ANNO XIII Ottobre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 06 Febbraio 2017 00:00

Taranto - Il sindaco descrive un successore che dovrebbe continuare la sua opera...va beh!

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In una lunga 'intervista  uscita sul mensile locale "La voce del Popolo" il sindaco Ippazio Stefàno appare alla fine del suo mandato più che mai fuori dalla realtà. A partire dal dato di quel 51% che afferma come percentuale se dovesse ripresentarsi - cosa esclusa per legge - che in realtà risponde al gradimento, nella governance prevista dal Sole24 -  che lo tiene i fondo alla classifica - e che lui confonde con il consenso elettorale, che è tutt'altra cosa.

Del resto quella classifica tiene conto di una domanda alla quale il cittadino risponde se è d'accordo con il sindaco o meno e c'è mezza città che dice No. Altro è quello elettorale (alle ultime elezioni al primo turno la sua macchina vincente si fermò al 37% del 63% dei votanti). Poi  c'è il disagio sociale gestito con atteggiamenti border line, senza un discorso ampio, complessivo che significa disegnare il welfare comunale, e non cooperative sociali che sorgono come funghi per la gestione dell'emergenza profughi e della cui composizione sociale non si sa nulla. Strano che a dirlo - che è una città difficile - sia chi ha peggiorato la situazione della città.

Poi c'è la questione della trasparenza che vuol dire certo anche comunicazione, e non è solo, come riferisce nell'intervista, la mancanza di un ufficio stampa, ma è legato alla piena disponibilità di atti che in altre occasioni abbiamo lamentato. Poi c'è un riferimento ai 50 assessori cambiati che stride fortemente con la prima parte dell'intervista in cui, parlando del successore, fa riferimento alla necessità di un perfetto raccordo col consiglio comunale mentre a parlare è una persona che ha sempre detta l'ultima parola su tutto e non ha accettato il contraddittorio.

E che spesso ai consigli comunali non s'è neanche presentato e stando alle cronache delle opposizioni che ospitiamo in questa testata, ha rifiutato il confronto con i commercianti tarantini in difficoltà sulle scelte amministrative che appaiono privilegiare gli ipermercati. I temi della città sono certo il turismo, MarTa, il teatro, il Castello aragonese, la rigenerazione urbana del centro storico, ma anche del Borgo, il Palazzo degli Uffici, ma è anche gestione dei rifiuti che è assai simile alla gestione Di Bello (Sindaca che pure aveva creato le isole ecologiche), mentre alla fine crea due centri di raccolta (previsti da una legge del 2008) senza la raccolta di video e frigoriferi e condizionatori e altro come denunciato in un articolo scritto tempo fa.

Per il resto cassonetti colmi, le strade del Borgo che tracimano di rifiuti agli angoli delle strade. Per non parlare delle denunce dalla periferia che come un mantra arrivano da quei quartieri abbandonati e di continuo. E tutte queste questioni vanno anche confrontate col livello di micro-delinquenza che riempiono le cronache urbane e che mostrano una recrudescenza. Il sindaco non parla del processo penale che seguirà da ex sindaco settantenne e lo fa con nonchalance in quanto forse sa che per età non sarà condannabile e giungerà per tutti l'agognata prescrizione. Un Ilva la cui crisi inevitavile dovrà tenere con le antenne attive una comunità perché la perdita di posti di lavoro  - siamo di fronte a una Cassa integrazione che potrà essere anticamera del licenziamento - per non produrre contraccolpi che il prossimo sindaco dovrà gestire, dovrà sul serio richiamare risorse, progetti, riconversione industriale.

Un Piano Marshall per Taranto che metta le intelligenze diffuse al lavoro per la ricostruzione di un tessuto sociale, di un sistema produttivo, una valorizzazione delle risorse paesaggistiche e culturali. Non serve dire, e lo diciamo a quanti, in questa campagna elettorale, affermano che una volta eletti chiuderanno l'Ilva. Un sindaco non ha potere dicrezionale sulle politiche industriali, al massimo ha il potere di ordinanza che però, e lo sanno Pizzarotti a Parma, e ora  il sindaco di Chioccia del M5S eletto dai grillini per chiudere i mega depositi di Gas. Ordinanze che il Tar può rigettare subito e senz'appello.

Allora fuori di demagogia occorre che il mondo politico esca fuori da Ambiente Svenduto, si lasci dietro questa esperienza: altro che continuità Signor Sindaco! E prenda altre strade. Non si tratta di una consegna in bianco a nessuno; ma di grazia, se un comune si lascia superare da Lecce sul bando periferie, vuol dire che qualcosa non funziona nel manico o no? Che invece di pensare ai bandi inseguino patacche prese dal mare senza un preventivo riscontro con esperti la dice lunga su dove siamo caduti.  E si potrebbe continuare nel parlare di un'eredità che è meglio lasciar perdere  mentre su una cosa concordiamo: si tratta di una città difficile, che questi dieci anni hanno però reso terribile. E usiamo un eufeumismo. 

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