ANNO XIV Settembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 23 Settembre 2018 02:49

Un falso regionalismo differenziato che conduce alla rottura dell’unità nazionale

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Il ministro leghista Stefani all’Università di Padova ha affermato: “L'autonomia non è una questione sicuramente facile ma decisamente delicata, per cui auspico tempi molto brevi.La mia intenzione è quella di poter portare una bozza di intesa per una prima discussione in Consiglio dei ministri entro il 22 ottobre».

La Regione Veneto ma anche Lombardia ed Emilia Romagna chiedono l’applicazione dell’art. 116, comma 3, Cost. che così dispone: «Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119.

La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata». Rispetto a cosa «Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ...»? Rispetto alle competenze delle Regioni ordinarie elencate nei commi 3 e 4 dell’art 117 della Costituzione e quindi in più delle «altre» Regioni ordinarie potranno avere, perché concesso dalla legge rinforzata dello Stato menzionata nello stesso art. 116, co. 3, Cost., «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia».

Il riferimento è alle «materie di cui al terzo comma dell’articolo 117», senza effettuare alcuna distinzione al riguardo e cioè indicando tutte le materie di potestà legislativa concorrente. Allora considerato che questa potestà legislativa è già delle Regioni ordinarie quello che vogliono è la determinazione dei principi fondamentali riservata alla legislazione dello Stato“ .

Questo vogliono o la riduzione dell’ampiezza dell’ingerenza dello Stato.

Inoltre, l’art. 116, co. 3, Cost., indica solo alcune delle materie di cui all’art. 117, co. 2, Cost., nelle quali, di per sé, lo “Stato ha legislazione esclusiva”. La vicenda nasce con i referendum della Lega in Veneto e Lombardia e, a qualche settimana dal voto il governo Gentiloni, in articulo mortis firma un accordo preliminare con le due Regioni. Accordo che riguarda rapporti internazionali e con l’Unione europea, politiche del lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, istruzione, salute. Istruzione: le regioni programmeranno l’offerta di istruzione regionale, la disciplina dell’ istruzione e della formazione professionale, lo sviluppo delle relazioni fra autonomie scolastiche, universitarie e imprese, il raccordo tra istruzione tecnica e formazione universitaria, la programmazione dell’offerta integrativa di percorsi universitari; la costituzione di un fondo per la didattica, l’edilizia scolastica e interventi anti-sismici .

Tra i 5 Stelle e la Lega nel contratto di Governo sottoscritto viene specificato l’obiettivo di giungere a «rapida conclusione le trattative già aperte tra Governo e Regioni,” per l’attribuzione di maggiori funzioni, con le «risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse».

A Venezia Salvini recatosi per garantire la grande marchettona chiamata Pedemontana Veneta ha detto che si procede velocemente, e che presto saranno approvate le richieste delle regioni (Lombardia, Veneto, Emilia ).

Le tre regioni hanno concordato con il governo i modi da usare per l’attribuzione delle risorse necessarie all’esercizio delle responsabilità che saranno decise da una commissione paritetica Stato/Regione.

La questione delle risorse è fondamentale. Maroni, durante la campagna elettorale, ha sostenuto che la finalità è quella di trattenere la metà del residuo fiscale della Lombardia, stimato in 50 miliardi di euro.

Se questo è il fine allora questo regionalismo differenziato è solo un modo per recuperare risorse da parte delle regioni più ricche.

Nelle scorse settimane il Veneto ha definito una richiesta ritenuta al limite del perimetro costituzionale. Quali il punto è sotto accusa? Quello fondamentale delle risorse. Risorse calcolate tenendo conto non solo dei bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere in sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini. In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca.

Questi risultati si intendono raggiungerli, in assenza di definizione dei LEP (Livelli Essenziali di prestazioni sociali e civili) che devono essere garantiti a tutti i cittadini in misura omogenea. Sono trascorsi 17 anni senza che alcuno abbia fissato il livello dei LEP quale parametro per tutti i cittadini, mentre in pochi mesi si sia arrivati alle battute consultive del processo di autonomia differenziata, a vantaggio di pochi”.

Tutto questo in palese difformità dei Principi di uguaglianza scritti in Costituzione. Ho condiviso la petizione elaborata dal Viesti denominata “No alla secessione dei ricchi” e inviata al Capo dello Stato e ai Presidenti delle due Camere. Fondamentalmente viene chiesto:

a) nessun trasferimento di poteri e risorse a una Regione sia attivato finché non siano definitii “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” (art. 117, lettera m della Costituzione);

b) il trasferimento di risorse sulle materie assegnate alle Regioni sia ancorato esclusivamente a oggettivi fabbisogni dei territori, escludendo ogni riferimento a indicatori di ricchezza;

3) sia garantito il diritto dei cittadini a essere informati dettagliatamente e costantemente, attraverso la tv pubblica, il coinvolgimento di esperti indipendenti e il confronto fra tesi diverse.

Infine una considerazione. A 17 anni dalla riforma costituzionale e a 10 dall’approvazione di un disegno di legge governativo non esiste ancora una legge di applicazione dell’art. 116. Per firmare la petizione visitare il sito https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi

: “L'autonomia non è una questione sicuramente facile ma decisamente delicata, per cui auspico tempi molto brevi.

La mia intenzione è quella di poter portare una bozza di intesa per una prima discussione in Consiglio dei ministri entro il 22 ottobre».

La Regione Veneto ma anche Lombardia ed Emilia Romagna chiedono l’applicazione dell’art. 116, comma 3, Cost. che così dispone: «Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119.

La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata». Rispetto a cosa «Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ...»? Rispetto alle competenze delle Regioni ordinarie elencate nei commi 3 e 4 dell’art 117 della Costituzione e quindi in più delle «altre» Regioni ordinarie potranno avere, perché concesso dalla legge rinforzata dello Stato menzionata nello stesso art. 116, co. 3, Cost., «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia».

Il riferimento è alle «materie di cui al terzo comma dell’articolo 117», senza effettuare alcuna distinzione al riguardo e cioè indicando tutte le materie di potestà legislativa concorrente. Allora considerato che questa potestà legislativa è già delle Regioni ordinarie quello che vogliono è la determinazione dei principi fondamentali riservata alla legislazione dello Stato“ .

Questo vogliono o la riduzione dell’ampiezza dell’ingerenza dello Stato.

Inoltre, l’art. 116, co. 3, Cost., indica solo alcune delle materie di cui all’art. 117, co. 2, Cost., nelle quali, di per sé, lo “Stato ha legislazione esclusiva”. La vicenda nasce con i referendum della Lega in Veneto e Lombardia e, a qualche settimana dal voto il governo Gentiloni, in articulo mortis firma un accordo preliminare con le due Regioni. Accordo che riguarda rapporti internazionali e con l’Unione europea, politiche del lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, istruzione, salute. Istruzione: le regioni programmeranno l’offerta di istruzione regionale, la disciplina dell’ istruzione e della formazione professionale, lo sviluppo delle relazioni fra autonomie scolastiche, universitarie e imprese, il raccordo tra istruzione tecnica e formazione universitaria, la programmazione dell’offerta integrativa di percorsi universitari; la costituzione di un fondo per la didattica, l’edilizia scolastica e interventi anti-sismici .

Tra i 5 Stelle e la Lega nel contratto di Governo sottoscritto viene specificato l’obiettivo di giungere a «rapida conclusione le trattative già aperte tra Governo e Regioni,” per l’attribuzione di maggiori funzioni, con le «risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse».

A Venezia Salvini recatosi per garantire la grande marchettona chiamata Pedemontana Veneta ha detto che si procede velocemente, e che presto saranno approvate le richieste delle regioni (Lombardia, Veneto, Emilia ).

Le tre regioni hanno concordato con il governo i modi da usare per l’attribuzione delle risorse necessarie all’esercizio delle responsabilità che saranno decise da una commissione paritetica Stato/Regione.

La questione delle risorse è fondamentale. Maroni, durante la campagna elettorale, ha sostenuto che la finalità è quella di trattenere la metà del residuo fiscale della Lombardia, stimato in 50 miliardi di euro.

Se questo è il fine allora questo regionalismo differenziato è solo un modo per recuperare risorse da parte delle regioni più ricche.

Nelle scorse settimane il Veneto ha definito una richiesta ritenuta al limite del perimetro costituzionale. Quali il punto è sotto accusa? Quello fondamentale delle risorse. Risorse calcolate tenendo conto non solo dei bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere in sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini. In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca.

Questi risultati si intendono raggiungerli, in assenza di definizione dei LEP (Livelli Essenziali di prestazioni sociali e civili) che devono essere garantiti a tutti i cittadini in misura omogenea. Sono trascorsi 17 anni senza che alcuno abbia fissato il livello dei LEP quale parametro per tutti i cittadini, mentre in pochi mesi si sia arrivati alle battute consultive del processo di autonomia differenziata, a vantaggio di pochi”.

Tutto questo in palese difformità dei Principi di uguaglianza scritti in Costituzione. Ho condiviso la petizione elaborata dal Viesti denominata “No alla secessione dei ricchi” e inviata al Capo dello Stato e ai Presidenti delle due Camere. Fondamentalmente viene chiesto:

a) nessun trasferimento di poteri e risorse a una Regione sia attivato finché non siano definitii “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” (art. 117, lettera m della Costituzione);

b) il trasferimento di risorse sulle materie assegnate alle Regioni sia ancorato esclusivamente a oggettivi fabbisogni dei territori, escludendo ogni riferimento a indicatori di ricchezza;

3) sia garantito il diritto dei cittadini a essere informati dettagliatamente e costantemente, attraverso la tv pubblica, il coinvolgimento di esperti indipendenti e il confronto fra tesi diverse.

Infine una considerazione. A 17 anni dalla riforma costituzionale e a 10 dall’approvazione di un disegno di legge governativo non esiste ancora una legge di applicazione dell’art. 116. Per firmare la petizione visitare il sito https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi

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