ANNO XIII  Aprile 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 18 Ottobre 2018 05:16

Relazione sulla entomofauna della Palude La Vela nel Mar Piccolo di Taranto

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Ogni gruppo zoologico può essere definito sia dall’elenco delle specie che lo compongono, sia dall’esame, anche sintetico, dei gruppi funzionali:

nella stesura della presente relazione abbiamo scelto la seconda soluzione, considerando che chi si accinga ad analizzare la biocenosi di ambienti dalle caretteristiche fisico-chimiche affatto particolari come quello del territorio a margine, con particolare riguardo alla entomofauna del territorio medesimo, debba affrontare non pochi problemi legati soprattutto al numero e alla diversità delle specie.

Come è noto, molti sono i punti di vista dai quali risulta evidente la grande importanza degli INSETTI, specialmente di quelli presenti nell’area oggetto della presente relazione, considerandone però per brevità soltanto due.

Per prima cosa gli Insetti costituiscono una componente fondamentale degli ecosistemi, sia naturali che artificiali, dagli ambienti del litorale ai boschi e alle praterie, sino alle coltivazioni, una componente che possiede una rilevanza assolutamente preponderante rispetto agli altri invertebrati e ai vertebrati nel condizionare la vita e l’evoluzione dei vari ambienti di cui ci stiamo occupando; in secondo luogo, gli insetti sono un significativo indicatore ecologico di questi ecosistemi.

Le entomofaune degli ambienti del litorale, come quelli relativi al territorio della “Palude La Vela”( battigia, zone paludose ad acquitrini salmastri, dune, macchie e pinete) presentano una “valenza ecologica” piuttosto ristretta, sono quindi assolutamente da tutelare perché particolarmente vulnerabili considerando le innumerevoli alterazioni che subiscono da tempo ad opera dell’uomo, quali incendi, cementificazione, disboscamenti, caccia e varie forme di manomissione e d’inquinamento ambientale.

In questo ambiente modificato nei confronti delle spiagge che decorrono lungo il litorale della costa jonica, prevalentemente sabbiose, si adatta una fauna entomologica speciale, ben differente nei suoi elementi da quella riscontrata nella fascia costiera peninsulare.

Le popolazioni di Insetti che popolano ancor oggi questi ambienti litorali così preziosi - stiamo parlando soprattutto di diverse specie di Imenotteri, Neurotteri, Coleotteri, Ditteri, Odonati e Lepidotteri - riciclano i detriti che andranno gradualmente a formare terreno fertile, contrastando l’aridità delle sabbie e dei terreni, e facilitano la diffusione di piante pioniere con l’impollinazione, contribuendo così al mantenimento dell’equilibrio ambientale e al sostentamento della biodiversità, siano essi fitofagi ( che si nutrono di vegetali), detritivori (che si nutrono di sostanze morte) o predatori.

In particolare, i terreni salso-argillosi sono popolati da elementi microfaunistici luto-alobionti, tra di essi i Coleotteri il Dyschirius salinus ed apicalis (Coleoptera Carabidae), ma anche il Daptus vittatus e il Dicheirotrichus obsoletus (Coleoptera Carabidae), amanti dei terreni argillosi ad alto tenore salino; tra i Lepidotteri dobbiamo ricordare soprattutto la Melanargia arge, (Lepidoptera Satyridae) endemismo italiano-peninsulare e la Melanargia russiae ( Lepidoptera Satyridae) specie a gravitazione transadriatica, e i Gegenes nostrodamus e pumilio (Lepidoptera Hesperiidae), specie xerotermofile tipiche dei terreni aridi e argillosi.

Un gran numero di vertebrati dipende per la propria sopravvivenza dagli insetti, la maggior parte degli uccelli passeriformi (rondini, cince, pettirossi, merli, ecc.) se ne alimenta esclusivamente o prevalentemente, specialmente sulle chiome degli alberi; lo fanno anche diversi rapaci (gheppio, civetta, ecc.), e alcuni mammiferi, detti appunto “insettivori”, come il riccio, il toporagno e i pipistrelli ( che ci liberano anche dalle infestanti zanzare…), e diversi rettili. Numerosi altri animali integrano la loro dieta abituale con gli insetti : ad esempio il passero, che si ciba soprattutto di semi, nutre i suoi piccoli con insetti, ricchi di proteine.

La concreta possibilità d’un rilevante aumento della popolazione umana e delle sue innumerevoli attività già da qualche tempo sta ponendo in primo piano una sommatoria di problemi ambientali, questo soprattutto perché la volontà e la possibilità dell’uomo di modificare (ed inquinare) l’ambiente in cui vive e respira si sono sviluppate molto, ma molto più in fretta della sua capacità di comprendere “bioempaticamente” come funzioni, perché tutti conoscano quei processi e quelle condizioni dell’ambiente che rendano possibile la vita e la salute di singoli organismi quali noi siamo.

La “cecità” di cui sembriamo un po’ tutti colpiti, forse anche per un progressivo decadimento dei valori e la mercificazioni di ogni risorsa, anche la più fondamentale per la vita, è causa prima delle svariate forme di manomissione, spesso brutale, di questi nostri ambienti naturali così ecologicamente preziosi : che invece, con adeguati interventi di tutela, possono, anzi devono diventare fonte d’autocritica per una società alquanto immatura e possessiva, ancor oggi incapace di autocorreggere i propri impulsi “predatori”, preziosa palestra per il ristabilimento di un ritrovato ed armonioso legame tra uomo e natura.

BIBLIOGRAFIA

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VALENTINI V., 2011. Gemme di gravina. Scorpione Editrice TA.

VERITY R., 1940-1953, Le farfalle diurne d’Italia. Marzocco FI.

Il Direttore 

Museo Laboratorio della Fauna Minore Mezzana Salice di San Severino Lucano (Pz).

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