ANNO XIII Dicembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 10 Marzo 2018 06:30

Per risolvere il problema delle sparatorie, Trump comincia dai videogame

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L’otto marzo DonaldTrump ha invitato alla Casa Bianca i rappresentanti di alcune società che producono videogiochi, per discutere sull’influenza che i contenuti violenti potrebbero avere sui giovani

 Per risolvere il problema delle sparatorie negli Stati Uniti, il Presidente inizia dai videogiochi. L’otto marzo Donald Trump ha invitato alla Casa Bianca i rappresentanti di alcune società che producono videogames, per discutere sull’influenza che contenuti violenti e interattivi potrebbero avere sui giovani giocatori americani. Come riportato da Gizmodo, durante l’incontro è stata anche proiettata una video compilation di scene cruente tratte dagli stessi videogiochi, successivamente resa pubblica sull’account ufficiale della Casa Bianca su Youtube.

È passato quasi un mese dal massacro di Parkland, quando un ragazzo di diciannove anni è entrato nella Marjory Stoneman High School e ha sparato uccidendo diciassette persone e ferendone altrettante. Mentre sempre più Stati americani prendono in considerazione norme in grado di limitare almeno temporaneamente il possesso di armi da parte di soggetti segnalati come pericolosi - li chiamano “red flags”, bandiere rosse -, Donald Trump ha convocato nello Studio Ovale i rappresentanti di alcune delle principali case produttrici americane di videogiochi.

Tra questi Robert Altman, amministratore delegato della ZeniMax che produce Fallout; Strauss Zelnick, ad di Take Two Interactive, casa di Grand Theft Auto, e Michael Gallagher, presidente della Entertainment Software Association (Esa), gruppo di pressione del mondo dei videogiochi. In un comunicato la Casa Bianca ha fatto sapere che “il gruppo ha parlato con il Presidente degli effetti che videogiochi violenti potrebbero avere sui giovani, specialmente maschi”.

Nel comunicato si legge che “il Presidente fa presente che alcuni studi avrebbero indicato una correlazione tra la violenza dei videogiochi e quella reale. La discussione è stata centrata sulla possibilità che giochi che simulano graficamente l’atto di uccidere possano desensibilizzare la nostra comunità alla violenza

Successivamente Dan Ewitt, portavoce dell’Esa ha chiarito che “i videogiochi non sono chiaramente il problema”, secondo quanto riportato dalla Cnn. “È un tipo di intrattenimento distribuito e consumato in tutto il mondo, ma gli Stati Uniti hanno un livello esponenzialmente più alto di violenza per arma da fuoco di qualsiasi altra nazione”, ha detto Hewitt. All’inizio dell’incontro è stato proiettato un video che raccoglie scene di violenza tratte da alcuni videogiochi. Melissa Henson, rappresentante del Parents Television COuncil (equivalente dell’Associazione Italiana Telespettatori), e che ha partecipato in videoconferenza, ha commentato, riferendosi al Presidente, che “durante la proiezione del video, lui sottolineava quanto quelle immagini fossero violente. Mentre lo faceva c’era assoluto silenzio”.

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