ANNO XII  Novembre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 12 Luglio 2018 07:00

Facebook è stata multata per 566 mila euro per lo scandalo Cambridge Analytica

Written by 
Rate this item
(0 votes)

A deciderlo è stato l’Information Commissioner's Office (Ico), autorità per la privacy e i dati britannica, che ha scelto la più alta delle sanzioni previste per punire la violazione dei dati di 87 milioni di utenti, come riportato dalla Cnbc

Facebook non ha fatto abbastanza per proteggere i propri utenti e per questo pagherà nel Regno Unito una multa di 566 mila euro. A deciderlo è stato l’Information Commissioner's Office (Ico), autorità per la privacy e i dati del Paese, che ha scelto la più alta delle sanzioni previste per punire la violazione dei dati di 87 milioni di utenti, come riportato dalla Cnbc.

A quattro mesi dall’esplosione del datagate che ha coinvolto Facebook e la società britannica Cambridge Analytica, accusata di aver utilizzato le informazioni degli utenti del social network per cercare di condizionarne l’opinione politica, a Menlo Park arriva una prima, simbolica, tegola pecuniaria. Perché solamente nel primo quarto dell’anno il social network ha realizzato ricavi per oltre dieci miliardi di euro, di fronte ai quali questa multa risulta essere solo un granello di sabbia. Che tuttavia potrebbe far inceppare l’ingranaggio e segnare la strada per le autorità di altri Paesi, che devono ancora esprimersi sulla vicenda. Tra le decisioni più attese c’è quella della Federal Trade Commission, la commissione statunitense a tutela dei consumatori, che si stima potrebbe staccare dal libretto delle multe una richiesta per più di quattro miliardi di euro.

Anche per questo l’Ico, che da consuetudine non rende pubbliche le proprie delibere, ha deciso di divulgare la decisione presa e di utilizzarla per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla materia. Perché per l’autorità britannica Facebook non è stata capace di tutelare le informazioni dei propri utenti e ha mancato di trasparenza su come i loro dati venissero utilizzati da terzi.

<script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">

“Fiducia e sicurezza nell'integrità dei nostri processi democratici rischiano di essere sconvolte perché l'elettore medio non ha idea di cosa succeda dietro le quinte”, ha dichiarato la commissaria dell’Ico Elizabeth Denham. “L’impiego di nuove tecnologie per la micro-targettizzazione (processo di confezionamento delle informazioni mostrate su ogni singolo utente, ndr) danno ai gruppi elettorali la possibilità di connettersi con i singoli elettori. Ma questo non può avvenire a scapito della trasparenza, della correttezza e del rispetto della legge”, ha aggiunto Denham.

La notizia arriva nell’ambito dell’inchiesta da parte dell’Ico su come siano stati utilizzati i dati degli utenti nell’ambito del referendum del 2016 sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Così l’autorità per la privacy ha deciso di “punire chi non si è comportato bene”, con l’obbiettivo finale di “ripristinare un senso di fiducia e sicurezza nel processo democratico”. Missione che proseguirà con l’invio a undici partiti politici di lettere d’avvertimento sull’utilizzo dei dati e con un’inchiesta sulla Scl Group, società a cui apparteneva Cambridge Analytica (che intanto è stata dissolta e i cui membri hanno fondato un’altra società di analisi dati: l’Emerson Ltd).

Ma per il social network piove sul bagnato almeno in Europa. A febbraio il Tribunale di Bruxelles aveva accolto il parere del Comitato per la protezione della privacy, che aveva presentato ricorso al tribunale di primo grado contro Facebook Inc., Facebook Ireland Ltd e Facebook Belgium Bvba, accusando il social network di non rispettare la legislazione belga sulla protezione dei dati personali. Reato per il quale Facebook potrebbe essere obbligata a pagare una sanzione di 250 mila euro al giorno, per un importo massimo di 100 milioni di euro.

Tornando ancora più indietro, a maggio del 2017 la Commissione Europea aveva inflitto al social network una multa da 110 milioni di euro per aver fornito "informazioni inesatte e scorrette" riguardo la possibilità di collegare i profili del social network con l’app di messaggistica istantanea Whatsapp, proprio durante la sua acquisizione da parte dell’azienda.   (agi raffaele angius)

Sostieni Agorà Magazine I nostri siti non hanno finanziamento pubblico. Grazie Spazio Agorà Editore

Sostengo Agorà Magazine
Read 240 times

Le Vignette di Paolo Piccione

Sputare in faccia qualcuno non è più reato

 

Utenti Online

Abbiamo 1053 visitatori e nessun utente online

La tua pubblicità su Agorà Magazine

 

Agorà Magazine aderisce all'appello #iostoconvanessa