ANNO XIII Settembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 03 Gennaio 2017 00:00

Taranto – Bruciano i cassonetti di plastica, precarie e infiammabili infrastrutture di una città che non cambia

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Sul sito del Comune non c’è traccia di un comunicato che dica qualcosa per le decine di cassonetti bruciati. Né peraltro l’Amiu che dovrebbe esserne poi la diretta interessata.

 Anzi sul sito aziendale che viene aggiornato forse ogni mese o forse quando c'è davvero qualcosa da dire, ci sono degli spot dove si parla di una città pulita. Che non c’è. E’ proprio l’approccio che manca,  tutti coloro che parlano negli spot, a parte il primo cittadino, non sono esperti di rifiuti, un ingegnere edile, un architetto per gli interni, un dirigente comunale e cittadini, le uniche che hanno le mani nella mondezza sono due operatrici, ma parliamo sempre e solo di mondezza. L'unico presidente esperto che questa azienda ha avuto per soli 19 mesi è stato l'Ing Cangelosi che nel bilancio di sua pertinenza aveva portato l'azienda in attivo (stava risanando Sig Sindaco!) ed è dovuto andar via per incompatibilità.

Solo il web, il social forum mostra immagini, indignazione, video della Beirut tarantina con le auto che fanno gimkana tra i fuochi. Lo scrivente ne ha visto uno in diretta mentre era in auto, spento dai vigili del fuoco in Via Cugini.

Cassonetti bruciati per colpa dei teppisti o la colpa è degli stessi cassonetti di plastica che a Capodanno possono incendiarsi con un petardo? Vero che questi cassonetti sono facilmente incendiabili e per l’azienda rappresenta un costo in meno raccogliere un cumulo di rifiuti dopo la combustione invece di dover raccogliere con altro mezzo e operatore un cassonetto di metallo nero fumo da ridipingere.

Ma c’è anche un altro risparmio, il cassonetto in plastica costa il 50% in meno rispetto a quello di metallo e lo scrivente era presente nell’Amiu quando Il presidente Pucci decise di rinnovare il parco cassonetti sostituendo quelli in metallo (risalenti all'era Di Bello) con questi in plastica. Motivo, abbellire e risparmiare. La differenza di costo è notevole se si immagina il numero dei cassonetti sparsi nella città. Ma siamo ancora alla preistoria della raccolta, parliamo di raccolta rifiuti com'era negli anni 70 (anno in cui fu introdotto il cassonetto), dopo cinquant'anni questa città non è cambiata. E ci fermiamo qui, per ora. 

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