ANNO XIV Aprile 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 03 Maggio 2018 05:20

Chiedete

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O Gesù, lo stupore mi prende davanti a questa tua promessa che facesti ai cristiani di 2000 anni fa, con l’archeologia del linguaggio di oggi.

Ho lo stato di benessere nell’ultimo mese del settantesimo anno. Ho qua sul tavolo il libretto, in quattro copie, dell’esortazione del tuo continuatore gesuita, papa Francesco, che sta praticando il cristianesimo degli ultimi cercando di non disperdere nessuno di quanti il Padre gli ha dato. Grazie a te, conosco il tuo nome zumero, GESU.B, ed il mio, lu.kar in grafi, kar.lu in fonia. Io sono solo staff del tuo apostolo, un discepolo che pratica la tua parola, inim zumero.

Godo della parresia. Sono arrivato a leggere nel ‘gioite ed esultate’ il punto:

131. guardiamo Gesù: la sua compassione profonda non era qualcosa che lo concentrasse su di sé, non era una compassione paralizzante, timida o piena di vergogna come molte volte succede a noi, ma tutto il contrario. Era una compassione che lo spingeva a uscire da sé con forza per annunciare, per inviare in missione, per inviare a guarire e a liberare. Riconosciamo la nostra fragilità ma lasciamo che Gesù la prenda nelle sue mani e ci lanci in missione. Siamo fragili, ma portatori di un tesoro che ci rende grandi e che può rendere più buoni e felici quelli che lo accolgono. L’audacia e il coraggio apostolico sono costitutivi della missione[1].

Tu non ti sei concentrato su di te, neppure quando pativi sulla croce ed il ladrone buono ti chiedeva solo un po’ di memoria in paradiso; l’altro, che continuava ad insultarti, oggi rappresenta tutti coloro che si concentrano su di sé, laici e cristiani (anche, magari devotissimi), ma senza l’amore che è AMU, ‘io sono colui che sono’ in zumero’ e AMU.RE, ‘camminore di AMU’, l’amore che compatisce con gli ultimi.

La par-resh- ia è ‘luogoia del profumoresh del Figlio del Padre, o dell’Uno d’origine’.

Resh è il Capodanno, il zumero kar mur, zag-mu(-k).

Io sono fragile e debole senza di te, sono ‘Carletto che l’ha fatta nel letto’, come cantava Corrado, Carolus; con te sono soggetto Lu, Kar, forza.

Se non credete alla mia forza, leggete l’Archeologia del linguaggio[2].

E commuovetevi dell’amEn, ‘che venga il Signore, dio’.

 


[1] Francesco, Gaudete et Exultate, Esortazione Apostolica sulla chiamata alla Santità nel mondo contemporaneo, 2018 Libreria Editrice Vaticana, Shalom.

[2] 122 articoli in http://www.tellusfolio.it/?lev=153&color=darkorange , numerosi in http://www.archeomedia.net/wp-content/uploads/2018/02/Popolo.pdf giornalieri in http://www.agoramagazine.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=24728:rinascere-al-bene&Itemid=713

http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php%3Flev%3D153&cmd=v&id=18929

In quei giorni, alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: "Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi". 
Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. 
Essi dunque, scortati per un tratto dalla comunità, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. 
Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro. 
Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: è necessario circonciderli e ordinar loro di osservare la legge di Mosè. 
Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema. 


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,1-8. 
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato. 
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli»

 

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