ANNO XIII Settembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

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Lunedì, 30 Aprile 2018 04:31

Taranto - Il racconto di un Weekend Alzheimer Più alla Masseria La Signorella

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Il caldo aprile 2018, che ha preso a prestito il sole di luglio, ci porta in agro di Castellaneta, in quel lembo di terra tra il paese di Valentino e Gioia del Colle, nella masseria da due anni gestita da Antonella, una tarantina che ha capito quanto sia fruttuoso investire nella natura. 

“Attento allo scalino” dice Angela, la moglie, che lo tiene fermo mentre lui invece salta facendo barcollare entrambi; lei passando vicino a me sottolinea con un sorriso il fatto che sia comportato come un bambino. Si legge in questi volti anziani una sorta di luce che Luigi conferma: “siamo stati benissimo e anche lei – il riferimento del caregiver è per sua moglie – è stata tranquilla”

Forse questo è il più bel commento per parlare del weekend della Onlus Falanthra di Taranto per gli ospiti della loro associazione che si occupa gratuitamente di pazienti affetti da questa patologia scoperta da Alois Alzheimer nel 1906. Cesare, il presidente che viene apostrofato, mentre passa veloce per un impegno “meno male che Cesare c’è”, mi dice che il sabato sera hanno fatto dopo cena il Karaoke cantando e ballando.

Antonella ci porta a vedere il sotterraneo della masseria La Signorella che mostrerebbe quello che forse potrebbe essere un trappeto ipogeo o comunque aree per conservare il grano. Olio e grano l’oro giallo del nostro ‘700. La masseria è facile raggiungerla, basta da Taranto arrivare a San Basilio, girare a sinistra direzione Castellaneta (venendo da Bari a destra) e procedere dritto fino a quando di fronte si intravede il ponte della superstrada; lì c’è un bivio Castellaneta-Gioia del Colle, girare a destra per Gioia e dopo tre chilometri. sempre sulla destra ci sono le colonne di ingresso del tratturo che porta fin dentro la masseria. Antonella ha una rete di amici che gestiscono BB e agriturismi che possono rispondere a maggiori afflussi. 

Quando arrivo, nella domenica assolata, stanno facendo un gioco di ruolo, per raccontare a turno qualcosa che abbia a che fare con l’ultima parola detta. Giochi e animazioni sono il cuore portante che rimette in gioco la mente.

Con l’avvocato parlo dei suoi ex colleghi, la sua verve è ancora piena del vigore forense, ma non sa che alcuni legali, che gli ricordo, sono morti. Ma di questa conversazione, pure con riferimenti dotti in ricordo dei colleghi, non ci sarà traccia alcuna un minuto dopo. Quando siamo a andati a vedere gli animali, dopo la moglie gli ha chiesto: “hai visto gli animali?” e lui ha risposto “quali animali”. Ancora crede che sia la moglie a stare male e abbia bisogno di queste iniziative. Come scherza questo male in un principe del foro, quasi come in una sorta di scontro tra toghe.

Una compassata signora, capelli corti di un grigio che doveva essere biondo, porta con se’ il coniuge – sono entrambi professori di inglese – mi ferma: “lei è giornalista? Allora mi dica come si può pensare di avere anche dal pubblico servizio quello che fa questa associazione, vorremmo anche pagarlo” “Bella domanda”, rispondo io aggiungendo “quando li portai, attraverso il consiglio di un politico, all’Asl quelli cadevano dalle nuvole”. “E’ già!” risponde la signora fissandomi con begli occhi appena velati dalle lenti degli occhiali “ma sa cosa mi hanno detto i medici? Uno mi dice scocciato “questi malati mi fanno venire l’esaurimento nervoso” Un altro specialista mi commiata affermando “cosa vuole che le dica, nella preistoria gli uomini non avevano queste patologie

Sostanzialmente per dire che sono fatti tuoi. Sto per risponderle citando Umberto Eco che in una bustina minerva scriveva che in un ipotetico futuro gli anziani, purché che non siano Papi o senatori a vita, potranno essere messi su un treno e spediti all’altro mondo. Ma lei è già andata con suo marito al bagno, santa prostata che protesta.

A pranzo passa un messaggio che colgo con tenerezza, una caregiver dice, siamo una famiglia, e Cesare e Daniela sono i nostri genitori. Oramai, dopo anni che ne parliamo, è chiaro che la persona affetta da questa malattia è lasciata a sè, diventa solo un problema familiare. “Lui a casa è sempre in ansia perché non riconosce la casa e allora dobbiamo uscire andare sopra o al piano di sotto e guardare le etichette sul campanello”.

Un’altra parla del suo Mario, è la coppia più giovane, lui è stato un giocatore del Taranto, “è sempre in piedi e ramingo, questo vagabondaggio continuo guardando giù, solo qualche volta riesco a farlo sedere accanto a me un po’, ma è uno stress continuo”.

Piccole storie, frammenti raccolti per capire la sofferenza che c’è in casa, e per contrasto l’allegria che c’è nell’associazione. Credo che questo sia, al fondo il messaggio, che motiva bene come abbia funzionato la gita Alzheimer Più della Onlus tarantina Falanthra finanziata dal bando della Fondazione Puglia, ma anche come si arricchisca la vita che ci si è rivoltata contro, di nuove opportunità, nuove possibilità, di condivisione, fraternità,  di allegria e, finalmente di amore. E non è e non sarà mai poco. 

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