ANNO XI  Novembre 2017.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 14 Novembre 2017 14:47

UIA, ‘sentieroi (tra) Cielou (e) Terraa’ in zumero

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Ho concluso la riflessione su Africa-Ifriqiya con: Dunque, sarebbe in errore chi si ostinasse ad osservare Africa-Ifriqiya concentrato sulle vocali A-, I-.

La vocale i è triplice in Ifriqiya, unica in Africa. La a è singola là, duplice qua.

L’arabo si scrive da destra a sinistra, l’occidentale da sinistra a destra. Il zumero è circolare, ma viene letto solo all’occidentale (per idiotismo) perché lo O sumero è il centro di tutto, UUU.

Linguisticamente, l’arabo è più strettamente connesso al zumero con le tre i, quasi

i

n., cry of pain (Akk., naqu(m) I, ‘to cry (out), wail’; derived from er2, ir2, ‘tears; complaint’ ? [opportuno!]; cf., i-dutu; i-lu) [I archaic frequency].

v., to capture, defeat, overcome (cf., e3; i (Akk., kamu(m) II, ‘to bind’) .

assenti –e significate ‘piangere, lacrima’-.

I spiega via, lat. uia [così con Hernout e Meillet] con zumero UIA, ‘sentieroi (tra) Terraa (e) Cielou’ [aio, lat., dico di sì, ‘conservato’ nel sardo aiò, esce dalla lcz di UIA più polisensa].

UIA emerge dal mio studio, perché la u zumera è di tipo francese, iui/uiu, mascherata in ua:

u2-a

caretaker [custode], provider, provisioner (‘food’ + ‘water, drink’).

Questo ‘custode/provvidenza’ può essere umano o divino.

U, in particolar modo, è pari ad O zumero (massimo del sacro mai espresso, U.U.U vi corrisponde), ovvero al circolo, il massimo, tutto, cielo-terra.

U.U.U.

(cf., esh –vita/morte nds-).

Arabo = zum. ara.bu [si confronti 4) con 1) 2) 3).

1) ara2, ar2 [UB]

  n., praise, glory, fame; mound.

   v., to praise, glorify.

2) (na4) ara3,5, ar3, ur5 [HAR]

n., millstone, quern; millier, grinder; watercourse (cf., har/hara, kin2, kikken, ur5) (hara – many small explosuions + sliding motion) (UR5 archaic frequency].

  v., to coarsely grind; to destroy; to make groats or crushed flour; to chew (in redup. Form, read ar3-ar3).

  Adj., ground, milled, crushed, pulverized; small; young.

3) ara4 [UD.DU]; ar; ra3

   v., to shine; to blaze; to appear.

 

4) bu (-bu) –i

  n., knowledge, awareness; shoot, scion, offspring (Akk., edutu, nipru).

  v., to grasp, clench; to sprout (cf., bur12/bu; bul(5)/bu(5)).

5) bun(2); bu(7)

  n., lamp, light; blister; bag-type of bellows; rebellion (holows container + nu11, ‘lamp’?).

  v., to be swollen; to blow; to ignite, kindle; to shine brightly (cf., bul, to blow; to ignite’).

6) bul/5); bu(5)

  to blow; to winnow; to ignite; to sprout (onomatopeic; cf., ul7, ‘to sprout’).

Invito il lettore ad osservare la corrispondenza in 1)  tra ara [UB, che è identificato solo:

ub

  corner, angle, nook; a small room; one of the four directions [UB archaic frequency ].

ub-lil2-la2

outdoor shrine (cf., lil2-la2).

ub4

  cavity, hole; pitfall (Akk. huppu(m) II, ‘hole, pit’; habbu, ‘a pit’; huballu(m), ‘pit, trench’).

lu2ub5-ku3-ga

  keeper of the sacred drum (‘drum’ tamburo + ‘pure, holy’ + nominative).

Uno dei quattro angoli del cielo rinvia a cielo, in particolare, hole, buco, portà ad h di hubur, Aldilà, da leggere, da –ur, come uruburuh vel medievale oroboros, il serpente alchemico che si morde la coda. Ub, buco circolare, può essere bu, cielo. Tesh.ub, il dio tempo, va letto tesh.i(u)b su tesh-ib:

tesh2 [UR]- bi (-a)

  altoghether; in harmony; in the same manner; in equal shares; brought into accord (cf., ni2-bi(-a)) (‘toghether’ + adverbial force suffix; Akk., mitharis).

Ovvero: tutti insieme in Cielo.

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