ANNO XIII  Giugno 2019.  Direttore Umberto Calabrese

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Venerdì, 24 Marzo 2017 05:09

Grande partecipazione alle celebrazioni per i tre anni di Arcigay Taranto

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Presenti quattro candidati sindaco: Piazza Maria Immacolata è incubatrice del pensiero socio-politico

Nell’ambito della campagna socio-sanitaria di prevenzione e contrasto a fenomeni di omo-bi-transfobia, violenza di genere, xenofobia, cyber bullismo, ITS (infezioni trasmissibili sessualmente), stigma persone HIV+ (sieropositive) e, più in generale, stigma persone ITS+, il Comitato Territoriale Arcigay Taranto, mercoledì 22 marzo, in occasione del terzo anniversario della fondazione, ha organizzato in Piazza Maria Immacolata una nuova tappa de Il Villaggio delle Differenze.

Emblematico il titolo “Tre anni con Arcigay Taranto. Conosciamoci e conosciamo il Movimento LGBTIQ*: dalla L di libertà all’asterisco del NOI”, per una giornata di promozione, sensibilizzazione, informazione e approfondimento sulle tematiche LGBTIQ* (acronimo di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali, queer; l’asterisco indica l’inclusione a tutte le pluralità non elencate), sulla storia del movimento e sui linguaggi inclusivi, che coinvolge studenti e studentesse, insegnanti, famiglie e quant* vogliano confrontarsi, esplorando la cultura delle differenze, l’educazione all’affettività e alla sessualità, decostruendo gli stereotipi, anche mediante edugames (attività formative in cui si apprende divertendosi ed empatizzando), proiezioni, simulate e dibattiti.

L’appuntamento in Piazza Maria Immacolata (già piazza Giordano Bruno) ha previsto un matinèe, dalle ore 11.00 alle ore 13.30, e una soirèe, dalle ore 18.00 alle ore 21.30.

La giornata en plein air ha visto la partecipazione dei/delle nuov* component* del Direttivo – tutt* approcciat*si ad Arcigay sui banchi di scuola, tra il 2014 e il 2016, e già attivist* del Gruppo Giovani – che si aggiungono agli storici fondatori e sostituiscono alcuni consiglieri. Si tratta di Nicola Barnabà, Simona Canu, Sharon Cusimano, Raffaella De Pace, Francesco Giungato, Davide Lanzillotta.

Quattro candidati sindaco, accogliendo l’invito pubblico rivolto da Arcigay Taranto alla cittadinanza tutta, hanno preso parte alle attività tardo pomeridiane e serali: Massimo Brandimarte, Floriana De Gennaro, Vincenzo Fornaro, Riccardo Pagano.

Per tutta la durata della manifestazione, al popolare banchetto arcobaleno de “Il Villaggio delle Differenze”, a pochi metri dalla fontana con i delfini, è stato possibile, inoltre, interloquire con volontari e volontarie, tesserarsi e lasciare su carta una riflessione, una suggestione, una traccia: un’ulteriore occasione, per i più timidi, per godere del dono della condivisione.

Numerose le realtà che hanno aderito alla giornata. Tra queste: ABFO, ActionAid, Agedo Bari, Agedo Lecce, Arcigay Basilicata, CAV Rompiamo il Silenzio – Associazione Sud Est Donne, CAV Sostegno Donna – Associazione Alzaia, Centro Interculturale Nelson Mandela – Associazione Salam, Genitori Tarantini, Giustizia per Taranto – Gruppo Democrazia di Genere, Hermes Academy Onlus, Libri Erranti, MoviMenti APS, Movimento Trasversale NonPerdono.

Gli attivisti e le attiviste del Comitato Territoriale Arcigay Taranto hanno scelto di celebrare la ricorrenza sull’isola pedonale, poiché sin dagli albori, grazie alla grande collaborazione di Polizia Municipale e Digos, è stato il set prediletto delle iniziative che rivolge alla cittadinanza tutta.

La manifestazione gode Patrocinio Morale del Comune di Taranto e dell’Ufficio Provinciale della Consigliera di Parità, ma non usufruisce di fondi pubblici, né di contributi di privati, fonda le proprie radici su puro spirito filantropico e opera di volontariato dei suoi aderenti.

Gli organizzatori ringraziano il CSV Taranto per la sempre sensibile e puntuale collaborazione e la FLC CGIL, che ha finanziato in parte la formazione di cui uno degli attivisti del Comitato Territoriale potrà godere tra Argentina e Brasile nel mese di Aprile.

Cosa è avvenuto il 22 marzo: laboratorio di socio-politica sull’isola pedonale

Una cassa, un gelato, un mixer, un pc, un videoproiettore, dieci sedute in cartone: tanto basta e avanza per supportare un laboratorio di socio-politica sull’isola pedonale, pertanto ancora più palesemente aperto a tutti e a tutte.

D’ora in poi viene usato il presente indicativo, per sottolineare la valenza della permanenza di tale azione condivisa e facilitare uno scambio di buone pratiche.

In mattinata, i volontari e le volontarie propongono “Il Gioco dell’Ascolto”, una versione riveduta e corretta del gioco del silenzio molto in voga tra i più piccoli anni fa e prendono nota delle istanze dei cittadini e delle cittadine.

 

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Nel pomeriggio, l’attività “Il cerchio degli stereotipi” diverte e muove le coscienze di Stefano, Antonio, Caterina e Federico (una coppia formata da due sedicenni, la prima lesbica e il secondo transessuale FtM), Federico e Gianluigi (studenti della scuola media Bettolo, dodicenni entrambi), Massimo, Roberto, Riccardo, Vincenzo, Michela, Emanuele, Rossella, Giuseppe e di tant* altr* partecipanti.

Di rilievo le suggestioni di Massimo (Brandimarte), in merito a corporeità, transgenderismo e inclusività: “Devi curare lo spazio che madre natura ti ha regalato. L’ha dentro ci devi stare tu, non ci devono essere forzature da parte del sistema. […] Non si perdono punti patenti se frequenti una persona diversa da te; perdi punti patente se frequenti dei ladri, delle persone corrotte, sleali, cattive. […] Tu vuoi essere rispettato? Devi incominciare a rispettare gli altri. Non è un valore che si impara a scuola, è un valore che ti porti appresso dalla nascita. Si nasce inclini verso il rispetto degli altri, della libertà, del rispetto degli altri. Non ce l’hai? È compito della società migliore, degli educatori, dei formatori inculcare questi valori. Ciascuno può tendere a migliore se stesso. Il successo di una persona non sta in quello che realizza dal punto A al punto Z, ma sta nello scarto differenziale tra la tua base di partenza e lo sforzo che hai compiuto per il miglioramento, anche se minimo. Il rispetto è fondamentale e qui nel meridione d’Europa ancora non lo abbiamo acquisito. Basta spostarsi di qualche parallelo. Passi da gigante li ha fatti non la chiesa, perché la chiesa non cammina in blocco, ma Papa Francesco, secondo me combattuto all’interno del sinodo. L’organizzazione mondiale della sanità ha da tempo definito l’omosessualità una variante naturale del comportamento umano: sgomberiamo il campo dai pregiudizi!”

Alle 19.00 viene proposta la proiezione della testimonianza di Sylvia Rivera, attivistastatunitense e transgender, divenuta un’icona delmovimento LGBTIin seguito aimoti di Stonewalldel1969. Condivisibile il commento di Antonio Lenti, in rappresentanza del Movimento Studentesco: “Non conoscevo questo episodio. Tutte le storie di liberazione mi piacciono sempre. Popoli oppressi, gruppi e minoranze oppresse… io ci vado a braccetto. […] Non chinare la testa, mo’ basta! A Taranto ci sono tanti tabù e miti da sfatare, mi ci riconosco nel gesto compiuto.”

Fanno seguito i saluti (in video) di Audrey, ex dragqueen, cantautore e attivista; Giancarla Saracino, presidente di Agedo Lecce; Angela Lacitignola, presidente dell’Associazione Sud Est Donna, e delle operatrici del CAV Rompiamo il Silenzio. Queste ultime parlano di resistenza, con un richiamo ai partigiani. E con l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) Pignatelli e il comitato da egli presieduto tante battaglie condivide. Quest’assist dà modo a Luigi di introdurre i candidati sindaci presenti: “[…] anime che hanno scelto di mettersi in gioco per offrire a Taranto un futuro diverso. A loro va il mio invito a fare un saluto e una dichiarazione di intenti in questa piazza che noi abitiamo ogni sabato e ogni volta che sentiamo la necessità di condivisione e confronto.” Volutamente, Pignatelli chiama loro per nome, non usa titoli, né cita le mille e più esperienze di militanza e impegno socio-culturale condivise con alcuni di loro, per evitare di sembrare di parte.

Il primo ad intervenire è Vincenzo Fornaro: “Sono felice di essere tuo ospite, così come è capitato tante altre volte, oggi in occasione di un compleanno. Chiaro che mi fa un enorme piacere. Sono stato contento. Il tuo modo di lottare l’hai legato molto alla cultura e ad eventi culturali, quindi nel corso di questi anni la tua lotta è stata anche contraddistinta dal modo in cui l’hai condotta. Ovviamente il mio augurio, il mio auspicio per Taranto è di avere una città libera, libera da ogni forma di pregiudizio, una città dove siano riconosciuti i diritti di tutti, a partire non solamente dalla questione ambientale, che è la questione di cui ci siamo occupati da più tempo di cui qualcuno ci ha definito paladini. Siano riconosciuti i diritti per tutti coloro che la abitano!”

Pignatelli riprende: “Non dobbiamo essere avidi di pensiero e non dobbiamo avere paura di comunicare il nostro consenso, con un battito di mani, o un dissenso, chiedendo la parola. Noi a Taranto stiamo rischiando di abbandonare il linguaggio più chiaro e sincero, che è quello del corpo. Abbiamo aperto la terza parte di questa conversazione pubblica con la testimonianza di Sylvia Rivera, che ci ha insegnato quanto il corpo possa essere uno strumento politico, o biopolitico, per dirla come Michel Foucault. La politica è essenziale, fondamentale. Noi facciamo politica con Arcigay, noi facciamo politica con le associazioni ambientaliste, noi facciamo politica semplicemente scegliendo di restare a Taranto.”

Massimo Brandimarte viene invitato a portare la propria testimonianza a riguardo: “Mi ricollego a quanto detto dall’amico che mi ha preceduto, Vincenzo, che ho conosciuto stasera grazie a questa utilissima iniziativa di piazza. Ha parlato di ambiente. Ambiente credo che voglia dire rispetto verso tutto e verso tutti, verso la natura, verso il creato e, in modo particolare, verso gli uomini e le donne. Bellissimo il video che Luigi ci ha proposto. Quella volta lì la polizia se l’è vista proprio male. Era il periodo della rivoluzione giovanile. La discriminazione, l’odio per la diversità è sempre strettamente collegato alla corruzione etica e venale, alla corruzione monetaria, alla depravazione. Quelli che accusano gli altri di essere diversi sono più diversi essi stessi. Mi vengono in mente il libro Salon Kitty e l’omonimo film: raccontano le depravazione di certi integralisti. La discriminazione è, poi, collegata ad un odio, un odio congenito che naturalmente racchiude anche il virus della diversità. C’è qualcuno che con questo virus c’ha giocato pesante e c’ha lasciato circa 6 milioni di morti. Il virus va stroncato immediatamente in qualsiasi settore, in qualsiasi ambito si vada ad annidare, perché, se non lo combattiamo, quello cresce. E ricordo Alfred Dreyfus. Ricominciamo un’altra volta con l’antisemitismo, dappertutto. Io vorrei un mondo, una società in cui tutti accettano tutti, perché il primo a voler essere accettato sono io e quindi devo accettare prima di tutto gli altri. E concludo con un ricordo, un episodio che è accaduto due anni fa. Mi trovavo ad Amsterdam e in un albergo di lusso, non perché sia una persona facoltosa, ma perché c’era una promozione e a quattro soldi riuscii ad avere una camera. Ero in uno degli alberghi più belli del centro di Amsterdam, era estate. Ad un certo punto, nel pomeriggio, incominciò a partire una sfilata da quell’albergo, non riuscivo a capire di cosa si trattasse. Era una sfilata. Era una sfilata di drag queen, che partiva da un albergo di lusso e attraversava tutto il centro storico di Amsterdam e tutti gli olandesi erano sistemati ai lati della strada e applaudivano e ballavano insieme con questa gente. C’era un clima di partecipazione e di accettazione incredibile. Più solidarietà di questa io penso non ci pensa essere.”

Pignatelli riflette:“Massimo, nel tuo intervento, ripetevi come un mantra la parola diversità. Questa parola si carica di potenza quando con essa manifestiamo quanto sia bello essere davvero unici ed uniche, irripetibili. Uno dei nostri obiettivi è diffondere la cultura delle differenze. Ma al di là di questa specificità, la cultura è la parola d’ordine, la cultura potrebbe rappresentare il volano per la nostra città martoriata, la rivoluzione vera e profonda. Passo la parola a Riccardo Pagano.”

Il microfono passa a Riccardo Pagano: “Ti ringrazio Luigi. È meritorio quello che fai, io ti seguo anche sui social  e mi rendo conto che è molto difficile poter far passare, non dico a Taranto ma in genere, la cultura delle diversità e della differenze. Ebbene noi, purtroppo – parlo della mia generazione, di chi ha fatto il ‘68 e il ’69 – abbiamo creduto molto nelle lotte per l’uguaglianza, ci siamo battuti per questo, abbiamo vissuto per questo. Però, devo dirti la verità, il mondo che noi stiamo vivendo oggi, che stiamo consegnando ai giovani, con i quali io lavoro, questo mondo è molto più selettivo, molto più cattivo rispetto a quello che avevamo immaginato e sognato. Evidentemente qualcosa non è andato per il verso giusto; ci sono stati processi mondiali che hanno determinato tutto questo. Siamo ancora  immersi da questa benedetta crisi, dalla quale non riusciamo ad uscire. Ma la cosa che è più preoccupante è quello che abbiamo visto, le parole che abbiamo sentito nel video. Ce ne sono due in particolare: inclusione ed esclusione. Ma ce ne sono anche altre due: uguaglianza e disuguaglianza. Un filosofo che è morto qualche tempo fa, Norberto Bobbio, fa la differenza tra destra e sinistra e oggi sembra che sia tutto tramontato, che non esistano più le differenze. In certi casi le differenze ci devono essere, perché in un mondo omologato non sappiamo neanche dove dobbiamo andare a parare. Ebbene, dice Bobbio, proprio perché il mondo è andata avanti in questa maniera, oggi la battaglia si gioca sui diritti di uguaglianza, sui diritti di opportunità. Ed è questo che non stiamo dando: diritti ed opportunità per tutti. Se tu prendi ad esempio il mondo della scuola, la scuola oggi non è più un ascensore sociale, non consente al figlio di nessuno di accedere ai gradi più alti dell’istruzione. E addirittura, poi, se un ragazzo si laurea, ha molta difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, perché non ha le spalle coperte, come si dice. Questo significa che stiamo riproponendo un mondo fatto di caste. Questo non va bene, questo genera l’esclusione, genera non le diversità positive, ma le diversità negative tra chi ha diritti e chi non ha diritti. E, guarda, noi nella scuola, ad esempio, abbiamo fatto molte attività di formazione con i docenti; come università siamo chiamati a fare formazione. E far passare il concetto di inclusione è molto difficile. Anche se le scuole sono molto preparate da un punto di vista culturale, non lo sono sul fatto delle azioni, non sono capaci di mettere in atto azioni di inclusione, di vera inclusione. E, allora, nascono immediatamente i pregiudizi, “tu sei così e devi essere messo da parte, tu sei così e devi andare dall’altra parte”. E questo non va bene, in questo mondo io non mi riconosco. Se vogliamo, poi, calare il discorso sulla nostra realtà tarantina, basta guardare com’è disegnata la nostra città sul piano urbanistico e ti rendi immediatamente conto che le esclusione le abbiamo volute noi. E le vogliamo continuare, le vogliamo perpetuare. Perché, quando nei quartieri periferici non ci sono luoghi di aggregazione, non ci sono possibilità per i giovani di potersi incontrare, mi dici se quella non è vera esclusione? Come la fai l’integrazione in questa maniera? Ecco perché i problemi sono veramente tanti e tu, Luigi, fai benissimo a batterti per questi principi. Ovviamente occorre la politica in questo, non la politica becera, la politica dell’inciucio; ci vuole la politica come onestà intellettuale, perché Taranto, secondo me, ha bisogno di questo, di principi di inclusione nella città, di momenti di confronto nella città. Io al momento attuale non ne vedo, vedo scontri continui in città. Gli ultimi episodi sono terribili; leggiamoli da tutti i punti di vista immaginabili, sono terribili. Ci fanno capire che Taranto sta su una polveriera. Se qualcuno non lo vuol capire e vuole giocare su altro, poi se ne assuma le responsabilità.”

Pignatelli trae le somme: “Vincenzo Fornaro ha incarnato su di sé il sacrificio che il tarantino medio si ritrova ad affrontare, ma ha anche dato spazio nel proprio corpo e nella propria famiglia ad un valore aggiunto, che è quello della rinascita, della rivoluzione interiore ed esteriore, mediante un esperimento, una scommessa, un salto nel buio, ovvero la riconversione in senso vero e proprio, in senso concreto, di uno spazio che fino a qualche tempo fa ospitava un allevamento e ora è diventato uno dei primi e più importanti esempi nel tarantino di coltivazione della canapa, una canapa che torna ad essere utilizzata in mille e più modi, anche nell’edilizia, nell’alimentazione, nella sartoria, etc.

Massimo Brandimarte è un esperto in campo giuridico, un professionista che ha dimostrato quanto Taranto sappia farsi riconoscere anche nel bene, al di là del territorio provinciale e regionale, perché può rappresentare un esempio di trasparenza e di giustizia e può raggiungere una piccola grande popolarità svolgendo onestamente il proprio lavoro.

Riccardo Pagano è colui il quale ha strenuamente difeso l’università a Taranto, di Taranto e per Taranto, permettendo a tanti e tante giovani di restare qui. Purtroppo ad uno dei più importanti indirizzi, scienze dei beni culturali, da tempo non è più possibile iscriversi; sopravvive solo il terzo anno e tra qualche mese non resterà traccia neppure più di quello. Ma conosciamo la valenza della struttura nel cuore del centro storico, che a quel centro storico ha restituito dignità, a tante associazioni offre un utero entro il quale incubare cultura e infinite possibilità di rinascita e crescita. Così come lo offrono le piazze. Questa che stiamo abitando oggi e che ogni sabato abitiamo con Il Villaggio delle Differenze, può diventare un punto nevralgico, una nuova agorà in cui cittadini e cittadine possano dialogare tra di loro e con gli amministratori. A questa piazza Arcigay Taranto donerà una panchina rainbow. Nel mese di aprile, muterà la formula del sabato sera in piazza, così come ha goduto di una trasformazione il direttivo della nostra associazione. Tra le nuove energie in campo, voglio nominare Raffaella De Pace, diplomatasi nel 2016 all’I.I.S.S. Liside di Taranto, testimonianza vivente di quanto operato da Arcigay Taranto dal marzo 2014, quando ha iniziato ad incontrare i/le più giovani, a sensibilizzarli/e  e a formarli/e nelle scuole, così come nelle piazze, per le strade. E le strade di Taranto, il 2 luglio scorso, sono state attraversate dal corteo del pride regionale. Tantissime famiglie hanno accolto il Puglia Pride con gioia e con la consapevolezza che i diritti non sono in concorrenza o contraddizione tra di loro.”

Segue la proiezione di un video che racconta l’ultima edizione del Puglia Pride e si dà appuntamento alla nuova edizione, prevista a Bari il 1° luglio p.v.

Interviene Stefano Loizzi, in rappresentanza degli studenti e delle studentesse delle scuole di Taranto e provincia: “Voglio ringraziare Luigi e tutte le persone che mi hanno permesso di iniziare ad affrontare questo percorso. Se non fosse stato per loro, non sarei mai arrivato a capire tante cose e ad impegnarmi per aiutare gli altri così come fanno loro da tanti anni.”

L’attivista Cinzia Mancini dà testimonianza del percorso di DemDiGen e di Non Una Di Meno Taranto: “Democrazia di Genere, di cui anche Luigi fa parte, è nata all’interno di TuttaMiaLaCittà, perché bisogna agire la democrazia anche dal punto di vista delle differenze. Non si può continuare a credere che il modello culturale maschile che ha dominato per secoli, se non per millenni, la nostra cultura, permeando di sé tanti aspetti della vita sociale, affettiva, di relazione, economica etc, sia l’unico valido per tutti e per tutte. Tutt* abbiamo i nostri orientamenti e le nostre idee e ci piace confrontarci. […] Bellissima la giornata dell’8 marzo, organizzata da Non Una Di Meno Taranto! Da oltre vent’anni non si vedeva un corteo di donne che si caratterizzava contro la violenza maschile sulle donne da parte degli uomini, che è un fatto che bisogna combattere sul piano culturale. Quello che fa Luigi, assieme ai volontari e alle volontarie di Arcigay, è importantissimo, perché bisogna cambiare la testa delle persone, combattere i pregiudizi, quella mentalità chiusa e gretta nella quale siamo immersi e della quale non ci accorgiamo, perché, se sin dalla nascita vieni indotto ad assumere determinati atteggiamenti, pensi che sia un ordine naturale delle cose.”

Viene proiettato il video scritto e diretto da Daniele Gattano e realizzato dall’Associazione Culturale Nahìa in collaborazione con il Gruppo Jump del Cassero di Bologna. Il protagonista Giuseppe Varchetta è disabile, strabico e gay.

Dopo i saluti (in video) di Gabriele Piazzoni (segretario nazionale Arcigay), di Nadia Girardi (presidente di Arcigay Bologna), degli attivisti e della attiviste di Action Aid, dell’artista transessuale Eleonora Magnifico, di Martina Manca (regista romana e responsabile di Hermes Academy Roma), del Movimento Artistico NonPerdono, di Lorella Ronconi (attivista diversamente abile toscana), di Tiziana Visconti (presidente dell’Associazione MoviMenti) e di Annamaria Zito (responsabile del progetto Libri Erranti), le conclusioni sono affidate a Francis Allenby, pittore, blogger, attivista che per tutta la seconda parte della giornata ha documentato quanto avveniva in piazza con opere grafiche, poi donate al Comitato Territoriale: “[…] Molti argomenti sono stati trattati, molte le istante che sono state presentate inquinamento, disabilità, uguaglianza e tanto altro. Si deve parlare di queste cose, altrimenti finisce che ce ne dimentichiamo.”

La giornata si è conclusa con la proiezione dello spot della Diesel, legato alla campagna “Make love not walls”, lanciata lo scorso 14 febbraio, in occasione di San Valentino.

Campagna di sensibilizzazione al voto consapevole

Come già più volte precisato, nell’ambito della campagna elettorale per le amministrative, Hermes Academy Onlus ed Arcigay Taranto non appoggiano alcun candidato. Nostro dovere è studiare il programma politico di ciascuno di essi e sensibilizzare associati, simpatizzanti e la cittadinanza tutta al voto consapevole, come fatto per le Europee nel 2014 e le Regionali nel 2015. Ad onor del vero, non si fa mistero del fatto che più della metà dei candidati sindaco (ufficializzati e non) hanno proposto al presidente Luigi Pignatelli di candidarsi come consigliere, ciascun* nella propria lista.

Di Brandimarte, Fornaro e Pagano abbiamo lungamente parlato, riportando interamente le riflessioni condivise nell’ambito della giornata dedicata alle celebrazioni per il terzo anniversario della fondazione di Arcigay Taranto.

Anche la candidata sindaca Floriana De Gennaro ha preso parte alla manifestazione, ma per sua scelta, ha preferito non prendere la parola.

A luci e microfoni spenti, si è avvicinata a Pignatelli, al quale aveva precedentemente chiesto un incontro. “Non sono un politico di razza. Le ragioni che hanno portato me a restare a Taranto, sono diverse dalle tue, ma amiamo questa città allo stesso modo. Abbiamo iniziato questo percorso due mesi fa. […] La lista è trasversale, non conta la provenienza, contano gli obiettivi. Voglio incontrare i cittadini e le cittadine perché ciò di cui hanno bisogno.”

Alla luce del percorso condiviso negli anni precedenti con Fornaro e Pagano e della pacifica conversazione arricchente avuta con Brandimarte e De Gennaro, il Comitato Territoriale Arcigay Taranto sottolinea, laddove ce ne fosse ancora bisogno, la grande sensibilità dei citati alle tematiche LGBTQI, alle questioni di genere e alle necessità di tutte le minoranze e degli ultimi, in special modo degli abitanti dei quartieri disagiati. Fornaro, Pagano, Brandimarte e De Gennaro sigillano l’impegno ad ascoltare le rivendicazione della comunità che Arcigay rappresenta e nulla osta l’approvazione del nostro Comitato Territoriale ai quattro.

La storia di Arcigay Taranto

Nata come compagnia teatrale nel 2005, la Hermes Academy Onlus, da sempre impegnata in azioni di prevenzione e contrasto a infezioni trasmissibili sessualmente, fenomeni di omo-bi-transfobia, violenza di genere, xenofobia, bullismo, stigma persone HIV positive e ogni forma di discriminazione e ingiustizia sociale, inizia ad offrire corsi di arti sceniche, visive e letterarie nel 2007 e, un anno più tardi, gratuita consulenza legale, psicologica e arte terapeutica a donne vittime di violenza, persone LGBTIQ, migranti, anzian*.

Nel gennaio 2013, Cosimo Martucci, fondatore, negli anni ’70, del primo collettivo omosessuale tarantino, nonché fautore della prima cellula tarantina Arcigay negli anni ’90, prende parte ad un incontro socioculturale organizzato da Luigi Pignatelli presso Il Salotto delle Muse in via Monfalcone, gli stringe la mano per presentarsi, dichiara “Un bellissimo momento di confronto e cultura. Finalmente! Questa è la nuova Arcigay! Grazie per quello che fate!” e sprona l’attore e scrittore a fondare un comitato promotore. A Pignatelli, che si era affacciato in Arcigay un’unica volta nel 2011, ospite di un incontro letterario presso il CIG in Via Bezzecca, occorrono alcuni mesi per meditare. A luglio, però, viene contattato dal presidente nazionale Arcigay Flavio Romani, a seguito di una aggressione in pieno centro di cui è protagonista. Nasce un sincero rapporto di stima, che spinge Pignatelli, i volontari e le volontarie della Onlus che presiede a creare una cellula Arcigay nella propria città. L’allora responsabile nazionale dei rapporti con i comitati suggerisce di non fondare una realtà ex novo, bensì di entrare nella rete Arcigay con la Hermes Academy, che ha al suo attivo anni di esperienza sul campo e la stima del territorio.

Il 22 marzo 2014 il Consiglio Nazionale accoglie la domanda di affiliazione dell’Associazione Culturale Hermes Academy Onlus, la quale nei successivi due anni e mezzo ricopre, pertanto, il ruolo di braccio operativo di Arcigay nella provincia ionica; terra la cui pretesa del riscatto su più fronti insegna che i diritti non sono in concorrenza tra loro; terra che, il 2 luglio 2016, ospita il Puglia Pride. Un buon lavoro di squadra, con numerose associazioni LGBTIQ e non, genera un ottimo risultato: circa 3 mila persone accorrono dall’intera regione, dalla Campania, dalla Basilicata, dal Lazio e i tarantini (soprattutto i non LGBTIQ) dimostrano, partecipando attivamente alla parata, di essere altamente accoglienti, inclusivi e consapevoli dei processi di crescita che solo le differenze sanno mettere in moto.

La Hermes Academy Onlus, conquistata la piena titolarità di Comitato Territoriale, investe sempre meno energie (a torto o a ragione) nelle attività meramente artistiche; intesse relazioni con numerosissime associazioni locali, nazionali e internazionale e con le realtà istituzionali (Comuni, Provincia, Regione); organizza attività quotidiane di varia natura (sociali, sanitarie, culturali, di formazione e sensibilizzazione), in collaborazione con il Comune, la Provincia, la Regione, la Asl, numerosissime scuole (di ogni ordine e grado) dell’intera provincia ionica, enti di formazione, università, comunità di recupero, case circondariali, centri di prima accoglienza, SPRAR.

“A tre anni dalla fondazione, la cellula locale della maggiore associazione LGBTI italiana si rinnova e sceglie di condividere la metamorfosi con quanti e quante vogliano offrire il proprio contributo di idee e di creatività.” Con questo invito alla partecipazione attiva rivolto all’intera collettività, lo scorso ottobre il Comitato Territoriale di Taranto indice un concorso finalizzato alla realizzazione del nuovo logo e della nuova campagna di comunicazione, che debutta in occasione del terzo anniversario della sua nascita.

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