ANNO XIV Giugno 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 13 Aprile 2018 14:34

Sull'orlo di una guerra mondiale

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Mai come adesso lo scontro militare tra le due superpotenze, Usa e Russia, è stato così vicino. La Siria è la miccia. Anche se per il momento si allontana lo spettro di un immediato raid americano dopo il mezzo passo indietro di Trump. La priorità per il leader Usa e Theresa May è comunque non lasciare impunito l'uso di armi chimiche nel Paese. Il governo siriano, hanno affermato May e Trump nel corso di una telefonata la notte scorsa, "ha mostrato una serie di comportamenti pericolosi per quanto riguarda l'uso di armi chimiche". I due leader "hanno convenuto sul fatto che sia vitale che l'uso di armi chimiche non rimanga impunito".

Secondo la nota diffusa da Downing Street, i due leader hanno sottolineato che bisogna anche "scoraggiare ogni ulteriore uso di armi chimiche da parte del regime di Assad". Il presidente americano e la premier britannica si sono trovati "d'accordo sulla necessità di continuare a lavorare a stretto contatto per la risposta internazionale".

La telefonata tra Trump e May è avvenuta dopo che la riunione del Consiglio di Sicurezza della Casa Bianca convocata dal presidente americano si è conclusa senza una decisione finale riguardo alla risposta al sospetto attacco chimico del regime siriano. "Stiamo continuando a valutare le informazioni di intelligence e impegnati in colloqui con i nostri partner ed alleati", ha detto la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders.

Il ministro della Difesa, James Mattis, ha ribadito che gli Stati Uniti sono convinti che si sia trattato di un attacco chimico e stanno cercando le prove. Il capo del Pentagono ha inoltre aggiunto che le squadre investigative potranno dire solo "se avranno trovato o no le prove" e non indicare il responsabile. "Ed ogni giorno che passa, come sapete si tratta di un gas non persistente, diventa più difficile confermare l'attacco", ha concluso.

E ancora una volta, a sostegno del regime di Assad e nel tentativo di scongiurare un attacco, interviene la Russia. "L'immediata priorità è evitare il pericolo di una guerra", ha detto l'ambasciatore della Russia all'Onu, Vassily Nebenzia, accusando Washington di mettere a rischio la pace internazionale e definendo la situazione "molto pericolosa".

"Noi non possiamo, purtroppo, escludere nessuna possibilità", ha aggiunto il diplomatico russo parlando con i giornalisti dopo una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Nebenzia ha infatti ricordato come vi sia, nel caso dell'avvio di raid da parte di Stati Uniti ed alleati in Siria, un forte "rischio di escalation" a causa della presenza militare russa nel Paese. Nebenzia ha quindi chiesto una nuova riunione oggi del Consiglio di Sicurezza.

ITALIA - L'Italia non parteciperà ad azioni militari in Siria. Così fonti di palazzo Chigi secondo quanto sottolineato dal premier Paolo Gentiloni ai suoi interlocutori, in una serie di contatti internazionali sulla questione siriana avuti in giornata. In base agli accordi internazionali e bilaterali vigenti, l'Italia continuerà a fornire supporto logistico alle attività delle forze alleate, contribuendo a garantirne la sicurezza e la protezione.

FRANCIA - Il governo francese manterrà il riserbo sull'eventuale decisione di compiere attacchi aerei in Siria. A dichiararlo, intervenendo su BFMTV e RMC, è stato il sottosegretario Christophe Castaner. Ieri Macron aveva detto che la Francia ha le prove del fatto che il regime siriano ha fatto uso di armi chimiche il 7 aprile e che prenderà le sue decisioni al momento opportuno su eventuali incursioni aeree di rappresaglia in coordinamento con gli Stati Uniti.

Oggi Castaner ha spiegato che tali attacchi avrebbero luogo nel caso in cui ve ne fossero le condizioni: "Ci sono discussioni internazionali, ancora ieri ha parlato con il presidente degli Stati Uniti al telefono perché se ci devono essere attacchi devono essere coordinati".

Castaner ha poi chiarito che la decisione in questione e l'avvenuta realizzazione di tali attacchi verrebbero resi noti solo successivamente: "Se gli attacchi verranno decisi non ve lo dirò, il presidente della Repubblica non ve lo dirà. Non è qualcosa destinato ad essere reso pubblico, perché metterebbe a rischio la qualità dell'operazione e le donne e gli uomini che devono intervenire".

GERMANIA - Il governo tedesco ieri ha reso noto che non prenderà parte a eventuali raid militari in Siria. Ad affermarlo è stata la cancelliera Angela Merkel. La Germania tuttavia, ha aggiunto Merkel durante una conferenza stampa a Berlino, "vuole assicurarsi che ogni sforzo venga fatto per dimostrare che questo attacco con armi chimiche non è accettabile".

"Stiamo aumentando la pressione" su Mosca in relazione alla crisi siriana. "Il Consiglio di Sicurezza non è riuscito ad approvare risoluzioni a causa del veto della Russia, che protegge Assad. Non possiamo tollerare più questo, non può andare avanti così. Manteniamo la pressione politica sulla Russia e vogliamo aumentarla, perché la Russia ha bisogno di essere spinta a cambiare il suo comportamento. E' una precondizione, altrimenti il conflitto siriano non potrà essere risolto". Così oggi il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, al termine di un incontro con Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, a Bruxelles.

"Per risolvere il conflitto in Siria abbiamo bisogno della Russia. Per questo abbiamo sempre detto che la finestra del dialogo con Mosca non deve essere mai chiusa. Tuttavia, quello che abbiamo visto negli ultimi mesi e settimane, Salisbury, Ucraina, Siria, attacchi informatici chiaramente connessi con la Russia e interferenze nelle elezioni democratiche in Occidente, tutto questo richiede una risposta chiara. La precondizione per questo è che la comunità degli Stati occidentali agisca di concerto. Lo abbiamo fatto anche nel caso Skripal: ora la questione è che cosa facciamo e come rispondiamo all'uso di armi chimiche in Siria", conclude Maas.

RUSSIA - La Russia dispone di dati inconfutabili a dimostrazione del fatto che l'attacco chimico nella città siriana di Duma è stato messo in scena da servizi speciali di un paese straniero. A dichiararlo è stato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, citato dalla Tass. "Abbiamo dati inconfutabili che questo (attacco chimico) è stato organizzato", ha dichiarato il ministro. "E forze speciali di un paese che sta ora cercando di essere nelle prime file della campagna russofobica sono stati coinvolti in questo evento messo in scena".

Lavrov ha poi espresso l'auspicio che i Paesi occidentali decidano di non ispirarsi agli scenari iracheno o libico in Siria: "Dio non voglia che vengano compiuti passi avventati in Siria come in Libia o in Iraq. Ora, spero che nessuno scommetta sull'idea di imbarcarsi in un'impresa così rischiosa", ha dichiarato ai giornalisti. "Ma ad ogni modo anche incidenti insignificanti provocheranno nuovi flussi di migranti verso l'Europa".

L'instabile situazione in Siria può scatenare altre conseguenze di cui né la Russia né i suoi vicini europei hanno bisogno, ha aggiunto Lavrov. "Possono essere accolte positivamente solo da quanti stanno oltreoceano e attendono di nascondersi mentre portano avanti gli sforzi per distruggere questa intera regione al fine di promuovere i loro progetti geopolitici".

Ieri il Cremlino aveva chiesto che fossero evitati passi che possano provocare una escalation della tensione in Siria a causa dell'influenza distruttiva che rischiano di avere sull'intero processo per una soluzione della crisi. Il portavoce del Cremlino ha ribadito, citato dall'agenzia Interfax, il senso delle parole pronunciate ieri da Vladimir Putin e conferma che il canale di comunicazioni militari, per la prevenzione di incidenti, fra Russia e Stati Uniti rimane aperto. Ma non sono in programma contatti diretti telefonici fra Donald Trump e Vladimir Putin.

UE - "Avrete visto che abbiamo detto che tutte le informazioni che abbiamo e le prove indicano la direzione di armi chimiche effettivamente usate durante il fine settimana". Così ieri Maja Kocijancic, portavoce per gli Affari esteri della Commissione europea rispondendo ai cronisti durante un briefing con la stampa a Bruxelles. (Adnkronos)

 

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