ANNO XII  Novembre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 12 Settembre 2018 16:46

"Migrazioni", al via il nuovo progetto artistico della Fondazione di Sardegna

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Il progetto si sviluppa attraverso due lavori differenti - “Désert”, performance site specific di Leonardo Delogu e “Cagliari”, una mostra fotografica di Guy Tillim

CAGLIARI - La Fondazione di Sardegna inaugura la programmazione autunnale delle proprie attività culturali il 22 e il 23 settembre con la presentazione a Cagliari del progetto “Désert”, performance site specific di Leonardo Delogu, cui seguirà l’inaugurazione della mostra fotografica “Cagliari” di Guy Tillim, prevista il 19 ottobre. Due lavori concepiti a partire da un invito specifico che la Fondazione ha rivolto ad artisti e curatori: indagare il tema delle migrazioni.

Il nuovo ciclo di produzioni artistiche ideato e promosso dalla Fondazione di Sardegna si inserisce nell’ambito di AR/S - Arte Condivis, la piattaforma nata nel 2015 nell’intento di promuovere il patrimonio artistico e culturale dell’isola. La Fondazione prosegue nel già avviato percorso di commissione di opere d’arte contemporanea concepite da artisti di diversa provenienza, invitati a vivere un’esperienza di residenza in Sardegna. L’iniziativa ha coinvolto contestualmente più curatori operanti in ambiti disciplinari distinti - la fotografia e le arti performative - e ha previsto la selezione di artisti la cui ricerca potesse evolversi sul territorio regionale tramite l’avvio di due progetti sviluppati parallelamente e accomunati da un tema storicamente complesso e - in particolare se riferito alle cronache attuali - più che mai controverso: le migrazioni.

Il tema prescelto ha portato i due curatori, Marco Delogu per la fotografia e Maria Paola Zedda per la performance, a proporre l’intervento di due artisti distanti per provenienza geografica, età, immaginario estetico, riferimenti e intenti artistici, che nel corso dell’estate hanno trascorso diverse settimane di residenza e produzione sull’isola.

La curatrice Maria Paola Zedda ha invitato il regista, coreografo e performer umbro di origine sarda Leonardo Delogu, artista camminatore, ricercatore del movimento e del paesaggio. Nato a Narni nel 1981, cofondatore del progetto DOM-, Delogu ha coltivato negli anni e collaborazioni con il Teatro Valdoca, i coreografi Raffaella Giordano e Claude Coldyil paesaggista francese Gilles Clèment e il collettivo Coloco. Nell’ambito della commissione della Fondazione di Sardegna, Delogu ha scelto di indagare il tema della migrazione mettendo a confronto i fenomeni contemporanei con la dimensione arcaica e archetipica del nomadismo. L’immagine del deserto si è imposta alla sua sensibilità come elemento di connessione tra i due aspetti: i deserti attraversati dalle rotte che attraversano l’Africa Subsahariana e il Medio Oriente, i deserti abitati da secoli da chi vive la dimensione nomadica come caratteristica antropologica e condizione abitativa consueta.

Tra i mesi di aprile e agosto, nel corso di tre cicli di produzione che hanno visto il coinvolgimento di performer, attori e danzatori sardi e del musicista Alessandro Olla per la composizione ed esecuzione live delle musiche originali, Leonardo Delogu ha individuato e abitato un sito limitrofo all’area metropolitana di Cagliari che ha animato prepotentemente l’intero processo di creazione e che sarà rivelato solo al momento del debutto. La performance “Désert", realizzata in coproduzione con Sardegna Teatro nell’ambito del festival CagliariPaesaggio e Fondazione Sardegna Film Commission, e in collaborazione con Carovana SMI e Spaziodanza, è un percorso immersivo, che si colloca nell’ambito delle long duration performance, e che sarà presentato al pubblico sabato 22 e domenica 23 settembre. Grazie al contributo di Fondazione Sardegna Film Commission, le due giornate di spettacolo saranno inoltre oggetto delle riprese video e dello sguardo d’autore del noto collettivo artistico milanese Studio Azzurro, coinvolto nell’intento di tradurre l’esperienza performativa in un elaborato video: un’opera nell’opera.

Il curatore Marco Delogu rinnova invece la sua collaborazione con la Fondazione di Sardegna interpellando il fotografo sudafricano Guy Tillim. L’artista, recentemente insignito del prestigioso Henri Cartier-Bresson Award e le cui opere sono presenti nelle più prestigiose collezioni del mondo, ha prodotto una serie di fotografie che confluiranno in una pubblicazione edita da Punctum - con testi di Francesco Abate e Michela Murgia - e in un progetto espositivo dal titolo “Cagliari”. La mostra, prodotta con la collaborazione della Fondazione Sardegna Film Commission, sarà inaugurata presso la sede cagliaritana della Fondazione di Sardegna venerdì 19 ottobre, e sarà visitabile fino a gennaio 2019.

Nato nel 1962 a Johannesburg, Guy Tillim si è a lungo dedicato a progetti di documentazione visiva e storica, tesi a evidenziare il divario razziale creato dall'apartheid nel suo paese e a produrre testimonianze del conflitto sociale e delle disuguaglianze prevalenti nel continente africano. Freelance per numerose agenzie internazionali, negli anni si è distaccato dall’iconografia del fotogiornalismo di denuncia per adottare un punto di vista più enigmatico, spesso rivolto alla strada. Come nei suoi lavori più recenti, anche in “Cagliari” le sue fotografie si soffermano su gesti e movimenti semplici, comportamenti e situazioni urbane consuete: frammenti sospesi delle vie del capoluogo sardo e dei suoi abitanti che sono al contempo delle finestre aperte verso le strade del mondo, offerte al nostro sguardo come nuovi spazi di riflessione.

Due esperienze diverse, dunque, ma che nell’indagare un fenomeno perlopiù percepito come distante, suggeriscono entrambe uno sguardo alla scoperta di sé”, scrive Antonello Cabras, presidente della Fondazione di Sardegna, che prosegue evidenziando come “un ulteriore elemento di affinità tra i due progetti si può riscontare nell’esperienza di sospensione offerta. Sia le fotografie di Guy Tillim che la performance di Leonardo Delogu ci conducono infatti in un viaggio verso una dimensione dilatata che in qualche modo richiama la condizione attraversata da ogni individuo o gruppo di esseri umani che per le ragioni più diverse, in innumerevoli momenti della nostra evoluzione, si è ritrovato a intraprendere un cammino al quale affidare la propria sopravvivenza. Al contempo è come se entrambi ci invitassero a sospendere temporaneamente il giudizio e a renderci disponibili ad assumere un punto di vista inedito su un fenomeno che per quanto - o in quanto - sia sempre più presente nel nostro dibattito quotidiano forse non sempre ci ricordiamo di osservare, raccontare e vivere con reale consapevolezza e libertà di interpretazione.

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