ANNO XIV Luglio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 12 Marzo 2018 06:19

La carezza

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Ho immaginato –la carezza- di Albino Luciani, colui che mi diede lo schiaffetto della Cresima nell’agosto 1960.

Oggi, carezza è ‘dimostrazione di affetto, amicizia, benevolenza fatta sfiorando o toccando leggermente con la mano il volto o un’altra del corpo: fare, ricevere carezze; essere prodigo di carezze; dopo la battaglia esse donne e fanciulli fanno carezze alli guerrieri (Campanella)’.

Tommaso Campanella ci sposta già indietro di un 400 anni in mezzo alle torture dell’inquisizione. Altro che carezze!

Il sorriso di Dio ‘scritto nella polvere’ mi invita a non aver paura delle atrocità segnate e rimaste fisse nel tempo [perché il demone bib.bi, pesatore della Terra e della parola resta nelle teste degli uomini a rimbombare le schifezze e a cancellare ogni tenerezza].

Io ho sete di carezze. Una non mi basta. 4.287 anni non spaventano uno che ha GESH.UB insieme. Vogliamo restar con lui ad esaminare l’espressione kar-eshsha, kar-eshshe?:

kara2, kar2, guru6 [GAN2-tenu]

  to encircle, besiege; to impute, accuse; to (make) shine, illuminate; to be bright (of light, day) (reduplication class) (sometimes written for kur2) (place + ur, ‘to surround’, + a, nominative ending, and ara4, ‘to shine’) [? KAR2 archaic frequency].

eshsha2

  to be satiated, full.

esh-she

  (cf., en3-she3 [cf., en3-she3 (-am3); en-she3, until when; how long (‘time; until’ + terminative pstposition, ‘up to’ [+ enclitic copula]).

Che ne dite?: io ne sono saziato.

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Le Vignette di Paolo Piccione

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