ANNO XII  Giugno 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 07 Giugno 2018 00:00

Memini m

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Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore» Io mi ricordo perché so ora. Sto col Dio dei viventi.

 Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, per annunziare la promessa della vita in Cristo Gesù, 
al diletto figlio Timòteo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro. 
Ringrazio Dio, che io servo con coscienza pura come i miei antenati, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere, notte e giorno; 
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani. 
Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. 
Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio. 
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia; grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, 
ma è stata rivelata solo ora con l'apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù, che ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'immortalità per mezzo del vangelo, 
del quale io sono stato costituito araldo, apostolo e maestro. 
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti a chi ho creduto e son convinto che egli è capace di conservare il mio deposito fino a quel giorno. 




Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,18-27. 
In quel tempo, vennero a Gesù dei sadducei, i quali dicono che non c'è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: 
«Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. 
C'erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; 
allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, 
e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. 
Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie». 
Rispose loro Gesù: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? 
Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. 
A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? 
Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore»

Il destino, me zumero, nasce dalla consapevolezza di ciò che sono oggi.

Il tempo è solo un’illusione.

Se io sono perfettamente consapevole di essere tutt’uno con quello che devo essere sono sereno e determinato. Quello che sarà sarà ed è nelle mani di Dio, che ha vinto la morte con Gesù risorto, come io sono nelle sue mani perché la sua parola, inim, è con me .

Non ho più paura della morte perché ho fede, fide lat., hi.de zum., ‘fuso hi(con) Diode’.

Io so, mi ricordo, me.mini in grafi zum. me.inim, che leggo a circolo me.mini.

Memini ricordarsi < me-inim grafi zumeri ‘me-parola’ fonìa ‘me-mini.

inim, enim [KA]

  word(s); statement; command, order, decree; oath, agreement; matter, affair, concern, subject (in, ‘one discrete individual’, + eme, ‘speech’)[1].

Imin (2, 3)

   seven; totality; innumerable; all (ia2/i2, ‘five’, + min, ‘two’ –no: im, ‘wind’, + in, ‘he’ o ‘entra’)[2]

Sono memore, lat. me.mor.e, zum. me.mur.e, dove me è origine e destino, mur è vita-morte, e è cuore.

Aggiungere il ‘cuore’, zum. e, al sintagma -me. mur [e].

e

 n., speaking; prayer (cf., eg2).

 v., to speak, say (suppletion class verb: e = sing. maru; plural hamtu form, dug4, also di); to do (as auxiliary verb preceded by a noun) (cf., eg2).

  Inter., a vocal expression: Hey! O!; Alas!; Eh, Ah[3].

-e

  Ergative postposition, marks the agent or transitive subject as the opposed to the patient of a sentence, used with both animate and inanimate beings[4].

Ogni cristiano che vive in Gesù Cristo, vive la sua apocalisse, cioè ha già conosciuto la sua morte, che rivive serenamente nelle tragedie di ogni giorno; non ricade nel grave errore di credere che la morte dei sette fratelli che avevano sposato la stessa donna fosse una dimensione altra dalla vita e che lo stesso vincolo con lei snaturasse la vita eterna. Certo, non avevano mancato all’obbligo del rispetto dell’unicità del matrimonio morendo fisicamente uno dopo l’altro. E la vita eterna sarà stata loro data.

Sant’Agostino, che gli amici di Agora-magazine mettono graziosamente in testa ai miei articoli, ha detto chiaro: il tempo è un’illusione: ciò che è stato non è più, ciò che sarà non è ancòra. Solo il presente ci collega con Dio attraverso la preghiera, ka thar, zumero.

Il monte katharine è il più alto dell’Egitto, perché i zumeri pregavano gli dèi ed Il, il dio degli dèi. L’immagine, nu zum., vien letta un ed è nel nome meraviglia di Siòn[5], l’altura sacra di Gerusalemme.

Che cosa può dire ancora la ‘pura di cuore’[6] che non sia già stato detto?

Dov’è collocata Siòn, l’originale? Nel deserto di Sin[7] in costa al mediterraneo orientale!

Quale fu il massimo del sacro zumero? La O!: il circolo perfetto 

[perpetuato attraverso il medioevo nell’oroboross dal zumero uruburushsh]. Foneticamente, nella ò!

Dove si può collocare la ò nel deserto di Sin? Dove, se non in: Si…n?

Da italiani, vediamo ‘in-si’, ‘correntein sì’. Col sì italiano e l’on inglese vediamo: sì su!

Non è finita l’indagine: jj = y. Il mio sacerdote conoscitore dell’ebraico mi ha portato a questo chiarimento: S Y O N = S JJ O N.

La vocale y pareggia le consonanti jj! S Y O N è un tetragramma come Jahveh.

S Y O N unisce:  Sin, Luna, Y = ‘unione s + n’, O circolo sacro, n

  -n-

3 sg. animate (AKA personal) pronominal prefix – immediately precedes the verbal root (or the comitative –da- [immagine nds] and terminative –si- [vita nds] prefixes that precede the root) – in transitive hamtu formes, indicates the 3 sg. animate subject of the verb occasionally denotes the 3 sg. animate object in maru forms which has no pronominal prefix as subject mark; can occur in conjugations in OB texts for reasons that are not evident (cf., -ni-)[8].


[1] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 128.

[2] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 126.

[3] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 53.

[4] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 53.

[8] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 183.

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