ANNO XIV Novembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 02 Marzo 2018 20:42

Scatta il silenzio elettorale tutte le ipotesi sul dopo voto

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Fra poche ore il martellamento di personaggi e partiti politici si concluderà e avremo 24 ore di “riposo” per “riflettere” a chi dare il nostro voto. E, almeno personalmente, spero possa scattare, da domenica, un “riposo” lungo cinque anni. Ne dubito, però.

Dai sondaggi (che lasciano sempre il tempo che trovano) nessun partito, nessuna coalizione, sembra avere raggiunto quel 40, 01 per cento necessario perché, secondo i dettami della nuova legge elettorale (ma quant’è brutta!!!) possa “vincere” il cosiddetto premio di maggioranza e conquistare così il diritto al governo. Il fatto è, a quanto sembra, che nessuno è vicino a quel tetto: tutti dicono di “sfiorare” quel 40,01 per cento che li farebbe diventare marziani, ma nessuno, in effetti, lo è. Sempre stando ai sondaggi, addirittura, il Pd pare precipitare, i pentastellati sono oltre il 30 per cento, la coalizione di centro-destra potrebbe farcela. Gli altri? Lottano per qualche poltrona, perché lasciare le mangiatoie è sempre duro. Tant’è vero che cercano alleanze dell’ultimo momento (ma non si è certi che questo sia l’ultimo momento) per conservare, in caso di vittoria, poltrone e privilegi. Si assiste così alle avances di Pietro Grasso e Bersani i quali, dopo avere abbandonato il Pd ed averne detto peste e corna, cercano di buttare l’amo a Renzi per un’alleanza, che, anche così e con tutto il corollario di altre listarelle, non sembra avvicinarsi alla soglia giusta. Renzi, comunque, continua a dire che non ci saranno alleanze, né con Grasso, Bersani e D’Alema (il trio meravigliao che farebbe faville in una squadra di calcio), né con centro-destra, tanto meno con i pentastellati. Stessa musica di alza dal centro-destra, mentre Giggino il bello Di Maio, nel dichiarare indisponibilità verso alleanze, fra le righe vorrebbe far capire che, pur di dimostrare all’Italia che non è un inculturato incapace, qualche apertura sarebbe disposto a farla. Apertura che Renzi indirizza verso la Lega di Salvini, anch’egli preso da sacro ardore per la vittoria e il governo. Ed ecco spuntare un altro frammento del puzzle. Il centro-destra in questo momento è la formazione più accreditata alla vittoria, ma non è che Tajani, se vincono, potrà compattare quel fronte di “aspiranti” a tutto che sono gli alleati di Berlusconi, quindi il sospetto di Renzi su Salvini potrebbe risultare ben fondato. Il tutto giustificato anche dalla tradizione delle coalizioni di centro-destra che, quando vincono, prima o poi si dividono. Vedi Fini, Casini, Alfano, ecc. Prevedibile, quindi, una frattura nel centro-destra? Certamente sì, prima o poi, se Berlusconi & C. riusciranno a vincere.
Ma, un’alleanza fra pentastellati e Lega non sposterebbe i seguaci di Giggino il bello Di Maio verso posizioni di estrema destra, posizioni che, affermano, aborriscono?
La soluzione, malgrado le dichiarazione di giocare in solitario dei partiti, è nelle mani di Mattarella, sempre se dal Colle ci si renderà conto che nessuno, da solo, potrà governare il paese. E a questo punto, esperiti i primi tentativi, se nessuno avrà la maggioranza, le strade saranno due: cercare una maggioranza di coalizione (occorrerà vedere fra chi e da chi sarà accettata) oppure tornare alle urne. Ed è questo che temo, tranne che il tutto, sotterraneamente, non si sia già giocato con pacche sulle spalle e abbracci compiacenti.

 

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