ANNO XI  Dicembre 2017.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 08 Ottobre 2017 04:54

Taranto - Massimo Cimaglia col suo teatro abbraccia la città e noi abbracciamo lui

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Standing ovation per Massimo Cimaglia al termine dello spettacolo svoltosi al Teatro Tarentum di Taranto, questo contenitore che da un paio d'anni porta un po' d'aria culturale in un Borgo asfittico.

 L'attore tarantino ci ha deliziato col suo spettacolo che già dal titolo era accattivante: "Sei di Taranto,  ma di Taranto, Taranto?". Dobbiamo dire che l'ultima volta che l'abbiamo visto è stato diversi anni fa, ed è stato in quel di Saturo (parco archeologico) quando rievocava lo sbarco di Falanto. E lo spettacolo mostra in modo sarcastico la discendenza spartana dei tarantini esaltando la focosità dei gesti e del modo stesso di parlare talvolta molto sboccato.

Si può dire che nelle due ore di spettacolo l'attore davvero crei il profilo tipico del tarantino col suo linguaggio unico e perfettamente circoscritto all'area dell'abitato. Per questo ironizza "non ci sanno collocare in una determinata regione". Anche se poi, per mostrare che anche altre città non sono nella mente degli italioti, fa il giochetto col pubblico chiedendo dove si trovi la citta di Piacenza e molti rispondono Lombardia mentre in realtà si trova in Emilia.

Cimaglia si muove sul palco con la padronanza del guitto, con la capacità di affabulare col pubblico che ride sulle gag legate ai modi di dire, al nostro assioma, alle nostre parole uniche talune legate al francese, mentre altre che vengono dal latino. E poi usanze, gestualità esagerate, espressioni apparentemente violente.  Come contrasto e quasi per creare una pausa mentale, alterna letture di Orazio, Leonida, Ada Merini, Pasolini, Ressa, Minervini, tutte legate a Taranto e lo fa con la sua maestria e capacità espressiva dell'attore davvero formato.

E su questa formazione dell'attore ha anche descritto le numerose difficoltà dell'apprendimento della dizione per noi tarantini. Anche qui esilaranti esempi. Una delle unicità di cui parla l'attore è legata al nostro trasporto urbano con le linee strane inventate negli scorsi anni tra circolare destra e sinistra, rossa e nera. Ma la cosa più inverosimile è parsa questo bus urbano 1/2. Che molti turisti pensano a "mezzo".  Qui l'attore ironizza dicendo che la soluzione sta nel fatto che all'andata è uno e al ritorno è due. Come abbiamo scritto due anni fa la questione è diversa ed è legata a quando Taranto aveva la tranvia che oggi nelle grandi città si chiama metropolitana di superficie e le due linee erano la 1 che partiva dall'Arsenale e arrivava alla Stazione, e la 2 che partiva dal Mazzola e arrivava all'Arsenale. Sorvoliamo sulla storia che potete nell'articolo richiamato, che portò alla sua soppressione, con l'unico bus che copriva le due linee 1 e 2. 

Ma chi è Massimo Cimaglia? 

Diplomato a Bologna presso l’Accademia Antoniana d’Arte Drammatica, lavora come attore diretto dai più importanti registi italiani. L’incontro con la scherma avviene durante la preparazione di uno spettacolo. Da quel momento, inizia a praticare la schema sportiva, sciabola, partecipando ai campionati italiani master e a un europeo. Dal 2013 è docente di scherma scenica presso l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. 

Tra i numerosi lavori teatrali ha partecipato al Riccardo III (2014) con Massimo Ranieri, regia di Massimo Ranieri Agamennone (2014), regia di Luca De Fusco con Elisabetta Pozzi, Massimo Venturiello, Mariano Rigillo.

Edipo Re (2013), regia Daniele Salvo, con Daniele Pecci, Ugo Pagliai, Laura Marinoni – INDA La verità (2011), regia Maurizio Nichetti, con Massimo Dapporto

I Promessi Sposi (2010), regia Michele Guardì

La Rappresentazione della Passione (1998) con Piera degli Esposti Regia A. Calenda Otello (1999) con E. Pagni, M. Venturiello, Regia P. Gazzara

Il figlio di Pulcinella (1999) con G. Glejieses, R. Bianchi, L. Lo Cascio, Regia R. Guicciardini

Ha interpretato, inoltre, numerose fiction e film per la televisione e per il cinema. È maestro di scherma scenica e interpretativa.

Concludiamo questo articolo facendo nostro il richiamo di Cimaglia a fare di Taranto luogo di riscatto culturale arrivando a edificare non un teatro bomboniera (il riferimento è al Fusco), ma un vero teatro, con falegnameria, sartoria, per dare sfogo alla creatività e far rinascere culturalmente la città e questo atto d'amore col quale ha voluto chiudere lo spettacolo con un grande applauso alla sua città quale tarantino innamorato, lo vogliamo idealmente come pubblico, ma anche come editori di informazione, riservare a lui e in modo fraterno perché fa onore alla città ovunque vada con questo spettacolo valorizzando il brand della città bimare tanto cara agli antichi e un po' meno ai contemporanei che sanno farsi sempre male. 

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