ANNO XII  Ottobre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 06 Ottobre 2018 05:39

L'inchiesta di Bloomberg sui microchip-spia cinesi nei server delle aziende americane

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La maxi inchiesta dice che Pechino si sarebbe infiltrata nella filiera dei fornitori delle imprese americane.  E spunta proprio nelle ore di massima tensione tra Usa e Cina dopo le accuse lanciate dal vice presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, di tentate interferenze cinesi nelle elezioni midterm di novembre

Nelle stesse ore in cui il vice presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, accusava Pechino di interferenze politiche (proprio la Cina che è alfiere del principio di non ingerenza) con lo scopo di far cadere il presidente americano, Donald Trump, alle prossime elezioni midtermBloomberg Businessweek pubblicava un’inchiesta bomba: la Cina si sarebbe infiltrata in circa 30 compagnie americane inserendo un microchip-spia nei loro server. Tra le società coinvolte ci sarebbero anche Apple e Amazon. Che però smentiscono. 

Procediamo con ordine. La maxi inchiesta -  pubblicata il 4 ottobre -  dice che Pechino si sarebbe infiltrata nella filiera dei fornitori delle imprese americane. Cioè? La Cina avrebbe piazzato dei chip in una delle componenti più importanti dei mega-computer che custodiscono i dati: le schede madri prodotte da Supermicro, utilizzate nei server di circa trenta società americane -  tra le quali Apple e Amazon. Le società coinvolte sarebbero a conoscenza dell'attacco e, sempre a detta di Bloomberg, già nel 2015 avevano aperto inchieste interne e avvertito le autorità statunitensi. 

L'inchiesta di Bloomberg

Se l'attacco fosse confermato, si tratterebbe della più grande offensiva promossa da uno Stato, passata non da software - come i malware - ma da hardware. Bloomberg non usa mezzi termini: si tratta, scandisce, di un attacco “molto più grave degli attacchi informatici basati sui software ai quali siamo stati abituati finora. Le aggressioni su hardware sono molto più difficili da disinnescare e potenzialmente più devastanti, consentendo quel tipo di accesso ai dati, invisibile e a lungo termine, che le agenzie di spionaggio sarebbero disposte a investire milioni di dollari pur di avere”. I chip, si legge ancora nell’inchiesta, avrebbero avuto una dimensione simile a un chicco di riso. In grado di sottrarre dati e infettare i server.

Apple e Amazon hanno rifiutato con forza la tesi di Bloomberg. Il gruppo guidato da Jeff Bezos definisce "falsa" l'accusa che Amazon fosse a conoscenza della compromissione. L’azienda di Cupertino, dal canto suo, sostiene di "non aver mai trovato manipolazioni hardware o vulnerabilità nei propri server".  Di più. Il gruppo guidato da Tim Cook, dopo aver definito "false" le accuse in una replica pubblicata dalla stessa agenzia Bloomberg, è tornata sull’argomento con una lunga nota intitolata "Cosa ha sbagliato Businessweek su Apple". 

"Apple non ha mai trovato chip dannosi, manipolazioni hardware o vulnerabilità in alcun server”, ha scritto. “Apple non ha mai avuto alcun contatto con l'FBI o altre agenzie in merito a un simile incidente. Non siamo a conoscenza di alcuna indagine". A smentire è anche Supermicro: "Non siamo a conoscenza di alcuna indagine su questo argomento, né siamo stati contattati da alcuna agenzia governativa a questo riguardo". 

Un'inchiesta che complica i rapporti già complicati tra Usa e Cina

La pubblicazione dell’inchiesta di Bloomberg avviene in ore di massima tensione tra Usa e Cina dopo le accuse lanciate dal vice presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, di tentate interferenze cinesi nelle elezioni midterm di novembre. Pence ha pronunciato un discorso fortemente polemico nei confronti della Cina all'Hudson Institute di Washington, nel quale ha affermato che Pechino "vuole un presidente degli Stati Uniti diverso" da Donald Trump e che utilizza il proprio potere per interferire nelle politiche degli Stati Uniti "con mezzi economici, politici, militari e con la propaganda". 

Secondo il New York Times,il discorso di Pence potrebbe realmente segnare l’inizio di una Nuova Guerra Fredda. Le accuse giungono in un periodo di raffreddamento dei rapporti tra Pechino e Washington: le due potenze sono divise sia sul piano commerciale sia, più recentemente, su quello legato alla sfera militare

Non si è fatta attendere la condanna del governo cinese, che ha bollate le accuse come “calunnie”.  Pence, ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, "confonde giusto e sbagliato".Pechino"esorta gli Stati Uniti a correggere gli errori, e a smettere di pronunciare accuse infondate contro la Cina", ha aggiunto Hua. 

Il mese scorso, all’Assemblea Generale dell’Onu, Trump aveva detto che i cinesi "non vogliono che vinca perché sono il primo presidente in assoluto a sfidare la Cina sul commercio". La Cina, aveva dichiarato, prende di mira "industrie e Stati che giocheranno un ruolo importante nelle elezioni del 2018". Queste frasi erano state smentite poco dopo direttamente dal ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi. (agi alessandra spalletta)

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