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Mercoledì, 01 Novembre 2017 00:00

Taranto - Secondo blocco tra via Oberdan e via Icco degli extracomunitari...perché?

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Il punto di domanda iniziale è d'obbligo perchè a nostro avviso, vivendo a un tiro di schioppo dal palazzo di Via Icco, che ospita questi ragazzi africani, possiamo testimoniare che in quasi un biennio non abbiamo mai assistito a nulla del genere.

Segno che la gestione della struttura da parte della cooperativa "Costruiamo Insieme"  non ha dato modo di subire critiche. Solo che in questi due giorni, sabato scorso e stamattina, cassonetti spostati tra via Icco e Via Oberdan con carabinieri e polizziotti che bonariamente tentano la mediazione.

Possiamo altresì immaginare la difficoltà della gestione di ragazzi poco più che adolescenti, tra i diciotto in su, per lo più migranti economici che vengono dal Senegal, Nigeria, ecc.. che stanno anche da più di un anno al punto da sentirsi persino frustrati, tanto che uno di loro ci dice: "libertè".

Ascoltando le proteste dei ragazzi più 'attivisti',  uno di loro riferisce al carabiniere che li sta ascoltando paternamente, alle 6 del mattino, che in alcuni casi, arriverebbero dei personaggi  "...che non sappiamo se sono poliziotti, e ci attaccano fiscalmente" afferma il ragazzo in un italiano precario, poi corretto in "fisicamente". La cosa va riferita per pura cronaca e mantenuta per quella che è, come giustamente indica il carabiniere, perché un tal fatto dovrebbe essere precisato in una vera denuncia da fare sul momento direttamente alla caserma. Detta così è solo una parola al vento o meglio un'accusa infondata. La cooperativa, per quello che si sa, offre ai ragazzi percorsi di apprendimento della lingua italiana, tutte le mattine. Nel pomeriggio ci sono attività di sport e anche con la Scuola Edile percorsi di formazione professionale. Cos'è che non va? La cooperativa, da noi ascoltata, afferma che in tutti questi anni non ci sono stati problemi. E all'inizio dell'articolo l'abbiamo anche noi  confermato.

Il loro impegno - sostengono - è quello di renderli integrati nel tessuto urbano, qualcuno di loro si fidanza, altri vengono adottati, qualcuno viene accompagnato al lavoro. Le turbolenze hanno comportato la revoca delle misure di accoglienza e "...allora perché non se ne vanno se non si sentono liberi?"

Situazione complessa che è iniziata dal periodo delle cosiddette “primavere arabe” del 2011, quando abbiamo assistito alla fase dei flussi detti misti, in quando ai profughi che arrivavano per motivi umanitari si affiancavano persone che si spostavano per motivi di lavoro, mentre hanno continuato a seguire le regolari procedure quelli interessati ai ricongiungimenti familiari. Gli sbarchi sono stati tra i 150mila e i 170mila l’anno nel triennio 2014-2016 e hanno visto il governo italiano impegnato nell’accoglienza senza un sostanziale aiuto dell’Unione europea e in conseguenza crescenti malumori da parte degli Enti Locali e della popolazione (atteggiamento questo riscontrabile anche in diversi altri Paesi europei). Proprio in questo periodo si sviluppano le cooperative sociali, utilizzando il sistema dell'affidamento diretto o bandi molto circoscritti.  Proprio nel 2015 a Roma viene presentato il rapporto Euricse che parla di boom delle cooperative sociali. E la cooperativa Sociale “Costruiamo Insieme” come scrivono sul loro sito curricolare, "nasce nel 2013 da professionalità qualificate che fanno impresa scegliendo i valori e le logiche della Cooperazione Sociale, della centralità della persona, dell’accoglienza e del rispetto delle diversità, per cogliere i bisogni del territorio ed elaborare risposte efficienti". 

Che via sia una sorta di gioco perverso fra le cooperative che si spartiscono il settore? Potrebbero alcuni ospiti essere strumentalizzati per rendere situazioni insostenibili per avvantaggiare chi è stato escluso dal bando o dall'affidamento? Ovviamente sono solo domande che lasciamo col punto interrogativo. Semmai una sola riflessione faremmo  e riguarda il clima che il paese respira intorno al tema dei migranti e la loro gestione soprattutto, talvolta assai chiacchierata e non è certamente questo il caso.

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Abbiamo sentito al telefono il nostro amico Cheikh Tidiane Gaye (nella foto a lato), italo-senegalese che vive a Arcore (Milano) ed è presidente dell'associazione nazionale Africa Solidarietà Onlus. Lui ci dice, alla domanda del perché nascano queste frizioni e cosa sia questo fenomeno delle cooperative: " E tutto legato al ruolo delle prefetture che istruiscono le commissioni che devono decidere sul destino di questi ragazzi e decidono altresì gli affidamenti alle cooperative che prendono 35 al giorno per ogni ragazzo gestito (mentre due euro e cinquanta al giorno riceve l'immigrato). I sindaci che pure hanno obbligo di controllo del territorio non possono fare nulla. Ovviamente è chiaro che dietro alle cooperative c'è sempre un potentato economico o politico".21994443 10209231648062278 6973869440363635611 o (Copia)

E rispetto al tempo lungo che questi ragazzi passano nelle cooperative mi risponde che " tutto è legato ai tempi di decisione delle commissioni che devono stabilire se sei venuto col barcone da un paese che non era in guerra, qual'è la tua situazione personale... e questo lavoro dura e tutti hanno interesse che duri anche anni... anche perché nel nostro ordinamento non esiste la parola profugo che viene sbandierata da alcuni partiti come gli unici che debbano essere accolti" 

Il suo riferimento è alle risorse che si muovono attorno al settore. Per 100 ragazzi gestiti a 35 euro al giorno sono un milione e duecento mila all'anno che gestisce la cooperativa. L'ultima domanda al nostro amico senegalese, del quale parleremo presto del suo libro, "Prendetevi tutto ma lasciatemi la pelle nera" è riferita alla revoca del provvedimento di accoglienza. Lui ci riferisce l'art. 23 del decreto del 2015 che elenca i motivi della revoca: 

Il prefetto della provincia in cui hanno sede  le  strutture  di cui all'articolo 14, dispone, con proprio motivato decreto, la revoca delle misure d'accoglienza in caso di:

    a) mancata presentazione presso la struttura  individuata  ovvero abbandono del centro di accoglienza da parte del  richiedente,  senza preventiva  motivata  comunicazione   alla   prefettura   -   ufficio territoriale del Governo competente;

    b) mancata presentazione del  richiedente  all'audizione  davanti all'organo di esame della domanda;

    c) presentazione di una domanda reiterata ai sensi  dell'articolo 29 del decreto legislativo 28  gennaio  2008,  n.  25,  e  successive modificazioni;

    d) accertamento della disponibilità da parte del richiedente  di mezzi economici sufficienti;

    e) violazione grave o ripetuta delle regole  delle  strutture  in cui  e'  accolto  da  parte  del  richiedente  asilo,   compreso   il danneggiamento doloso di beni mobili o immobili, ovvero comportamenti gravemente violenti. 

Uno dei motivi della manifestazione è appunto legato a tre ospiti ai quali è stato revocato la misura di accoglienza.  Quali di questi punti abbia suscitato il provvedimento non sappiamo. Sappiamo solo che i ragazzi hanno per due volte fatto una manifestazione con i negozi ancora chiusi, non hanno inscenato eccessi di alcun tipo, e ci auguriamo che anche nella cooperativa che li gestisce si raggiunga la serenità. Noi vediamo solo dei ragazzi che non vedono futuro e questo li rende nervosi, ma è tutta la gestione della migrazione che ha queste smagliature. Forse si dovrebbe di più integrarli, anche proporre la domenica un invito a pranzo fra le famiglie del circondario (indovina chi viene a pranzo). Forse questo, accanto anche a forme di volontariato, potrebbe offrire maggiori risvolti sociali e condivisione. 

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