ANNO XII  Novembre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 02 Novembre 2018 00:00

Il senso di una sfida…

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Nel 1997 ci siamo trovati di fronte ad un dilemma: si può superare il terrore del dentista oppure non resta che l’anestesia totale?

A questo punto abbiamo accettato la sfida e iniziato la collaborazione tra ambulatorio odontoiatrico e reparto Redentore 1 della Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone.

Questo reparto accoglieva persone con disabilità media disturbo del comportamento di età compresa tra i 30 e i 60 anni di sesso maschile.

All’interno dell’ambulatorio odontoiatrico si è creato un ambiente familiare con la presenza di figure di riferimento già conosciute in grado di infondere nel paziente quella sicurezza utile al superamento di tutti quei conflitti che portano al terrore della poltrona odontoiatrica.

È stata poi messa grande cura nell’ arredamento dell’ambiente. Pareti dipinte con colori tenui, musica soffusa, accoglienza amichevole da parte del personale. La mattina subito dopo colazione gli utenti del reparto Redentore 1 venivano accompagnati dall’educatore all’ambulatorio odontoiatrico, dove trovavano il loro spazzolino personalizzato e le due igieniste che facevano vedere come utilizzarlo correttamente.

Varcare la soglia dello studio, se inizialmente per molti costituiva un problema legato alla paura, col tempo è divenuta una piacevole abitudine. Familiarizzare con chi fino a qualche mese prima era visto come il mostro che mette le mani nella bocca, ha notevolmente diminuito l’utilizzo di farmaci sedatori e aumentato la consapevolezza nei nostri ragazzi dell’importanza di una corretta igiene orale. Educare alla consapevolezza, nei limiti del possibile, è una delle funzioni primarie dell’educatore.

La fiducia che è elemento fondamentale dell’educare è stato il perno intorno a cui abbiamo lavorato per superare quello che spesso era vero e proprio panico. La stretta collaborazione tra noi educatori e personale sanitario ha agevolato il percorso intrapreso dai nostri utenti. Sentirsi accolti e sostenuti e soprattutto rispettati nei loro tempi di reazione ha dato loro quella sicurezza che prima era sempre mancata.

L’avvicinamento alla poltrona è stato un altro elemento fondamentale. Inizialmente sono stati invitati a sedersi senza tuttavia insistere davanti ad un rifiuto. Si è permesso loro di toccare gli strumenti del dentista e spruzzata sulle mani l’acqua dalla siringa che viene adoperata nella pulizia dei denti, per familiarizzare con gli strumenti stessi, quasi una sorta di gioco dove pure noi ci spruzzavamo l’acqua sulle mani.

Le resistenze sono quindi diminuite e dopo qualche settimana i primi hanno accettato di sedersi sulla poltrona permettendo al dentista il suo intervento. Le prime volte la presenza dell’educatore è stata rassicurante tanto che spesso gli utenti ci stringevano la mano, col tempo non c’è stato più bisogno neanche della nostra presenza. Molti infatti avevano imparato la strada per andare dal dentista e andavano da soli, sia a lavare i denti che a farsi visitare.

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