ANNO XII  Dicembre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 07 Ottobre 2018 04:16

Il Brasile a un bivio

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L'ottava economia del mondo sceglie il suo presidente. Da una parte Fernando Haddad, erede di Lula, dall'altra Jair Bolsonaro, nostalgico dei tempi della dittatura. Cosa sapere sulle elezioni destinate a cambiare gli equilibri dell'America Latina

 Il Brasile decide se riprendere il filo dell'era Lula o tornare agli anni più bui: Fernando Haddad, candidato del partito dei lavoratori, e Jair Bolsonaro, esponente di una estrema destra che ha elogiato la dittatura degli anni '70-'80, guidano i sondaggi delle ultime ore, ma a far pendere l'ago della bilancia potrebbe essere il vero protagonista delle elezioni di domenica prossima: le donne. Domenica 7 ottobre circa 147 milioni di brasiliani sono chiamati alle urne per eleggere il presidente della repubblica (con un sistema di doppio turno), rinnovare completamente la Camera e i due terzi del Senato federale.

Si tratta di un voto decisivo per gli assetti interni e geopolitici del gigante sudamericano e di riflesso anche per gli equilibri regionali. Un voto che si svolge in un clima di grande tensione, gravido più che mai di incognite, anche a causa della forte polarizzazione degli elettori, divisi tra due fronti contrapposti: da una parte i sostenitori dello storico Partito dei Lavoratori (Pt), dall’altra i cittadini vicini al candidato di estrema destra, in testa nei sondaggi, il controverso Jair Messias Bolsonaro.

L'ottava economia mondiale con 22 milioni di analfabeti

Imponenti, i numeri del voto brasiliano, paese più esteso e popoloso dell’America del Sud, ottava economia mondiale con più di 425 mila seggi elettorali – aperti dalle 8 alle 17 (ora locale) ed oltre 530 mila urne elettroniche mentre più di 22 milioni di analfabeti voteranno con l’impronta digitale.

La campagna elettorale è stata molto travagliata sia per lesclusione dalla corsa per la carica presidenziale dell’ex capo di Stato Luiz Inacio Lula da Silva - in carcere per una condanna a 12 anni per corruzione – che per l’accoltellamento del candidato del Partito social-liberale (Psl) Bolsonaro, avvenuto durante un comizio il 7 settembre scorso, da parte di un sostenitore di Lula, e causa di una sospensione della campagna.

Sul voto gravano alcuni dei mali ricorrenti del paese verdeoro, in primis le tangenti, con circa un terzo dei deputati e la metà dei senatori nel mirino della giustizia, sulla scia della tempesta “Lava Jato”, la grande inchiesta sulla corruzione che ha dilapidato le finanze pubbliche. E ancora violenze di cartelli e bande, disoccupazione, recessione economica e traffici non solo di droga.

In tutto sono 14 i candidati in lizza alla massima carica. A rappresentare i colori dello storico Partito dei Lavoratori (Pt, sinistra) è Fernando Haddad, dopo che Tribunale supremo elettorale ha bloccato la candidatura dell’ex presidente Lula, al in carica dal 2003 al 2011. Haddad, 55 anni, nato a San Paolo, di origine libanese, è un avvocato, docente e scrittore diventato ministro (2005-2012) e poi sindaco della città natale. Il suo principale contendente è Bolsonaro, soprannominato il “Trump brasiliano”, in netto vantaggio nei sondaggi, al 31%, con uno stacco di 10 punti percentuali su Haddad.

Gli outsider

Nella corsa alla presidenza c’è anche l’attuale presidente del Brasile, il conservatore Michel Miguel Elias Temer Lulia, in carica dal 31 agosto 2016, dopo l’estromissione di Dilma Rousseff a seguito delle accuse di violazione delle leggi sul bilancio. Sul versante di sinistra gli elettori potranno scegliere anche tra Marina Silva, ex ministra dell’Ambiente sotto Lula, Ciro Gomes del Partito Labour e ministro dell’Integrazione sempre durante la presidenza Lula, Guilherme Boulos del Partito socialismo e libertà e Vera Lucia Salgado del Partito socialista dei lavoratori uniti. A destra sono in lizza Geraldo Alckmin, del Partito della Social Democrazia Brasiliana e attuale governatore dello stato di San Paolo, che aveva sfidato Lula alle presidenziali del 2006. Joao Goulart del Partito Patria Libre, Jose Maria Eymael di Democrazia cristiana e Cabro Daciolo del Patri sono gli altri candidati di destra. Inseriti nell'elenco dei contendenti Álvaro Dias di Podemos, João Amoêdo di Novo e Henrique Meirelles del Movimento democratico.

La sfida dei social

Per tutti loro la partita elettorale si è giocata anche sul web, strumento di comunicazione e informazione più usato in Brasile. In netta posizione di forza anche sulla rete, Bolsonaro ha 3 milioni di follower tra Instagram e Facebook e 2 milioni su Twitter. Il 60% dei suoi potenziali elettori ha meno di 34 anni, ha studiato, appartiene alla classe media, non ha più fiducia nel Partito dei Lavoratori e nelle storiche formazioni politiche, tende verso un pensiero più conservatore.

Sempre sul web è nata e cresciuta l’opposizione delle donne allo sciovinismo di Bolsonaro attraverso il profilo Facebook “Le donne contro Bolsonaro” – 400 mila adesioni in una settima e ora a quota 1,2 milioni – e l’hashtag della campagna #EleNao (#NotHim). Un pericolo potenziale per l’uomo che vuole governare il Brasile con un pugno di ferro: le donne sono il 52% dell’elettorato, in tutto 77,3 milioni, ma può anche contare su una solida squadra di attiviste che hanno dato battaglia alle oppositrici sul web e in piazza. La posta in gioco è alta: convincere un 30% di indecisi.

La possibilità del ballottaggio

Se domenica nessuno dei candidati alla presidenza ottiene la maggioranza semplice del 50% dei voti validi più uno, i due candidati più votati andranno al ballottaggio, previsto per il 28 ottobre. Altrettanto dura la lotta alla poltrona per migliaia di candidati deputati e senatori.

Come nelle precedenti legislature il futuro parlamento sarà molto frammentato, con oltre trenta formazioni politiche rappresentate, di cui tre che dominano la scena politica brasiliana da 25 anni: il Pt di Lula, il Partito del Movimento democratico brasiliano (Mdb-Pmdb) del presidente uscente Temer e il Partito della Social democrazia brasiliana (Psdb, centrodestra) dell’ex presidente Fernando Henrique Cardoso.

Il controverso 'Trump brasiliano'

È il candidato più controverso della corsa elettorale brasiliana: apertamente omofobo, ha più volte dichiarato di apprezzare la dittatura militare degli anni Sessanta-Ottanta e ha insultato in pubblico le donne (chiedendo per loro uno stipendio più basso). Ma Jair Messias Bolsonaro, 63enne, ex ufficiale militare, amato sui social e venerato nelle piazze, risulta anche in testa ai sondaggi delle intenzioni di voto alle presidenziali del prossimo 7 ottobre. Per molti è il Donald Trump di San Paolo. 

È entrato alla Camera dei deputati nel 1991 ed è membro del Partito social-liberale con cui si è candidato alla guida del Paese. Di origini italiane, diplomato all'Academia Militar das Agulhas Negras (principale accademia militare del Brasile) Bolsonaro ha servito per un breve periodo nelle unità di paracadutismo dell'esercito. I suoi ufficiali superiori lo descrissero come "ambizioso e aggressivo". È stato sposato tre volte e ha 5 figli. La sua moglie attuale è Michelle de Paula Firmo Reinaldo.

Mentre lavorava al Congresso, Bolsonaro l'assunse come segretaria e nei successivi due anni ricevette insolite promozioni e il suo stipendio più che triplicato. Dovette licenziarla dopo che la Corte Suprema Federale stabilì che il nepotismo è illegale nella pubblica amministrazione.

Bolsonaro è un forte sostenitore delle politiche nazionaliste, di estrema destra, e populiste, almeno quanto è oppositore delle politiche di sinistra. Agli inizi di settembre fu accoltellato da un sostenitore del Partito dei lavoratori. Fu ferito gravemente, e la campagna elettorale subì una breve sospensione.

Il libanese che tenta l’impresa

Fino a poche settimane Fernando Haddad era in lizza alle elezioni del 7 ottobre come vice-presidente ed è diventato candidato del Partito dei Lavoratori (Pt) alla presidenza del Brasile solo dopo l’esclusione di Lula dovuta alla sua incarcerazione. Pur avendo ricoperto l’incarico di ministro dell’Istruzione dal 2005 al 2012, sotto la presidenza di Lula e di Dilma Rousseff, e, dal 2013 al 1 gennaio 2017, quello di sindaco di San Paolo, dove è nato, il 55enne Haddad, origini libanesi, è poco noto al grande pubblico.

Laureato in giurisprudenza ed avvocato, si è specializzato in diritto civile, conseguendo anche un master in economia ed un dottorato di ricerca in filosofia. Al suo ricco curriculum si aggiunge l’incarico di docente di Teoria politica contemporanea all’Università di San Paolo. Sposato dal 1988 con la dentista Ana Estela Haddad, Haddad, cristiano ortodosso, è padre di due figli di 26 e 18 anni, Carolina e Federico.

Membro del team della difesa di Lula da sempre, ha potuto incontrarlo agevolmente in carcere. Inoltre Haddad è anche il coordinatore del programma governativo di Lula e oggi - insieme alla presidente del Pt, Gleisi Hoffmann - è uno dei leader più vicini all’ex presidente operaio, che 13 anni fa lo ha fatto entrare in politica.

Nei comizi elettorali Haddad si è sempre presentato come “portatore di un progetto collettivo che ha Lula come principale leader e principale ispiratore”, ribadendo di aver definito ogni punto del programma con l’ex presidente del Brasile, puntando alla ripresa economica del Paese. 

Nei sondaggi è lontano dal rivale, ma Haddad ha dalla sua parte la potente macchina elettorale del Partito dei Lavoratori. Potrebbe anche giocare in suo vantaggio il fatto di essere originario di San Paolo e di aver governato la città, più grande collegio elettorale del Paese, anche se è stato sconfitto quando si ricandidò a sindaco due anni fa. (agi)

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