ANNO XIII  Gennaio 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 21 Ottobre 2018 13:20

La "marcia dei disperati" ferma in Messico Iniziano i rimpatri

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Non funzionano le minacce e glli avvertimenti. Non si ferma infatti la marcia dei disperati che a piedi, dall'Honduras, sperano di raggiungere gli Stati Uniti.

Sono fermi al confine con il Messico, dopo che Trump ha avvertito i paesi di non farli passare anche se questa donna dice: "Ci faranno passare, ci hanno solo detto di avere pazienza, non sappiamo altro".

Pietose menzogne delle autorità messicane che non sembra abbiano alcuna intenzione di lasciar andare queste persone che non hanno nemmno lo status di rifugiati essendo considerati migranti economici.

E si che le autorità hanno tentato di dissuaderli arrestando il loro leader Bartolo Fuentes. Non sono rare le marce di avvicinamento collettivo verso nord, stavolta però, la vicenda ha destato attenzione per i numeri: sono partiti in 160 dalla città honduregna di San Pedro Sula, che secondo molte classifiche è una delle più pericolose al mondo, e ora sono circa 3.000 persone.

L'esecutivo messicano, di sinistra, non vuole giocare la parte del cattivo: "Abbiamo lavorato con questo gruppo così come con gli ambasciatori del Guatemala e il nostri consoli hanno spiegato ai membri della caravanna quali sono le opzioni possibili", ha affermato il ministro degli esteri.

Di norma, i viaggi verso nord proseguono con il treno, il famigerato La Bestia. Chi non ha gli spiccioli per pagare il biglietto lo cavalca gratis sul tetto, rischiando la pelle.

Il presidente Donald Trump ha assicurato però arresti e deportazioni all’arrivo e minacciato i Paesi della regione con il taglio degli aiuti se non smetteranno di lasciar passare i migranti. visto che Washington, ha detto il presidente: "Ha dato un sacco i soldi a queste amministrazioni".

I gruppi dei centroamericani in fuga non arrivano mai compatti al passaggio decisivo, dove verrebbero facilmente identificati dalla polizia di frontiera Usa, ma passano nelle mani di organizzazioni criminali messicane e degli spalloni, detti coyote. Molti di questi migranti muoiono nel deserto e nessuno lo saprà mai.

Carovana dei migranti. Iniziano i rimpatri

Dovrebbero essere rimpatriati i migranti che fanno parte della carovana partita da San Pedro Sula in Honduras e che si prefiggevano di arrivare negli Stati Uniti. A piedi. Questo è il risultato di una riunione fra l'ancora presidente messicano Enrique Peña Nieto, il neoeletto Amlo entrerà in carica il primo dicembre, con gli omologhi di Honduras, Juan Orlando Hernández, e Guatemala, Jimmy Morales.

La riunione si è conclusa con generiche promesse di rimpatrio e di aiuto allo sviluppo della regione centroamericana. Ovvio dunque che i migranti non si fidino e cerchino di raggiungere con ogni mezzo il territorio messicano.

Un'operatrice umanitaria del servizio rifugiati dei Gesuiti esprime tutta la sua inquietudine: "La gente è disperata. Non li lasciano passare e li hanno confinati sul ponte che porta in Messico. Non sappiamo quanti siano rusciti a passare e non sappiamo il destino di quelli che sono stati caricati sugli autobus per essere trasportati in rifugi sicuri. Non sappiamo dove siano finiti".

Anche Donald Trump ha dichiarato, prima di questa riunione, la sua intenzione di emanare nuove leggi migratorie che permettano di evitare gli orrori alla frontiera con il Messico, ma per ora il sogno di moltissimi membri della carovana sembra essere interrotto. ( - Euronews)

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