ANNO XVIII Febbraio 2024.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 25 Aprile 2018 00:00

Allora Gesù disse loro di nuovo «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore»

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Lunedì della IV settimana di Pasqua Atti degli Apostoli 11,1-18.  In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano nella Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. 


E quando Pietro salì a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproveravano dicendo: 
"Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!". 
Allora Pietro raccontò per ordine come erano andate le cose, dicendo: 
"Io mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e vidi in estasi una visione: un oggetto, simile a una grande tovaglia, scendeva come calato dal cielo per i quattro capi e giunse fino a me. 
Fissandolo con attenzione, vidi in esso quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli del cielo. 
E sentii una voce che mi diceva: Pietro, àlzati, uccidi e mangia! 
Risposi: Non sia mai, Signore, poiché nulla di profano e di immondo è entrato mai nella mia bocca. 
Ribattè nuovamente la voce dal cielo: Quello che Dio ha purificato, tu non considerarlo profano. 
Questo avvenne per tre volte e poi tutto fu risollevato di nuovo nel cielo. 
Ed ecco, in quell'istante, tre uomini giunsero alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. 
Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell'uomo. 
Egli ci raccontò che aveva visto un angelo presentarsi in casa sua e dirgli: Manda a Giaffa e fà venire Simone detto anche Pietro; 
egli ti dirà parole per mezzo delle quali sarai salvato tu e tutta la tua famiglia. 
Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, come in principio era sceso su di noi. 
Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo. 
Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?". 
All'udir questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: "Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!".



Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 10,1-10. 
In quel tempo, Gesù disse; «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 
Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. 
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. 
E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 
Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. 
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 
Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono[1]

Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani. 

Cristiani sono coloro che trovano il loro benessere in Gesù Cristo. Non faticano a chiamarsi pecore.

 


[1]

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Martedì della IV settimana di Pasqua

Atti degli Apostoli 11,19-26. 
In quei giorni, i discepoli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non predicavano la parola a nessuno fuorchè ai Giudei. 
Ma alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Gesù. 
E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore. 
La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Barnaba ad Antiochia. 
Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, 
da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore. 
Barnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia. 
Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani. 





Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 10,22-30. 
Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d'inverno. 
Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. 
Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando terrai l'animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». 
Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; 
ma voi non credete, perché non siete mie pecore. 
Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 
Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. 
Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. 
Io e il Padre siamo una cosa sola»

Martedì della IV settimana di Pasqua

Atti degli Apostoli 11,19-26. 
In quei giorni, i discepoli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non predicavano la parola a nessuno fuorchè ai Giudei. 
Ma alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Gesù. 
E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore. 
La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Barnaba ad Antiochia. 
Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, 
da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore. 
Barnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia. 
Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani. 


Io ho faticato. Sono arrivato a riconoscermi Carlo, Carolo, zum. kar.ulu[1], ‘forza (del) dio Vento’ zum.[2].

Il cognome Forin etima lontano[3] hur-in. Che cosa ho visto nel Sumerian lexicon?:

hu-ri2-inmusen, u11-ri2-inmusen

eagle, lammergeier vulture (? –avvoltoio gipeto-) Akkadian loanword, urinnu I; Orel & Stolbova #52 *’ar-/*war- ‘eagle’; note that AWh says that urinnu II, ‘standard, totem’, is a Sumerian loanword)[4].


un’-aquila forza del vento- fatica ad entrare nella pecora! Che cosa significa pecora?:

lat. pecora pl. di pecus ‘bestiame’ di orig. indeuropea [lo Zanichelli 2018], no!: zum. pe/be[5] kus[6], ‘aprirebad/be (la) pelle’. Ad aprire la pelle si incontra il corpo-anima-persona.

Eppure: beati i miti di cuore!

beati i miti perché avranno in eredità la terra. Nel modo dell’orgoglio e della vanità Gesù propone la mitezza. Ecco viene il tuo re, mite, seduto su di un’asina e su un puledro. –imparate da me, che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita-. Difendere la propria fede con mitezza. E persino gli avversari vanno trattati con mitezza. I miti vedranno compiute in vita le promesse di Cristo. Reagire con umile mitezza è santità[7].


GESH.UB, ‘Albero Cielo’, seduto su un a.sin.a, ‘seme. corrente. Seme’, un seme corrente in a…a, in mezzo al cielo. Mi piace.

*

Settant’anni.

Gli anni della nostra vita sono settanta,

ottanta per i più robusti,

ma quasi tutti sono fatica, dolore;

passano presto e noi ci dileguiamo.   Salmo 90 (89)

tr.: David Maria Turoldo:

Se ne vanno nel nulla i nostri giorni,

per tua ira finiamo nel buio;

gli anni nostri appena un sospiro,

se arrivano almeno a settanta,

ottanta se uno è più forte.

Padre David Maria Turoldo (1916-1992) visse 76 anni. Morì di cancro[8] lodando Dio.

Io ho cominciato a contare i miei giorni del settantesimo anno al compimento del 69° il 1° giugno 2.017.

Se ne vanno nel nulla i miei giorni mortali.

Spero nell’amore del Padre perché credo nella sua misericordia[9].

*

Riprendo il filo dal secondo capitolo[10].

La rosa fu stata ru.sha, ‘sacro utero’ in zumero-accado[11]. Rosso < shushur[12] via lcz.

Ra.sh.na furono gli Etruschi, an.sh.ar., il popolo di P. Vergilio Maro(ne).

La Commedia di Dante inizia il XXXI canto del Paradiso[13] con:

In forma dunque di candida rosa

Mi si mostrava la milizia santa

Che nel suo sangue Cristo fece sposa;

Questa candida rosa richiama il suo maestro, P.V.M[14]:

“come se alcuno macchiasse avorio indiano con porpora[15]

sanguigna, o come quando candidi gigli rosseggiano, mischiati

a molte rose: tali colori la fanciulla rendeva dal volto.

L’amore turba Turno, e fissa lo sguardo sulla fanciulla[16]:   70

Il settantesimo verso dell’ultimo libro di Eneide Virgilio celebra l’amore di (sha) Turno, che anela alle armi, con le quali pareva aver iniziato a cantare:

arma virum-que cano, Troiae qui primus ab oris [Italiam fato].

Il fato è il vero protagonista, in potere di Saturno, nell’Eneide di Virgilio.

Il zumero ar.ma, è ‘legatoma alla preghieraar’. Am.ur = ‘-che venga-am3 (la) baseur’.

Tur.nu = ‘immaginenu (del) girotur/gir’. La.u.in.ia = ‘oltrela tuttou correntein luogoia.

Giunone, J.uno, ig.unu –circolarizzato da nu, immagine- = porta dell’Uno.

Come finisce l’Eneide?:

vitaque cum gemitu fugit indignata sub umbras

um.bar.ash = ‘-Uno d’origine-ash (nel) bar-um, ‘luogo di divinazione’.

Il sacerdote etrusco, devoto a Saturno, divinava: perché l’uterosha (di) Turnoturno ha perduto?


[1]ulu3(lu2)

storm; south direction (towards the Gulf) (cf., tu15-u18-lu; u18) (u18, ‘huge’, + lil2, ‘wind’).

John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 297.

[2] Scriverò sempre correttamente l’etnico zumero noto con l’accado ‘sumero’.

[3] Vicino può essere furin, e Volpe fu il nome di battaglia partigiano di mio padre Gino.

[4] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 114.

[5] Halloran: 27.

[6] Halloran: 153.

[7] Francesco, Gaudete et Exultate, Esortazione Apostolica sulla chiamata alla Santità nel mondo contemporaneo, 2018 Libreria Editrice Vaticana, Shalom.

[8] Osservino questo etimo i malati inguaribili di cancro!: akan2, aka4, kan4 [KA2]

door-frame, lintel [architrave] (cf., gish-ka2 (-an)-na. Halloran: 12.

kur

n., mountain; highland; (foreign) land or country; the netherworld; the east; short side; of rectangular field inscribed on round tablet (ki, ‘place’, + ur3, ‘roof, mountain pass’/ur2, ‘root, base’; cf., Orel & Stolbova #1504, *kur- “mountain”, #1552, *kar- ‘mountain’ [KUR archaic frequency].

kur9, ku4

   n., entrance; (ki, ‘place’, + ur3, ‘entrance’). Halloran: 152.

Cancro: entrata nell’Aldilà!

[9] Non basta. Certo! Però sono sicuro di star nella giusta via < uia, ‘sentieroi tra Cielou e Terra.

[10] Venerdì 13 aprile 2018.

[11] https://www.archeomedia.net/wp-content/uploads/2017/12/la-rosa.pdf

[12] Stove grill (shush2, ‘to cover’, + uru3, ‘hot, luminous metal’. Halloran: 272.

[13] https://it.wikipedia.org/wiki/Candida_Rosa

[14] Publio Vergilio Maro(ne), ma.ru ‘legato (al) sacro’.

[15] Indum sanguineum veluti violaverit ostro

Si quis ebur aut mixta rubent ubi lilia multa

Alba rosa: talis virgo dabat ore colores.

Illum turbat amor figitque in virgine voltus;

ardet in arma […].

[16] anela ancor più alle armi: […]                                  



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