ANNO XIII  Giugno 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 20 Luglio 2018 05:41

Democrazia - Ogni Robespierre, prima o poi, viene giustiziato dalla ghigliottina

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Ogni rivoluzione ha il suo Robespierre; e ogni Robespierre muore ammazzato. Atene ebbe Efialte. Adorodoketos, cioè incorruttibile, e dikaios, cioè giusto, Efialte fu il leader (prostate) della democrazia radicale.

Gli storici, Tucidide per primo, collocano la rivoluzione ateniese nell’oscuro periodo delle Pentecontaetia (πεντηκονταετία), un cinquantennio che compreso tra il 479 a.C., fine delle Guerre Persiane, e il 431 a.C., l’inizio della Guerra del Peloponneso.

Atene era notevolmente cresciuta, in epoca di pace. Senza guerre, la civiltà greca si espande e Atene cresce nella sua strategia e nel suo dominio. Principalmente nel suo dominio sul mare con la costituzione della più imponente flotta militare del mediterraneo.

Secondo Luciano Canfora, della cui imparzialità dubito sempre istintivamente, fu in quel periodo, in quel “volgersi di Atene verso il mare e la nascita di una flotta, circa un secolo dopo Solone, al tempo della guerra contro i Persiani”[1], che dobbiamo trovare i fondamenti della democrazia. Perchè in quel periodo “fu necessaria una igente manodopera bellica di nuovo tipo: i marinai, un gruppo sociale e, insieme, un corpo militare al quale non si chiedeva di «armarsi da sé», e che invece risultava indispensabile per «spingere i remi e muovere le navi»”[2].

Nelle Pentecontaetia, nei cinquant’anni di costruzione della Potenza marittima di Atene, si trovano allora gli elementi e le ragioni della nascita della democrazia?

Cafagna ne è sicuro: “È li la svolta, l’evento politico-militare che ha determinato l’allargamento della cittadinanza ai non possidenti (i «teti»), i quali assurgono così anch’essi alla dignità di cittadini/guerrieri: appunto in quanto marinai, nel caso di Atene, della più potente flotta del mondo greco.”[3]

Conclusione? “È quasi superfluo affermare come dunque, tra i requisiti che rendono possibile la nascita della «democrazia», rientrino fattori quali la collocazione marittima della comunità, l’impegno sia commerciale che militare in direzione del mare.”[4]

Di questo paradigma interpretativo vi sarà pure qualche elemento storico effettivamente corrispondente, ma per i marxisti le rivoluzioni al mondo le fanno soltanto le classi economiche disagiate. O, per meglio dire, questo giudizio è rafforzato dalla descrizione di Aristotele, che considerava l’epoca delle Pentecontaetia, gli anni della VII costituzione di Atene volute da Aristide e perfezionata da Efialte, l’epoca dei grandi errori politici per colpa dei demagoghi e dell’impero marittimo. Il senso profondo è indicare, nella nascita della democrazia, un elemento strutturale di mistificata usurpazione e il governo degli incompetenti, della demagogia popolare contro una platonica élite intellettuale di filosofi competenti. Tutto questo per provare che, ieri e principalmente oggi, le democrazie sono violente, confuse e imperialiste.

Sta di fatto che in quel periodo, ad Atene, si era organizzato il partito dei democratici radicali, guidato appunto da Efialte. Stratego era Cimone che, nel 462 a.C., “con un cospicuo contingente di opliti, andò in soccorso degli spartani in difficoltà di fronte agli iloti in rivolta[5]. La classica occasione proprizia per un golpe riformista. In assenza dell’ostruzionistico Cimone i democratici radicali, guidati da Efialte, riformarono i tribunali e i processi, ma essenzialmente espropriarono interamente il potere del vecchio Aeropago, che divisero tra l’Eliea (un vero e proprio tribunale popolare) e, più di tutto, alla Boulé, il vero parlamento greco, il potere legislativo. La Boulé, tra le altre prerogative, assunse il compito di giudicare, in conclusione del loro mandato, cioè quando sarebbero dovuti entrare nell’Aeropago, l’operato dei giudici (euthyna). Questo potere permise ai democratici radicali di Efialte di intentare, in perfetto stile giacobino, una serie di processi per corruzione che svuotarono ulteriormente l’Aeropago di uomini e dei poteri che aveva approfittato di accumulare durante le Guerre Persiane (epitheta). Nella storia, recente e passata, è sempre così: la corruzione è funzionale ma vera. Il giustizialismo però serve soltanto a giustificare la sostituzione del ceto politico al potere che normalmente fa le stesse cose (se non peggio) di chi lo ha preceduto.

L’Aeropago era un misto tra il nostro Senato e la nostra Corte Costituzionale. Le riforme di Efialte trasferirono all’organo politico anche il potere del controllo della Costituzione e la custodia dei testi delle leggi (nomophylakia), trasformando l’ultimo organo minimamente aristocratico, il consiglio degli ex Arconti, in tribunale deputato a giudicare esclusivamente le cause di sacrilegio e gli omicidi colposi (volontari) commessi dai cittadini ateniesi. Fu una vera e propria dissacrazione della tradizione, ma fu utile, molto utile alla nascita della democrazia. Riformando tribunali e assemblee, codificando i processi e liberando i dibattiti, Efialte determinò un vera e propria divisione tra funzione giuridica e funzione politica negli organi della città, lasciando alle assemblee la discrezionalità della produzione delle norme e ai tribunali la oggettività della loro applicazione. Atene aveva già una serie di responsabilità competenti, quelle che noi oggi ancora chiamiamo auctoritas: gli astinomi per i mercati (argoranomi), per i rifiuti e la spazzatura (coprologi), per il controllo dei pesi e delle misure nel commercio (metronomi), per le strade e i lavori pubblici sottoposti ad un architetto capo che avev a anche la fondamentale responsabilità delle acque e delle fontane (hodopoioi). Ora ha anche una magistratura differenziata che tenderà a specializzarsi. Nella città comincia a strutturarsi un apparato di Stato democratico.

Naturalmente, al suo ritorno, Cimone fu estromesso e addirittura ostracizzato per essere, poi, esiliato.

Nel 464 a.C., solo 2 anni dopo le sue riforme Efialte fu assassinato, di notte, pare da tal Aristodico di Tanagra, armato chissà da chi e chissà perché.

Ogni Robespierre, prima o poi, viene giustiziato dalla ghigliottina con cui giustiziava. È una banale questione di rispetto dei metodi. (Genealogia della democrazia: 3 - Efialte di Atene)

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