ANNO XIV Febbraio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 14 Ottobre 2018 07:50

Avvio della procedura per il regionalismo differenziato

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Le tre proposte per l’avvio della procedura che riguarda il cosiddetto regionalismo differenziato hanno riguardato il coinvolgimento dei consigli regionali di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Procedura avviata dalle Giunte regionali e coinvolgimento poi dei Consigli regionali in forme diverse. Solo il Veneto ha approvato attraverso il Consiglio regionale una proposta di legge alle Camere. Lombardia ed Emilia- Romagna si sono limitate all’approvazione, da parte del Consiglio Regionale, di una o più risoluzioni, rivolte, anzitutto, alla stessa Giunta ai fini della stipulazione dell’intesa. Si tratta del progetto di legge statale n. 43, di iniziativa della Giunta veneta, relativo all’individuazione di percorsi e contenuti per il riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia per la Regione del Veneto, in attuazione dell’articolo 116, terzo comma, Cost., approvato dal Consiglio regionale del Veneto il 15 novembre 2017. Il testo del progetto è stato consegnato al Governo. Lombardia ed Emilia- Romagna si hanno approvato, in Consiglio Regionale, risoluzioni, rivolte alla Giunta ai fini della stipulazione dell’intesa. Il disegno di legge del Veneto si differenzia da quello lombardo ed emiliano considerato che richiede forme e condizioni particolari di autonomia in tutte le materie suscettibili di differenziazione ai sensi dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, nessuna esclusa, e che per ogni materia il tipo di autonomia richiesto è riferito agli aspetti legislativi, amministrativi e finanziari. L’aspetto più problematico e che suscita apprensione anche se tenuto in ombra è il contenuto del disegno di legge della regione Veneto che riguarda l’istruzione. Disegno di legge in Consiglio dei ministri il 22 ottobre prossimo. Legge che prevede la regionalizzazione della scuola e dell’università. Articolo che va letto insieme alla richiesta di attribuzione di risorse finanziarie molto maggiori di quanto speso oggi dallo Stato in Veneto. Richiesta legittimata da parametri che considerano il maggior gettito fiscale e cioè del maggior reddito dei Veneti. Più reddito equivale a maggiori servizi pubblici. Un regionalismo differenziato se passa questa impostazione che inciderà negativamente sull’uguaglianza fra i cittadini e sui grandi servizi pubblici nazionali, a cominciare da scuola e università.

Riporto qualche comma delle norme generali che riguardano l’istruzione:

a) sono attribuite alla Regione del Veneto le competenze legislative e amministrative dirette

b) disciplinare l’assegnazione di contributi alle istituzioni scolastiche paritarie con le correlate funzioni amministrative;

c) regionalizzare i fondi statali per il sostegno del diritto allo studio e del diritto allo studio universitario;

d) regionalizzare il personale della scuola, compreso il personale dell’Ufficio scolastico regionale e delle sue articolazioni a livello provinciale- Risorse (art 7).

La determinazione dei fabbisogni standard assume, anche in considerazione del principio costituzionale di eguaglianza, come termine di riferimento la popolazione residente, le caratteristiche territoriali e il gettito dei tributi maturato nel territorio regionale in rapporto ai rispettivi valori nazionali. Zaia vorrebbe tenere sul territorio il 90% del gettito. Bene. A condizione di modificare questa sorta di “strato sovrapposto”.

I soldi regionali includono anche entrate che in assenza dell’“Italia” cosi come è non entrerebbero.

Uno: l’imposta indiretta che i cittadini di regioni diverse pagano sui prodotti veneti. In una divisione di fatto queste società dovrebbero cederle alla regione in cui vendono. Esattamente come una esportazione.

Due: banche venete con filiali al Sud dovrebbero pagare le tasse sugli utili al Sud.

Terzo: i soldi pubblici per salvare Popolare di Vicenza e Veneto banca in un diverso contesto si sarebbero salvate con soldi veneti.

Infine il 14% del PIL delle regioni settentrionali pari, circa a 186 mld di euro sono prodotti dalla domanda di consumi generata al Sud. La bozza del disegno di legge delega (link in allegato) dovrebbe essere approvata in Parlamento su proposta del Governo. La Ministra per gli affari regionali Erika Stefani, leghista veneta, ha fissato il licenziamento del testo in consiglio dei ministri il 22 ottobre prossimo.

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