ANNO XIII Settembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 10 Agosto 2015 12:08

Il licenziamento di Fabio Scandola grida contro i sindacati privati.

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Il dirigente sindacale Fabio Scandola ha resi pubblici via e-mail gli stipendi di sindacalisti che arrivano a toccare i 300.000 euro l’anno.

La sua segretario Annamaria Furlan ha dovuto tranquillizzare ponendo dei limiti (240.000 euro), ma si arrende al licenziamento decretato dalla magistratura interna[2].

Il sindacato, lo si sa, è un’associazione privata, di parte; lo sancisce l’art. 39 della Costituzione. Dunque, nessun magistrato ha titolo per obbligare la Furlan a riassumere il probo. Né io contesto ad un privato il diritto di retribuire i suoi dipendenti come crede e di licenziarli quando crede. Ciò che contesto è proprio la natura privatistica del sindacato, associazione che dovrebbe discendere direttamente dall’articolo

49 della Costituzione (Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.).

perché sindaca aspetti pubblici negli interessi privati. Dopo 67 anni, la Costituzione mostra una crepa, ampliata dall’inosservanza legislativa della stessa.

Dunque, una legge che definisca l’associazione, precisi l’associazione sindacale pubblica e disciplini tutti i partiti è l’impegno prioritario da chiedere subito al politico.



[1] Re.: la Repubblica, lunedì 10 agosto 2015: 4.

[2] Re.: la Repubblica, lunedì 10 agosto 2015: 4. Andiamo verso la trasparenza.

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