ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 12 Febbraio 2018 04:24

Taranto - «Quella volta che ho imparato a nuotare» la linea d'ombra d'attraversare nel libro di Davide Simeone

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«Ogni bene» sono la prima e l’ultima parola del libro «Quella volta che ho imparato a nuotare» di Davide Simeone (Manni editore)

Lo dice lo stesso autore durante la presentazione svoltasi ieri sera presso il Castello Aragonese di Taranto supportata da Pro Loco, Associazione Artava all'interno del suo contenitore di eventi Love Street 2018.

Partiamo da quest'espressione per esprimere la nostra opinione sull'evento culturale. La ricerca del proprio posto nel mondo ripropone un tema arcaico, ancestrale persino. Il personaggio, descritto dall’autore, è un ragazzo  che "appare più una pedina" dentro una vita che ancora per lui non appare dare risposte. E’ quella molla che, quando lo scrivente faceva l’orientatore diceva: "arriva o non arriva per dare la spinta iniziale, lo start up esistenziale, che sia un padre, un prete, un amico." Chi non ha quest'opportunità finirà col diluirsi nel caos.

E lì deve fare poi i conti con la vita, ma quella degli altri, che gli piomba addosso costringendolo, volta per volta, a dover decifrare eventi, persone, comportamenti, disagio, dolore. Qui entra il tema della bellezza, straordinariamente tracciato da Pasolini nel libro "le ceneri di Gramsci" che si raggiunge come impegno politico ed esempio di vita.

Quella vita che quando si incontra forma il carattere, da spessore, completa le sinapsi. Basti pensare a quelle scorribande del giornalista Domenico Iannacone che nella bella trasmissione Rai “Dieci comandamenti” ci racconta le vite degli altri. Questo è, a mio avviso, il tema centrale del personaggio immaginario del libro di Simeone, e quel titolo che parla del mare disegna più lo scenario della vita dentro la quale si deve, alla fine, saper nuotare per non affogare. Guardiamoci attorno, quanti giovani precari, sfigati e precarizzati ci sono? 

Il tema della vita, della gioventù, della crescita individuale, per passare dal “cosa farò da grande”, fino al mio posto nel mondo è tema che ha affascinato sempre gli scrittori. Pensiamo a quel formidabile romanzo «La linea d’ombra» di Joseph Conrad che parla proprio della crescita e dello sviluppo della personalità. Forse trovato il filone del libro e senza averlo letto, ma solo attraverso la presentazione, in una fresca serata di febbraio, nella magia del Castello di Taranto, con il sorriso della presentatrice, la poetessa Pasquina, che in forza della sua poesia tendente più all’Haiku giapponese, rovistava tra le parole.

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