attacco elettromagnetico non è possibile, le sottostazioni non sono robot malevoli che possono bruciare una linea di 400mila volt. Succederebbe al massimo il contrario: è la legge del risparmio energetico".

Sulla fase tre:

Il presidente in carica Juan Guaidó assicura che, secondo fonti vicine al Corpoelec di proprietà statale, il guasto iniziale che ha provocato il grande blackout è stato prodotto da un incendio della vegetazione: per mancanza di "manutezione preventiva", l'erba non sarebbe stata potata. ll Venezuela sta attraversando un periodo di siccità in cui gli incendi sono comuni.

I problemi sono causati da corruzione e negligenza.

Anche l'ex governatore ed ex candidato presidenziale Henrique Capriles ha risposto alle accuse di Maduro: "Che nessuno si lasci ingannare, l'unico responsabile del caos elettrico e di tutti i servizi pubblici nel nostro Venezuela è Maduro e gli incapaci, inetti, corrotti, i furfanti e i banditi che lo accompagnano. Non si stancano mai di cercare di fregare i venezuelani. Se ne vadano", ha scritto in un tweet.

Esperti lontani dall'ufficialismo chavista concordano sul fatto che molti sono i danni occulti causati dall'assenza di manutenzione. "Le attrezzature difettose non vengono sostituite e sovraccaricano quelle che funzionano. La situazione è critica, è un problema molto serio", aggiunge Martínez.

"Il fattore aggravante più osceno della crisi è che il Venezuela dispone di circa 19.000 megawatt installati, ma ad oggi ne sono disponibili solamente 2.500 megawatt. L'obiettivo del governo era quello di rubare soldi e comprare impianti, non renderli operativi", sostiene Guaidó.

D'altra parte, esperti di sicurezza informatica come il francese Loïc Guezo, della società TrendMicro, "dicono di non avere dubbi sul fatto che un attore statale potrebbe effettuare un attacco di questo tipo, e che "è uno scenario a cui si stanno preparando tutti i grandi operatori del mondo", ha detto ad AFP.

Martínez respinge completamente l'affermazione di Guezo: "è una valutazione errata da parte di esperti che ignorano le condizioni della rete elettrica venezuelana, così come l'età del suo sistema operativo SCADA. (Camille Bello - Euronews)

 

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