ANNO XII  Maggio 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 12 Maggio 2018 18:27

Fallimento vendita Ilva, ultimo atto di Calenda che se la prende coi sindacati

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Un Quinto Fabio Massimo detto il Temporeggiatore o un’altra bocciatura del Ministro dello Sviluppo? Fallito il richiamo agli azionisti di NTV (Italo), affinché restasse italiana, bocciato nel Rapporto presentato a Tallin, a novembre scorso nella settimana sulla piccola impresa, annunci continui sulla pubblicizzazione mai avvenuta sulla Carta delle Aree potenzialmente idonee, a ospitare il deposito nazionale per le scorie nucleari.

Ora su ILVA scarica usando termine più abusato e, che non vuol dire nulla, “populismo sindacale”, l’incapacità del suo governo di gestione di una emergenza nazionale, irresponsabilmente gestita attraverso decreti e conflitti tra poteri dello Stato da ben 4 governi.

Nel Rapporto di Tallini, che riporta l’analisi del Fact Sheet, emerge la totale insensibilità del MISE verso le piccole e medie imprese, che generano circa il 79% dell’occupazione e il 57% di valore aggiunto. Un Ministro, che impronta la strategia condivisibile, unicamente sulle start up innovative, che sono lo 0,2 % delle PMI, dimenticando le rimanenti 99,8%. Inattuata l’obbligatoria legge annuale sulle PMI, pur essendo prevista dallo Statuto delle Imprese. Su ILVA invece tutto velocissimo e, considerazione personale, errata scelta dei referenti. Ora è comparso il “cigno nero “, evocando il titolo del libro di Taleb e materializzato nei dazi di Trump, che tra 20 giorni sapremo come colpiranno la UE. Allora la strategia diventa all’improvviso quella del rinvio utilizzando la questione occupazionale e, nell’ombra il non detto delle condizioni, poste dall’Antitrust europeo.  Nello scorso anno l’Italia ha prodotto 24 milioni di tonnellate di acciaio e l’80%, prodotto nel forno elettrico usando rottame ferroso. Italia primo produttore europeo d’acciaio da forno elettrico. In Italia dall’origine (seconda guerra mondiale), fare acciaio ha significato riciclare rottami!  Il 66% degli scarti riciclati, in siderurgia proviene dal mercato interno. Un milione di tonnellate di ferro riciclabile nel 2016 proveniva dagli impianti di frantumazione delle auto. Gli USA importano dai vari produttori di acciaio del mondo 32 milioni di tonnellate. Nel peggiore degli scenari una massa di prodotti siderurgici, a prezzi stracciati sarà riversata in Europa travolgendo i valori di mercato e danneggiando fortemente i produttori di acciaio. La valutazione delle eccedenze fatta da alcuni esperti, varia tra i 15 milioni di acciaio e sei. La valutazione dei 6 milioni di tonnellate sconta le strategie anti dumping messe, a punto dalla Commissione UE verso Cina e Russia. La perdita, per il settore siderurgico italiano in presenza di conferma dei dazi al 25% sarebbe di 2,3 mld di dollari con 500 mila tonnellate di prodotti e semiprodotti siderurgici. Giugno è vicino, anche se, in un recente Rapporto S&P,  iniziano ricordando le dichiarazioni di Trump secondo il quale gli USA a causa del disavanzo commerciale verso lì Europa hanno perso 151  miliardi di dollari.

ILVA e la città di Taranto hanno sfortunatamente impattato contro i peggiori governi, incapaci di salvaguardare il bene primario della salute, ripensando e valutando un modello diverso per Taranto, più coerente con le vocazioni territoriali e pretendendo dall’UE quelle risorse, per la riconversione che, in ultima analisi andrebbe fatta con soldi italiani considerato che, i versamenti alla UE sono superiori ai trasferimenti. In 7 anni l’Italia ha versato in più ben 37 miliardi di euro (fonte Corte dei Conti “Relazione annuale 2017; Delibera 19/2017). In 15 anni i contributi netti versati alla UE ammontano, a 72 miliardi! Vanno aggiunti a queste cifre 33,89 mld versati per ESFS (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, che ha operato ricapitalizzando banche non italiane) e 14,33 per ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità. Nato per salvare Portogallo e Irlanda), più 10 mld di prestiti bilaterali internazionali (Fonte Banca d’Italia: “Finanza pubblica: fabbisogno e debito “13 aprile 2018). Una marea di risorse prelevate dallo Stato, che ha il terzo debito pubblico più alto al mondo e il terzo più elevato rapporto debito /ricchezza prodotta, ma incapace di far rispettare il diritto naturale alla salute, antecedente a qualsivoglia diritto costituzionale.

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