ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 27 Maggio 2017 05:20

G7, un summit a Taormina con gli echi delle stragi di Manchester e Alessandria d'Egitto

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L’ultimo, in ordine di tempo, è la mattanza di cristiani in Egitto, poi pesa sul summit la strage degli innocenti a Manchester che fa tornare presto via Teresa May.

Un summit G7 nato con le peggiori premesse ottiene un primo importante risultato: l'impegno dei Sette Grandi a continuare con maggiore determinazione nella lotta al terrorismo, premendo sui colossi di internet perché evitino la diffusione in rete di materiale di propaganda jihadista. Su temi quali il commercio e la lotta al cambiamento climatico si rischia però di giungere a un nulla di fatto a causa delle divergenze tra il neo presidente Usa, Donald Trump, e i suoi partner.

Una vittoria italiana

Una vittoria per la Presidenza italiana, innanzitutto, dato che il rischio di chiudere la due giorni di Taormina con un documento annacquato e senza reali impegni dei paesi che si sono seduti attorno al tavolo erano concreti. Il primo ostacolo che si è trovato ad affrontare Paolo Gentiloni è la fase di transizione che attraversano diversi Paesi amici, dagli Stati Uniti alla Francia, passando per la Gran Bretagna in piena Brexit e la Germania che si appresta al voto. Il cambio di testimone alla Casa Bianca, ad esempio, ha di fatto portato a uno stallo sul clima. Già ieri la delegazione italiana aveva dovuto registrare come il confronto, anche a livello di sherpa, si fosse arenato. E non sembra una scelta casuale quella di Gentiloni di sedere proprio tra i due nuovi arrivi in seno al G7, Donald Trump ed Emmanuel Macron. Prima ancora dell'inizio dei lavori, Gentiloni si dice consapevole che "non sarà un confronto semplice", ma confida anche in quello che chiama "lo spirito di Taormina", ovvero il connubio di storia, cultura e bellezza che solo la Sicilia può offrire e che "può aiutare nella giusta direzione" e portare "la comunita' internazionale attraverso il G7 a dare risposte a quello che i cittadini oggi ci chiedono, sul terrorismo e la sicurezza, innanzitutto". 

Gentiloni evoca lo "spirito di Taormina"

Sul valore simbolico della location, l'Italia punta molto e Gentiloni lo ripete ai partner appena seduti attorno al tavolo per la prima sessione dei lavori. La Sicilia è un ideale ponte tra le due sponde del Mediterraneo, spiega ancora il premier nel fare riferimento al tema migranti che porta con sè quello della stabilizzazione in Libia e Siria e la lotta all'Isis. Le esplosioni di Manchester riecheggiano ancora nella stanza in cui sono riuniti i leader e diventa doveroso per il presidente del consiglio rivolgersi a Theresa May per ribadire la solidarietà del "mondo occidentale, del mondo libero" e l'impegno perché ci sia "una risposta forte all'attacco ignobile che a Manchester è stato sferrato contro innocenti". Una risposta forte è rappresentata proprio dalla dichiarazione in gran parte centrata sul "rafforzamento della cooperazione delle sette grandi economie del mondo occidentale, dalla collaborazione informativa all'impegno perché i grandi internet service provider" si attivino per contrastare quei contenuti della rete che "spesso anticipano o amplificano degli atti di terrorismo". May, ripartita in anticipo per l'emergenza terrorismo in patria, ha ringraziato i partner per la solidarietà. "Stiamo lavorando con i provider di Internet per bloccare la propaganda dell'odio che sta annebbiando la mente dei giovani", ha riferito prima di lasciare Taormina, "abbiamo individuato una serie di strumenti per potenziare la cooperazione con i colossi per eliminare automaticamente i messaggi di odio".

Trump gela i partner su clima e commercio

Rimane però in sospeso la questione dell'accordo di Parigi sul clima, firmato dall'amministrazione Obama e ora "sotto revisione" da parte di quella Trump. "Gli Stati Uniti hanno confermato di avere in corso una riflessione sull'accordo di Parigi", sono le parole del presidente del Consiglio. "Ci auguriamo che questa riflessione porti a conclusioni positive nelle prossime settimane", ha aggiunto, lasciando capire che nessuna svolta arriverà da Taormina. Francia e Germania, peraltro, insistono perché non vi siano compromessi al ribasso sulla salvaguardia del clima. 

Sul commercio, la distanza tra il presidente dell'"America First" e i partner è stata ammessa implicitamente dallo stesso consigliere economico di Trump, Gary Cohn, che lo ha definito "un grande tema" precisando che il presidente si riferiva 'solo' all'intollerabile disavanzo commerciale con la Germania quando a Bruxelles ha definito i tedeschi "molto cattivi".
Insomma, si sta avverando la previsione formulata dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che in mattinata aveva parlato di "vertice più difficile degli ultimi anni".

Sull'immigrazione prevale l'interesse nazionale

Sui migranti, tema che sta a cuore alla presidenza italiana, si profila una concessione alla linea dura del Trump del muro con il Messico e della stessa May post-Brexit. Nella bozza della dichiarazione si afferma la necessità di tutelare i profughi e i migranti più deboli, come le donne a rischio e i minori non accompagnati, ma anche il diritto "sovrano" degli Stati di presidiare i propri confini e di fissare "tetti" all'immigrazione. Più che all'accoglienza, si fa riferimento al diritto di portare avanti "politiche sull'immigrazione nel proprio interesse nazionale", al punto che le Ong hanno parlato di "testo miope e regressivo".

Vladimir Putin convitato di pietra

Nel terzo summit dei Grandi senza la Russia si parla inevitabilmente anche dei rapporti con Mosca, sullo sfondo dello caso 'Russiagate' che continua a imbarazzare l'amministrazione Trump con nuove rivelazioni sul genero-consigliere Jared Kushner ritenuto "persona di interesse" dall'Fbi. Trump ha fatto sapere che Washington esclude un alleggerimento delle sanzioni contro il governo di Vladimir Putin, semmai pensa a un inasprimento. Una linea dura contro Mosca che tradisce le promesse di distensione fatte in campagna elettorale. E che, come il raid aereo in Siria, tradisce forse la necessità di sopire le accuse di relazioni troppo strette con il Cremlino di cui Trump continua a essere bersaglio in patria.

L’eccidio in Egitto

Dopo l'attentato della domenica delle Palme alle cattedrali copte di Tanta e di Alessandria, che provocò 44 morti e decine di feriti, la minoranza cristiana in Egitto torna nel mirino del terrorismo islamico. Una decina di miliziani ha attaccato due bus di pellegrini che si stava recando verso il monastero di San Samuele lungo una strada desertica a circa 100 chilometri da Minya, 250 chilometri a sud-ovest del Cairo. I terroristi mascherati, a bordo di tre camioncini, hanno affiancato il mezzo e hanno aperto il fuoco. Secondo il Telegraph, i jihadisti hanno prima sparato su un minibus che trasportava bambini, uccidendone almeno sei, e poi sarebbero saliti a bordo dell'altro autobus, uccidendo tutti gli uomini e derubando le donne di gioielli e telefoni cellulari.

Il bilancio delle vittime è ancora incerto. Il ministero della Sanità parla di 26 vittime, il dicastero dell'Interno ne conta 28, fonti della chiesa copta, non confermate, riferiscono di almeno 35 vittime. Non vi sono ancora state rivendicazioni ma è quasi scontato che l'attacco sia l'ultimo tassello dell'offensiva lanciata mesi fa dall'Isis contro la comunità copta, definita la "loro preda preferita". Prima dell'attentato della domenica delle Palme, che aveva portato il presidente Al Sisi a dichiarare lo stato d'emergenza, lo Stato Islamico aveva firmato anche un attentato alla chiesa di San Marco al Cairo lo scorso dicembre, uccidendo 29 persone e ferendone decine. 

Le cellule di Daesh in Egitto

La magistratura, la settimana scorsa, ha incriminato 48 persone sospettate di essere implicate negli attacchi alle cattedrali. Secondo la procura, gli accusati appartengono a due cellule legate all'Isis al Cairo e nel sud dell'Egitto e sarebbero stati addestrati in Libia e in Siria. La branca egiziana dell'Isis, che opera soprattutto a nord della penisola del Sinai, ha sferrato diversi attacchi alle forze di sicurezza egiziane, soprattutto da quando è stato destituito il presidente islamista Mohamed Morsi, nel 2013. Il vescovo copto Makarios ha affermato al Guardian che l'attacco al convoglio dimostra che il rafforzamento delle misure di sicurezza intorno ai luoghi di culto cristiani sta funzionando, costringendo i terroristi a scegliere altre tattiche per colpire la minoranza più numerosa del Paese (il 10% di 93 milioni).

Le reazioni della comunità islamica

"Chiedo agli egiziani di unirsi di fronte a questo brutale terrorismo", ha dichiarato Ahmed al Tayyeb, shaykh della moschea di Al-Azhar, tra le maggiori autorità dell'Islam sunnita. "Questi traditori hanno violato i principi dell'Islam versando sangue e terrorizzando, rompendo i loro giuramenti di protezione attaccando i fratelli cristiani, che sono nostri compagni nella madre terra", si legge in una nota del'istituto di Dar al-Ifta, l'autorità statale islamica egiziana.

La risposta raid aerei siriani in Libia contro le postazioni Daesh. E ancora nessuno ha ben compreso l’azione di Trump nel consegnare in Arabia le armi speciali che solo americani possono usare. Una sorta di commissariamento dell’area e un messaggio chiaro a quella parte di mussulmani sunniti impegnati in politica come Hamas e un rafforzamento dei sauditi comprato a peso d’oro.

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