ANNO XI  Novembre 2017.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 11 Novembre 2017 00:00

Friday radicato nel zumero

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Comincio proponendovi un discrimen: non voglio esser più furbo che fedele. So che quanto dirò mi farà perdere molti consensi e, tuttavia, lo racconto.

Mercoledì sera ho cenato in un ristorante, per l’occasione a guida di un produttore di un ottimo Sangiovese. Me ne sono andato smarrendo gli occhiali. Me ne sono accorto a casa, perché la tasca sinistra del giaccone aveva la custodia vuota. Li avevo tenuti indossati per la consultazione del menu. Dovevano esser scivolati dagli spaghetti di tenuta attorno alla testa nella discussione. Ho controllato otto volte il tascone con le custodie vuote. La mattina successiva, ieri, ho controllato altre due volte il tascone: vuoto. Ho esitato ad uscire: l’edicola non serviva più, al bar non avrei letto il giornale ed in chiesa non avrei potuto leggere dal pulpito. Mi sono detto: la Comunione non me la toglie nessuno. Perciò sono uscito un po’ in ritardo, saltata l’edicola, fatta la colazione al bar più veloce. Discusso con Susy, la barista. Ritoccata la tasca vuota ed andato in chiesa. Qua, ho chiesto ad un altro di sostituirmi nella lettura per tutti e mi sono seduto a fianco di Eleonora dicendole che non potevo svolgere la mia funzione di lettore. Ho pregato. Ho chiesto di poter leggere (senza enfasi, tanto era così). Ho osservato il mendicante al quale, dopo, avrei dato l’obolo. Istintivamente ho messo le mani nel tascone sinistro. C’erano gli occhiali avvinghiati con le chiavi di casa! Perciò, ho potuto leggere.

Era il giorno della dedicazione della basilica Lateranense, costruita da Costantino in Roma, cioè della prima chiesa materiale a Roma.

In vita mia io non ho mai assistito ad un miracolo. Infatti, ho vissuto per lo più da agnostico. Questa volta qua ci sono stato dentro. Lo scettico dirà che il vino fa fare brutti scherzi, che i gesti abitudinari fanno cadere in qui pro quo. Ma quel tascone era vuoto la sera, quando potevo esser brillo (e non lo ero). Ed era vuoto a casa ed al bar, quando ho raccontato la disgrazia a Susy.

Adesso, ai pochi che continueranno a leggere riferisco oggi, venerdì 10 novembre, vigilia di san Martino, il primo santo non martire della Chiesa occidentale, esorcista, la mia analisi di Friday. Anche un cieco distingue –day // Fri.

Pr.: fri pari al grafi free, libero, dei su day.

Zum.: day = immagine, da, di Y = DA DUE UNO, archetipo antico. Dei = ‘di dio’ vel ‘diode-sentieroi’.

La centralità della sillaba fri in inglese viene provata dai termini: fri-ar, frate, fri-end, amico, fri-dge, frig, frigorifero, frigo, to fri-end, aiutare, fri-ed, fritto, fri-endlessness, inimicizia, fri-ght, paura, fri-ll, collare, fri-gid, frigido, fri-nge, frangia, fri-bble, frivola, fri-ngy, simile, to fri-g, fottere…

La centralità in zumero del corrispettivo hir (= fir): hir [KESDA regulator] (kes-de a fish measure), produce, yield, v. to squeeze (spremere), cf.: giri11, kirid. È lo schiacciare alla fine di un percorso circolare. Il deponente 11 (che arriva a 18) segnala l’abbondanza dei sintagmi giri/ gir. Infatti, eme gir è la lingua per antonomasia, che non si comprende se non col O cioè col sacro ed il circolo. La spremitura dei punti di vista diversi sta nel dialogo con la lingua.

Vale la pena di suppore una pronuncia difficile della erre, sfumante in elle.

Questo importa hir = hil.

hilib, halib [IGI.KUR]

   entrance in the netherworld (cf., ganzer3) (loanword from Akk., halipu, ‘accuser, prosecutor’, cf., hi-li-ba).

+ hi-li-ba

                       the underworld (‘beauty’ + ‘to give’; cf., hilib hilib, halib [IGI.KUR] [entrance to the netherworld (cf., ganzer3ga-an-zir2) (loanword from Akk. Halipu, ‘accuser, prosecutor’ ?; cf., hi-li-ba [anima ba gioia li di dio il in fusione hi nds].

Halloran: 113

Siamo nel bil.ki.lib.ba, ovvero nel doppio circolo di fuoco animato del cielo e della terra.

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