ANNO XII  Novembre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 08 Settembre 2018 03:58

Como si fuera esta noche...in mille per Greco e la sua Ensemble in Villa Peripato a Taranto

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Una notte magica, in quel teatro voluto dalla Di Bello nel luogo che fu del Cinema la Pineta: Taranto tributa onore al suo violinista, dopo un incerto pomeriggio climatico, gli scongiuri e «…i cellullari che squillavano in continuazione»

Dalla mitica Velasquez e la sua ultima notte, alle Tarantella di Rossini e poi Bizet, la saga di Ennio Morricone che con le sue colonne sonore ci porta al cinema, Francesco Greco impersona le sonorità giuste per smuovere il pensiero, corredarlo di immagini, farlo viaggiare nel cosmo individuale.

La musica ha questa straordinaria forza e non a caso, nella descrizione dell’Olimpo, Treves molti decenni fa scriveva "… Poi si ode un preludiare di arpeggi: e voci e risa tacciono. Un dio dal giovine volto, coronato il biondo capo di una corona di lauro, vestito di una veste dalle lunghe pieghe, suona dolcemente una sua cetra d’oro e d’argento. Nove fanciulle cantano in coro un canto grave e soave e muovono intanto volubili passi di danza”.

Greco e il suo Ensemble nel suo repertorio ha struggenti melodie che sembrano preghiere collettive, una è stata dedicata alla ragazzina di 12 anni caduta dal balcone due giorni fa a Taranto.

Una cosa la cronaca deve sottolineare, a partire dalle stesse cose dette alla fine dello spettacolo, quando l’adrenalina è scivolata via e sfumava il ricordo della paura del pomeriggio piovoso che aveva reso tutto drammaticamente incerto (anche rinviare di un giorno sarebbe stata una scommessa col bizzarro clima). Il question time, per parafrasare un termine parlamentare, è legato alla valorizzazione degli artisti locali. Greco parla di tante porte chiuse e di questo teatro dei cittadini di Taranto che può e deve essere destinato a promuovere le risorse della città bimare. Mille spettatori non sono pochi, soprattutto considerando il grande fai da te, realizzato attraverso i contatti individuali dei social. L’altro aspetto è legato allo strumento, il violino. Antico strumento che ci porta agli arpeggi degli dei, come abbiamo scritto, ma qui vorrei ricordare come ho conosciuto Greco.

 

A Nova Siri, pochi anni fa, in una serata organizzata da Falanthra Onlus, un turista genovese mentre si accomodava davanti mi chiese: “ma è solo un violinista?”. Alla mia risposta affermativa aggrottò le ciglia, borbottò e rivolgendosi alla sua comitiva chiese: “e che dobbiamo fare col violino?”. Cosa che appare identica all’affermazione fatta dall’artista ieri sera. Ma la vicenda della località marina della Basilicata si colora quando iniziò il concerto di Greco e il palco risultò vuoto e il turista sbottò: “lo sapevo, è una fregatura è una registrazione”. Ma quando dal fondo, vestito da elfo bianco apparve Francesco Greco, il turista restò basito, con lo sguardo fisso allo strumento e dopo quasi due ore di arpeggi disse, sempre rivolto a me: “per fortuna sono rimasto”. Ecco.

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