ANNO XV Novembre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 04 Maggio 2018 09:26

Focus sul bilancio Europeo, lontano dai poveri e prono al dogma dell'austerità

Written by 
Rate this item
(0 votes)

La predisposizione della bozza di bilancio 2021 /2027 da parte della Commissione rappresenta solo un tassello, pur importante di un’Unione Europea, dove i popoli, l’uomo, la dignità sono elementi secondari.

 

Il caso Draghi, quello di Anagnostakis, il dogma dell’austerità quale cancro del pensiero economico dominante che governa l’UE sono altri tasselli per comprendere il grande gorgo, in cui siamo precipitati. Le posizioni critiche verso l’UE sono sempre più minoritarie e, progressivamente diventeranno sempre più afone, ma il tempo è galantuomo e i prossimi anni diranno se è stata una tragedia collettiva continentale aver delegato alle tecnocrazie UE il futuro di 26 popoli. Il bilancio UE dovrà essere approvato da tutti gli Stati, ma segna mutamenti preoccupanti nelle politiche dell’Unione. Bilancio europeo ModificatoE’ il primo bilancio senza la Gran Bretagna e questo vuol dire 13 mld di euro di minore contribuzione all’anno. Bilancio con l’1,4% della ricchezza prodotta in tutta la UE e che sfora per la prima volta l’1%. La brutta sorpresa è che diminuiscono i soldi per le politiche di coesione sociale quindi, per povertà, assistenza ai disabili. Crescono le spese per la burocrazia dell’UE di 13 mld di euro. Crescono le spese per digitale e ricerca come anche, per i migranti che diventano più che doppie mentre diminuiscono per l’agricoltura del 5%. Sarà molto colpito il Mezzogiorno d’Italia, a causa della diminuzione delle risorse alle politiche di coesione. Illuminante il caso Anagnostakis sul senso solidaristico e cooperativo della narrazione UE. Dimostra quanto già noto: nell’Unione Europea la solidarietà tra uomini e tra Stati è morta. L’art 222 del Trattato sul Funzionamento dell’U.E. (TUEF) fa riferimento alla solidarietà e un cittadino greco Anagnostakis, e noi con lui ha sperimentato la violazione di quest’articolo quando si è rivolto alla giustizia per annullare il no del Commissione europeo di accettare l’iniziativa popolare per un’Unione europea della solidarietà. Attenzione, perché l’Europa della falsa democrazia ha detto “No” al milione di firme per un’Europa solidale facendo a pezzi la procedura di “iniziativa popolare “che lei stessa aveva deliberato (art 11 TUE e 24 TFUE) e regolamentato (Regolamento 211 del 2011). Il senso dell’iniziativa era di riconoscere un principio, quello dello stato di necessità in base al quale quando problemi finanziari mettono in discussione l’esistenza di uno Stato, nel caso greco la restituzione del debito, deve essere riconosciuta come “stato di necessità” e il no al pagamento ritenuto giustificato e necessario. La vicenda dimostra attraverso il no della Commissione prima e il rigetto della giustizia dopo, che quanto scritto nei Trattati può essere tranquillamente svuotato dalle istituzioni della stessa UE. Un’ennesima, ulteriore conferma di una UE, percepita sempre più come antidemocratica soprattutto quando si parla di questioni, che riguardano la politica economica e monetaria. La questione sulla quale concentrarsi di più è che sia la Commissione sia la Corte di Giustizia hanno con le loro determinazioni limitato lo strumento della iniziativa democratica dei cittadini europei. A rendere lo scenario più inquietante c’è poi la questione Draghi, in qualità di presidente della BCE è componente del “Gruppo 30” una struttura che raccoglie banchieri centrali e grandi banche. Anche qui il Mediatore UE, a seguito denuncia aveva deciso che c’era un conflitto d’interesse tra BCE e “Gruppo 30” e quindi, per tutelare l’immagine e la reputazione della BCE invitato Draghi a uscirne. Risposta negativa! Il “Gruppo 20” dibatte, a porte chiuse e senza comunicati stampa e documenti da rendere pubblici le discussioni, tra i più grandi centri finanziari internazionali, rappresentanti di grandi banche, docenti universitari sui temi della finanza e della economia globale. BCE e, quindi Draghi ha il serio problemi di dibattere strategie e temi finanziari con banchieri posti sotto la vigilanza della BCE. Vicenda denunciata dal Corporate Europe Observatory che raccoglie documenti per denunciare le azioni di lobbyng fatte sia da società nazionali sia internazionali sugli organi dell’UE. Quest’organismo ha denunciato la vicenda BCE/ Gruppo dei 30 al Mediatore UE che è l’organismo previsto dai Trattati e, che indaga sui casi di cattiva amministrazione degli organi UE. Corporate Europe denunciava anche la partecipazione, a questi incontri dei membri della vigilanza bancaria della BCE. Questi sono i fatti che riscontrano la vera natura di un’Unione che senza radicali modifiche, tra l’altro difficili da attuare dei suoi Trattati causerà, e lo penso davvero la fine dello Stato di Diritto come storicamente lo abbiamo conosciuto e la creatura nobile del costituzionalismo liberale. Può questa Europa della tecnocrazia, delle attività di lobbyng, del pensiero economico unico neoclassico, dei conflitti di interesse dare risposte al dramma dell’uomo occidentale quello del lavoro? I dati inquietanti riportati sulla disoccupazione totale e le attuali politiche per contrastarla lasciano poche speranze.

Sostieni Agorà Magazine I nostri siti non hanno finanziamento pubblico. Grazie Spazio Agorà Editore

Sostengo Agorà Magazine

Read 1336 times

Utenti Online

Abbiamo 1005 visitatori e nessun utente online

La tua pubblicità su Agorà Magazine