ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 06 Aprile 2017 00:00

Il riconoscimento del Padre nel Figlio

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In quei giorni, il re Nabucodònosor disse: "È vero, Sadràch, Mesàch e Abdènego, che voi non servite i miei dei e non adorate la statua d'oro che io ho fatto innalzare?


Ora, se voi sarete pronti, quando udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpicordo, del salterio, della zampogna e d'ogni specie di strumenti musicali, a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatta, bene; altrimenti in quel medesimo istante sarete gettati in mezzo ad una fornace dal fuoco ardente. Qual Dio vi potrà liberare dalla mia mano?". 
Ma Sadràch, Mesàch e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: "Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; 
sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o re. 
Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dei e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto". 
Allora Nabucodònosor, acceso d'ira e con aspetto minaccioso contro Sadràch, Mesàch e Abdènego, ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. 
Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadràch, Mesàch e Abdènego e gettarli nella fornace con il fuoco acceso. 
Allora il re Nabucodònosor rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi ministri: "Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?". "Certo, o re", risposero. 
Egli soggiunse: "Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell'aspetto a un figlio di dei". 
Nabucodònosor prese a dire: "Benedetto il Dio di Sadràch, Mesàch e Abdènego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in lui; hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per non servire e per non adorare alcun altro dio che il loro Dio. 



Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 8,31-42. 
In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; 
conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 
Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». 
Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 
Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; 
se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 
So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. 
Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!». 
Gli risposero: «Il nostro padre è Abramo». Rispose Gesù: «Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! 
Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto. 
Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!». 
Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato

Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; 

se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 
So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. 

Lo schiavo è il captivo di qualcuno, un prigioniero incapace di liberarsi.

Il libero può attraversare il fuoco, come Daniele zum.:

dan3; dan2; dan4; dan6

   to be(come) clear, pure; to launder, bleach[1].

 i

n., cry of pain (Akk., naqu(m) I, ‘to cry (out), wail’; derived from er2, ir2, ‘tears; complaint’ ? [opportuno!]; cf., i-dutu; i-lu) [I archaic frequency].

 v., to capture, defeat, overcome (cf., e3; i (Akk., kamu(m) II, ‘to bind’) [2].

 

el

pari a il = Dio.

el [SIKIL]-lu(2)

 (cf., e-el-lu)[3].

e-el [SIKIL]-lu

an interjection of unknown meaning; a (pure) sound; melody (Akkadian ellu, ‘clear, pure’)[4].

Dan-i-el diventa puro nel fuoco di Dio.

Il vizio è lat. uitiu, un circolo di vita, ti zumero, che permane in iti, mese, dentro u…u, tutto.

ti

  side, edge; rib; chest, torso; arrow (cf., te, gisti, di3, dih, and til3 [ vita nds] [TI archaic frequency][5].

 

itud, itid, itu, iti, id8; it4, id4

  moon; month; moonlight (i3-, ‘impersonal verbal conjugation prefix’, + tud, ‘to give birth, to be born, reborn’) [6].

iti6 [UD.dNANNA]

moonlight[7].

itima, itim, idi; itima2

  cella, chapel; the dark room holding the temple deity’s cult statue; Holy of Holies [8].

U.SAG

  (cf., sagsu; sagtusx –nonché: sag-us, uno-fine nds-)[9].

U.U

(cf., mana, man)[10].

U.U.U.

 (cf., es –vita.morte nds-)[11].

 u

  ten (cf.: ha3).

  Emesal dialect for lugal and en, ‘lord, master; lady; king [12]’.

Il Figlio resta sempre nella casa di Dio. Se resta con noi nella tentazione ci libera dal male per la casa di Dio.


[1] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 40.

[2] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 116.

[3] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 60.

[4]John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 53.

[5] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 275.

[6] John Alan Halloran, Sumerian Lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 130.

[7] John Alan Halloran, Sumerian Lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 130.

[8] John Alan Halloran, Sumerian Lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 130.

[9] John Alan Halloran, Sumerian Lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 283.

[10] John Alan Halloran, Sumerian Lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 283.

[11] John Alan Halloran, Sumerian Lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 283.

[12] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 283.

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