ANNO XIV Novembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 26 Ottobre 2018 22:12

l’italoamericano Viggo Mortensen” in Gree Book

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Rompe lo schermo e colpisce lì, dritto alla bocca dello stomaco, tra sorrisi e lacrime. Un film che racconta la storia di un buttafuori e un pianista. Due uomini, un italoamericano e un “negro”.

Tony Lip e Dr. Shirley nell’America degli anni ’60 rappresentano i poli opposti della scala sociale, entrambi ai margini. Il pregiudizio è la chiave di lettura. Lo stesso che genera razzismo e ostracismo.  Gli avvenimenti del 1962 sono ancora terribilmente contemporanei! Green Book di Peter Farrelly mette in comunicazione le diversità attraverso lo stare insieme e rappresenta l’amicizia con l’ascolto. Viggo Mortensen (Tony Lip Vallelonga) e Mahershala Ali (Don Shirley) interpretano personaggi molto differenti. Arroccati sulle proprie fragilità nascondono se stessi. Il diverso ha stesse paure, stessi limiti e stessi bisogni ad intensità e modalità proprie.

130’ di partecipazione dello spettatore alle vicende. Tutti co-vittime delle angherie e responsabili culturali. Un invito all’introspezione e alla crescita personale. Si mette in scena l’amore, quello della famiglia Vallelonga e di un’amicizia speciale, nata per caso, che romperà la cecità dell’arroganza umana. Un viaggio, una conoscenza forzata e una relazione epistolare, l’intelaiatura geniale da cui Nik Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly (sceneggiatori) riescono a tessere le vicende del lungometraggio. Intenso e partecipato. Si dice che scrivere sia una terapia e per Tony Lip e Dr. Shirley è forse stato molto di più.

Da New York a New Orleans, in Luisiana, gli eventi si susseguono a ogni stazione e il legame fra i due si rafforza. Pennsylvania, l’Ohio, l’Indiana, l’Illinois, l’Iowa, il Missouri, il Kentucky, il Tennessee e la costa orientale attraverso la Carolina, al sud nell’istituzionalizzato razzismo dell’America perbenista Tony scopre se stesso. Comprende che colore della pelle non costituisce alibi per l’arroganza culturale preminente, né i gusti sessuali. Conosce l’efferatezza umana degli uomini “per bene”. Lui del mezzogiorno d’Italia, cresciuto nel Bronx, aveva cominciato a lavorare a dodici anni nel locale notturno Copacabana. Seppe destreggiarsi tra i pericoli della città grazie al forte temperamento schivo, indomito e leale del calabrese. Peculiarità distinte dalla comunità americana del tempo. Forse motivo di disprezzo e di timore. Impara nel profondo sud che la sua italianità è vista, in quei posti, alla stregua dei neri. Lì è solo un “mangia spaghetti”. Nel punto di congiunzione si crea la frattura tra il Lip del passato e l’amico del pianista prodigio. D’altro canto aiuterà l’artista ad accettare la sua parte nera e a liberarsi dai limiti razzisti di cui era adepto. 

Il danese Mortensen dalla sala Petrassi dell’auditorium - Parco della Musica - dà lezioni di italianità e di umiltà. Esalta le qualità socio-culturali che il film veicola. Sciorina una lingua ibrida tra l’italiano e l’inglese di Manhattan, New York. Tiene banco fra i giornalisti, prima, e alla proiezione con il pubblico, poi, e dettaglia l’esperienza meravigliosa avuta con la famiglia Vallelonga. Tra racconti enfatizzati e tanto, tanto, cibo il suo Tony Lip è già un italiano d’America. “ vi sono termini coniati tra le due lingue - dice Viggo - che non hanno un senso definito”. Come “tuzzun” un modo “anglo-nostrano” di chiamare un cioccolatino. 

Da quei luoghi della Louisiana intrisi di razzismo identitario a oggi sembrerebbe essersi fermato il tempo, cancellando parte della storia di rivendicazioni sociali e di diritti umani. Farrelly si augura che il film parli alle nuove generazioni. Allegorico sarebbe clonare il suo viaggio e caratterizzarlo per Salvini e Lucano, da Trento a Enna, in un’Italia a due misure e velocità. E se non nascesse un’amicizia almeno si restituire valore alla magnifica idea dell’elasticità mentale italica, quella di  Viggo Mortensen nelle vesti di Tony Lip, semplice uomo illuminato. Giusto Aragorn potrebbe sconfiggere il male, ristabilire l’equilibrio dei diritti umani, garantendo giustizia per la coesistenza umana. 

Fa sorridere lo scetticismo di Mortensen di essere inadeguato al ruolo di Tony Lip, temeva di cadere in una caricatura! “ho trovato incredibile fare una storia su un’amicizia vera... avevo un nervosismo, fra parentesi io non sono italiano, ed ero cosciente dei miei limiti e sapevo che vi sono attori italoamericani bravissimi. È un film davvero speciale. Green Book non ti fa dire cosa devi pensare, ascoltare o vedere. Secondo me questo è un film invito a fare un viaggio, a ridere, a piangere se vuoi e a riflettere sui limiti delle prime impressioni. Una storia del passato che può aiutarci a vivere il presente”. Uscita il 31 gennaio.

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