ANNO XI  Luglio 2017.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 17 Luglio 2017 00:00

Ogni settimana viene ucciso un uomo che cerca di difendere l'ambiente

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Se secondo Matteo i mansueti erediteranno la Terra, difendere la Terra sta provocando la strage dei mansueti, come fu per gli innocenti. Quasi uno al giorno, quattro la settimana, duecento nel 2016 e già 98 nel 2017:

è il pugno duro di interessi economici innominabili e saldissimi, ma anche semplice lotta per la sopravvivenza tra i più poveri, che si abbatte con violenza su chi alza spesso una voce isolata per la difesa della Madre Gea, struprata dai suoi figli come nemmeno i tragici greci seppero immaginare.

John Knox: "L'Impunità prende il sopravvento"

Il fatto è, ammette nella tristezza John Knox, inviato speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani e l'ambiente, che "la cultura dell'impunità sta avendo il sopravvento, e questo crea le condizioni per cui la distruzione dell'ambiente a fini economici sta divenendo qualcosa di difficilmente arrestabile". Soprattutto perché "le vittime di queste politiche sono già fuori della sfera d'azione della politica stessa come della giustizia, marginalizzate rispetto allo stato di diritto". E chi li difende rischia di essere eliminato nel silenzio e nell'indifferenza. Accade persino nel mondo più avanzato.

La protesta di Standing Rock

Mentre a gennaio Donald Trump giurava da presidente gridando al mondo "hire American, buy American", in North Dakota un gruppo di ambientalisti si accampava a Standing Rock per bloccare la realizzazione di un oleodotto che avrebbe attraversato delle riserve indiane. In uno scenario da Wounded Knee il Congresso del North Dakota respinse di stretta misura una legge che avrebbe permesso, con qualche sottile distinzione, di aprire il fuoco con garanzia di quasi totale impunità. Ugualmente gli accampati di Standing Rock furono sgomberati con decisione. E gli andò bene: nessuno ci rimise la vita.

Diritti umani e difesa della Terra

Altrove non va così. I difensori dell'ambiente stanno divenendo quello che negli anni '70 erano i paladini dei diritti dell'uomo: pochi, circondati da deserto e facile preda della repressione. In ogni caso difesa dei diritti umani e difesa della terra vanno spesso di pari passo, e dietro la prima spesso si nasconde più o meno bene la seconda. Vale per i Rohingya in Birmania, come per molte tribù di indigeni dell'Amazzonia e del Sudamerica in generale. Il Brasile è il paese più pericoloso: le nude cifre parlano di 49 uccisioni nello scorso anno. L'indice viene puntato contro l'industria del legname, che deforesta il polmone verde del Pianeta a ritmi che crescono del 30 per cento annuo.

Ma altrettanto aggressive paiono essere le industrie minerarie, soprattutto in Africa, e se in America Latina sono in particolare le polizie e le forze armate ad incaricarsi di fare pulizia, oltre alle potenti e pericolose polizie private, a sud del Sahara spesso i guardiani dei parchi sono vittime delle bande di bracconieri e contrabbandieri. In un bilancio che parla degli ultimi due lustri, ne sono stati uccisi 800. Quasi una guerra a bassa intensità.

I tesori dell'Africa

Non c'è di che stupirsi, se si considera che i quattrini che si possono tirar fuori da una foresta pluviale ammontano a milioni e milioni di dollari in un anno. Avorio, tanto avorio, e poi cuccioli per gli zoo clandestini e pelli pregiate di animali che vanno a finire sui mercati del mondo ricco o emergente. Oltre a questo lo sfruttamento minerario illegale di zone vastissime dell'Angola, come del Ghana o della Nigeria o del Mozambico: oro, cobalto e uranio per mercati che divorano risorse a ritmo esasperante, dove l'estrazione avviene in condizioni esasperate e di grandissimo pericolo.

Si scatenano allora vere e proprie guerre tra poveri in cui disperati senza un domani sono spinti a credere che chi difende la Terra sia il nemico di un miraggio di sopravvivenza. "Stiamo ragionando di cifre accertate e ufficiali, la verità potrebbe essere ben più dura", dice al Guardian Bobby Banerjee, un ricercatore che analizza il fenomeno da 15 anni, "di sicuro la violenza è crescente, e il turbocapitalismo spinto dalla globalizzazione ha bisogno di terre sempre nuove e risorse sempre fresche".

La corruzione dilaga nei Paesi in via di sviluppo

Di fronte a questo meccanismo espansivo si trovano "Paesi in via di sviluppo deboli, che non sanno difendersi e facilmente corruttibili". E sempre più affamati, perché la terra è buona anche da coltivare, magari per vendere alle multinazionali. Non a caso sono in vertiginoso aumento, secondo la ong Global Witness, anche le uccisioni di chi si oppone anche al solo sfruttamento della terra a fini agricoli da parte di chi non ne ha diritto. Loro si definiscono difensori della vita, gli altri gli accusano di avere secondi fini, non proprio confessabili. Ma il loro numero cresce ogni anno. E il loro cuore, verrebbe da dire, dovrebbe essere seppellito a Standing Rock. (agi)

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