ANNO XIII Ottobre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 10 Marzo 2017 12:19

Taranto - La toponomastica del Borgo e non solo, fa davvero pena, turisti spaesati

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Taranto e la sua toponomastica…c’è anche chi ha scritto un libro, l’ex sindaco Guadagnolo. Ma se per le vie del Borgo e non solo, vi avventurate, dovete sempre chiedere “che via è questa?”

Allo scrivente capita assai spesso di incontrare turisti che scordano dove hanno messo l’auto, con quel dedalo di vie apparentemente tutte uguali e danno indicazioni di locali, negozi. Non ne parliamo di casi eccezionali, in un mattinata piovosa, una signora anziana si era perduta e mi chiedeva che via è questa? Se usate il navigatore intelligente, quello che vi dice il nome delle vie, apriti cielo, rischiate un incidente se aguzzate la vista per vedere se spunta un cartello.IMG 20170310 103543

Magari, in quel disordine urbanistico trovate un angolo che ha piastra del nome sul palazzo, il nome che si replica in un pannello pubblicitario ed un pannello a bandiera sul segnale stradale verticale. Mentre il 70 o forse l’80% per cento degli angoli è del tutto scoperto oppure annerito dal tempo e illeggibile.

 Non so se una parte dei soldi provenienti dalle multe, che per legge, devono essere in buona parte destinate alla sicurezza stradale è possibile destinarle alla sistemazione della toponomastica in città, magari facendo leva sulla sicurezza di chi guida e non sa dove andare o incentivare le passeggiate dei pedoni che non devono più chiedere e rappresentano essi stessi una diversa mobility urbana.

 E comunque un investimento va fatto e non per quelle opere apparentemente inutili, come la pista ciclabile nelle rotatorie dal momento che studi scientifici dimostrano che sono proprio le rotatorie per statistica i luoghi dove i ciclisti subiscono più incidenti. 

Siamo entrando in campagna elettorale, ecco una proposta che mi sento di fare: onore ai Mazzini, ai Cavallotti, ai Garibaldi, e a tutti i nostri eroi degli ultimi secoli, diamo lustro alla città, riempiamo di targhe le vie, risolviamo un problema di vivibilità urbana.

Non si può parlare di storia nostra se alzando lo sguardo si vede quel cartello scuro e arrugginito dal tempo facendo restare la bellezza della nostra toponomastica solo dentro un libro o nei nostri ricordi, mentre il turista continua a chiederci: “…e allora? Che via è questa?”

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