ANNO XIV Gennaio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 12 Agosto 2017 00:00

Venezuela: mandati di arresto contro sindaci dell'opposizione Nuove sanzioni Usa anche al fratello di Chavez

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Caracas (Venezuela) - Il bastone e la carota. È questa la politica del governo venezuelano che da un lato promette dialogo e invita l’opposizione a non boicottare le prossime elezioni amministrative regionali di dicembre.

Dall’altro destituisce e condanna i sindaci dell’oppsoizione. Sono almeno otto i leader di amministrazioni anche abbastanza importanti come Ramon Muchacho sindaco del centralissimo municipio di Chacao a caracas inseguiti da ordini di cattura:

Ramon Muchacho, sindaco Chacao: “Qualche ora fa il tribunale supremo, in modo antidemocratico e illegale, ha pronunciato una sentenza a mio carico e ordinato il mio arresto. Sono perseguitato per fare il mio lavoro e garantire il diritto a proteste pacifiche a Chacao”.

Un altro sindaco David Smolansky, della municipalità di El Hatillo: “A questa velocità ben presto non ci saranno più sindaci dell’opposizione nel paese. Io resto un servitore pubblico per vocazione e convinzione e la mia volontà di garantire le libertà in Venezuela resta intatta. Il Venezuela vuole giustizia, libertà e democrazia. Chiedo ai miei concittadini di difendere il municipio”.

Il discusso tribunale supremo è guidato da Maikol Moreno, condannato in passato per omicidio. La corte è accusata di essere la mano giudiziaria del regime anche dopo aver messo fuori legge il parlamento e permesso la formazione dell’assemblea costituente.

Nuove sanzioni Usa Tra i destinatari anche il fratello del defunto presidente Chavez

Come avevano minacciato, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro il Venezuela, colpendo in particolare otto persone collegate all'Assemblea Costituente, tra le quali anche il fratello del defunto presidente Hugo Chavez. Adan Coromoto Chávez Frías, ministro della Cultura e membro della commissione presidenziale per l'Assemblea Costituente, è infatti nel gruppo delle persone inserite oggi dal dipartimento del Tesoro Usa nella lista degli esponenti venezuelani a cui sono stati congelati i beni nel territorio americano. La misura vieta inoltre ai cittadini americani di fare affari con le persone colpite dalle sanzioni. Le stesse sanzioni che la scorsa settimana, subito dopo l'elezione dell'Assemblea Costituente, gli Stati Uniti hanno fatto scattare per il presidente Nicolas Maduro.

 
17 paesi non riconoscono l'Assemblea Costituente
 
E' salito a 17, dagli iniziali 13 il numero dei paesi del continente americano che hanno condannato la crisi della democrazia in Venezuela e hanno rinnegato l'Assemblea Costituente voluta a tutti i costi dal presidente. In un comunicato letto alla stampa dal ministro degli Esteri peruviano Ricardo Luna, i ministri degli Esteri di 17 Paesi hanno condannato la "rottura dell'ordine democratico in Venezuela" e hanno espresso "la decisione di non riconoscere l'Assemblea Costituente eletta il 30 luglio nel Paese, ne' gli atti emanati da questa, per la sua illegittimita'". Nel documento si esprime "pieno sostegno e solidarieta' all'Assemblea nazionale" (il Parlamento in cui l'opposizione ha la maggioranza, "democraticamente eletto". Ancora, nel documento, elaborato dopo 7 ore di riunione a Lima, si condanna la "violazione sistematica dei diritti umani, la repressione e la persecuzione politica, l'esistenza di prigionieri politici e la mancanza di elezioni libre". Il documento è stato firmato dai rappresentanti di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costarica, Guatemala, Honduras, Giamaica, Messico, Panama, Paraguay e Perù. Il testo contiene anche una forte condanna della "violazione sistematica dei diritti umani e delle libertà fondamentali" in Venezuela, così come "la violenza, la repressione e la persecuzione politica, l'esistenza di prigionieri politici, e l'assenza di elezioni libere monitorate da osservatori internazionali indipendenti". I paesi ratificano anche la loro disponibilità ad appoggiare "in modo urgente e in un quadro di rispetto verso la sovranità venezuelana" ogni possibile "negoziazione credibile" per arrivare in modo pacifico alla "restaurazione democratica nel Paese".

 

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