ANNO XI  Novembre 2017.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 15 Agosto 2017 00:00

Italia in fumo, 35mila ettari bruciati nel 2017 di aree naturalistiche italiane

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Tenuto conto della parziale sovrapposizione delle tre tipologie, la superficie complessiva di aree di valore naturalistico stimata colpita dagli incendi ammonta a circa 35.000 ettari. Un terzo della superficie totale andata in fumo da gennaio ad agosto.

Tra le regioni più colpite Sicilia, Campania e Calabria. Non si parla solo del Vesuvio, ma anche tante altre aree protette, nazionali e regionali, nella morsa degli incendi: dal Cilento e Vallo di Diano, al Gargano, dall'Alta Murgia alla Majella, dalla Sila al Pollino al Gran Sasso passando per la Riserva dello Zingaro in Sicilia.

Lo rileva Legambiente che ha confrontato e analizzato i dati cartografici delle superfici percorse dal fuoco raccolti dalla Commissione europea con quanta parte della 'natura protetta' è bruciata fino ad oggi in Italia, e il quadro che emerge è davvero preoccupante: quasi un terzo dell’intera superficie percorsa dal fuoco, tra il 1 gennaio e il 6 agosto 2017, ha interessato le aree di maggior valore naturalistico presenti in Italia. Aree incluse nella rete Natura 2000, la rete europea a cui afferiscono i Sic e le Zps.

In tutta Italia, la superficie complessiva bruciata, dall'inizio del 2017 fino al 10 agosto, ha superato quota 101.000 ettari, più che raddoppiando quanto andato in fumo in tutto il 2016.

“Il 2017 verrà ricordato, come lo furono il 2007 e il 1997, come un anno orribile per la devastazione prodotta dal fuoco che ha divorato anche gran parte del patrimonio naturalistico italiano – dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente - Governo, Regioni, Comuni ed Enti parco assumano piena consapevolezza del danno enorme che deriva dall’arrivare impreparati alla stagione critica per il rischio incendi, ancor più oggi che i cambiamenti climatici stanno ulteriormente aggravando tale rischio".

In particolare, continua Ciafani, "i 17 anni trascorsi dalla pubblicazione delle legge 353 del 2000, che assegna competenze e ruoli per prevedere, prevenire e contrastare gli incendi boschivi, rappresentano un arco temporale tale da rendereinaccettabile questo disastro ambientale. Ognuno si assuma, dunque, le proprie responsabilità e assolva ai già troppi ritardi accumulati fino ad ora, prima che sia troppo tardi. Servono più prevenzione e controlli e una efficace politica di adattamento ai cambiamenti climatici”.

Tornando ai dati elaborati da Legambiente, gli incendi nel 2017 hanno coinvolto in Italia: 87 Siti di Importanza Comunitaria (31 in Sicilia, 24 in Campania, 8 in Calabria, 7 in Puglia, 5 nel Lazio, 4 in Liguria); 35 Zone di Protezione Speciale (10 in Sicilia, 6 in Campania, 5 in Calabria, 5 nel Lazio, 3 in Puglia, 1 in Liguria) e 45 Parchi e Aree protette (12 in Sicilia, 13 in Campania, 5 nel Lazio, 4 in Calabria, 4 in Puglia, 1 in Liguria).

Di questi Parchi e Aree protette, 9 sono i Parchi nazionali, 15 i Parchi regionali e 16 le Riserve naturali. Il triste primato della regione che ha perso di più, dal punto di vista naturalistico, spetta alla Sicilia con 11.817 ettari bruciati nei Sic, 8.610 nelle Zps e 5.851 nelle Aree protette. Ma in Campania la situazione non è più rosea, con 8.265 ettari bruciati nei Sic, 4.681 nelle Zps e 8.312 nelle Aree protette.

Nella classifica delle regioni più colpite nel cuore delle aree di valore naturalistico, seguono la Calabria (666 ettari nei Sic, 3.427 nelle Zps e 3.419 nelle Aree protette), la Puglia (1.687 ettari nei Sic, 1.535 nelle Zps e 1.283 nelle Aree protette), il Lazio (173 ettari nei Sic, 2.797 nelle Zps e 847 nelle Aree protette) e la Liguria (1.083 ha nei Sic, 325 nelle Zps e 300 nelle Aree protette).

Per Legambiente le Regioni, che hanno la principale responsabilità per l’efficace ed efficiente gestione della rete Natura 2000, in questa emergenza incendi hanno dimostrato una grande impreparazione in tema di prevenzione e messa in sicurezza il prezioso patrimonio naturalistico. Oltre ai ritardi, regionali e nazionali, è mancata un’efficace macchina organizzativa e politiche di gestione forestale sostenibili, come dimostra lo stato attuale dell’aggiornamento dei piani Aib (Antincendio boschivo) dei parchi e delle riserve naturali dello Stato.

Ad oggi, risultano 13 piani Aib vigenti, otto con l’iter non ancora concluso e due Parchi (Stelvio e quello del Cilento e Vallo di Diano) con il piano antincendi recentemente scaduto e da aggiornare.

Gli strumenti normativi che le aree protette hanno a disposizione sono il frutto della legge 353/2000 e prevedono che ogni area protetta nazionale, Parco o Riserva, si doti di un Piano antincendio boschivo che, ogni tre anni, viene redatto dall'area protetta e approvato dal ministero dell'Ambiente sentito il parere dell’ex Corpo Forestale dello Stato.

Altra questione da risolvere, i tempi di approvazione dei Piani: troppo lunghi e complicati. “Un piano che deve rispondere a fenomeni così variabili, perché legati al clima che cambia - spiega Ciafani - si deve approntare in un mese al massimo e a ridosso dell'inizio della stagione estiva in modo da utilizzare analisi e previsioni più credibili", mentre il meccanismo previsto dalla legge 353/2000 "risponde alle esigenze di una burocrazia cervellotica ma non alle esigenze di tutela dei boschi dagli incendi”.

Altra questione riguarda il catasto delle aree percorse dal fuoco, che deve prevedere un aggiornamento automatico delle cartografie e dei vincoli a scala comunale. Infine visti i ritardi che si sono verificati, l'associazione ambientalista propone di ristrutturare quella rete di presidio locale garantito negli ultimi 20 anni dalle associazioni di volontariato.

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