ANNO XIII  Aprile 2019.  Direttore Umberto Calabrese

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Venerdì, 07 Settembre 2018 06:34

Carosino (Taranto) – Radices affonda nel passato: storia, sapori, vino e dal mare arriva Peregrinus

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Nel raccontare la bella serata di ieri passata a Carosino, paese a venti minuti da Taranto verso Oriente, mi tornano in mente le cose che mi diceva il mio amico Nicola Cippone, quando era ispirato con lo sguardo fisso sulla campagna: “siamo qui da sempre”.

Nicola è un medioevalista che questa provincia, città capoluogo compresa, l’ha sviscerata fino in fondo. È quello che col garbo tipico della guida turistica ci ha raccontato la rappresentante della cooperativa Spirito Salentino di Manduria che ci ha fatto visitare Castello, Chiesa e Fontana che da 52 anni, durante la sagra, annuncia la vendemmia e zampilla vino. La storia ci porta in quell’anfratto della memoria collettiva che è cultura, tradizione: come le vecchie cucine a carbone (fino agli anni ‘50 le abbiamo viste funzionanti). Ma la storia ci porta anche a Giorgio Castriota, detto Scanderbeg, questo atleta di Dio che fu argine nel XIV secolo all’avanzata mussulmana. Ma fu anche quello che imperversò in Puglia nella lotta contro gli Angioini. Ma la comunità di Carosino fu risparmiata; grazie alla protezione della Madonna, la cui effigie viene da quegli anni, che fermò la mano del principe e re cristiano?

Anche quella casa fortificata delle varie famiglie feudatarie, ristrutturata dal vezzo spagnolo che ora è il Castello, fiore all’occhiello del Comune, la sua cartolina, il suo brand per i tour operator. La giornata ha ancora in serbo emozioni. Viaggiamo a 3 km dal paese ed entriamo nell’azienda Feudo Croce, Contrada Civitella. Qui troviamo una sorta di grande resort illuminato nella campagna, una location adatta alle attività di rappresentanza, per mostre, incontri d’affari, cultura e degustazione vini. Una sorta di cult moderno del territorio; quale ottima risposta concreta per la città del vino!

La mostra poi sconfina nel sociale, quadri dipinti dagli ospiti dell’Epass di Grottaglie che si occupa di disabili. Passeggiamo nei viali, nella notte per sentire il profumo dei vitigni e degli ulivi mentre la brina cala, poi andiamo a vedere le botti di varia forma, dai barrique in su, dove l’azienda veneta (qui da 15 anni) produce un milione di bottiglie all’anno che prendono la strada del Nord dirette all’azienda di Verona.

Ma la botta di vita è lo spettacolo finale “Peregrinus” proposto da questa associazione Aretè Aps di Grottaglie che abbiamo incontrato e che non perdiamo di vista. I ragazzi, adolescenti, hanno impersonato i giovani migranti che arrivano nel cuore della cristianità del mondo, ma trovano questo cuore chiuso da tempo, offeso dal vezzo politico che viene proposto da persone che non hanno mai capito nulla di politica. Perfetto l’assemblaggio delle azioni sceniche, le coreografie studiate, la recitazione. Abbiamo conosciuto la regista che cura anche il testo, Clara Magazzino, giovane diplomata alla scuola d’Arte e ora universitaria nel percorso di Scienze di Educazione Primaria. Che dire, uno spettacolo corale che colpisce, emoziona, educa, informa, scuote. E vai! Questa provincia ha bisogno di alzare il livello e meno male che lo documentiamo. Chiudo con l’immagine del mare, che sin dall’inizio con la spinta rap del giovane cantante, ci chiede da che parte stare, forse per non distogliere lo sguardo dal mare, da dove come un effluvio del vento, arrivano le voci, i clamori, gli sciabordii, le urla. Da che parte stare? Noi stiamo dalla parte del mare.

 

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