Print this page
Sabato, 24 Novembre 2018 07:02

Ennesimo allarme sul cambiamento climatico, chi lo ascolterà

Written by 
Rate this item
(0 votes)

L'ultimo rapporto del gruppo internazionale di scienziati di 192 Stati denominato IPCC lancia l'ennesimo allarme sul riscaldamento globale e la necessità di contenere l'aumento medio di temperatura entro un aumento di un grado e mezzo centigrado rispetto al 1860/1880 epoca della rivoluzione industriale.

 

Nei prossimi decenni se non ci saranno riduzioni consistenti di gas serra (anidride carbonica, metano, protossido di azoto e gas fluorurati) le temperature aumenteranno di 3 o 4 gradi centigradi.

Riduzioni consistenti vuol dire riduzioni globali di gas serra del 50% rispetto ad oggi nei prossimi tre decenni e azzeramento nei successivi 30 anni. Questa riduzione è associata a un incremento di temperatura media globale di 1,6gradi centigradi. Probabilità di avere aumenti di temperatura inferiore ai due gradi comporta emissioni cumulate inferiori a 2900 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Dalla rivoluzione industriale a oggi le attività umane hanno immesso in atmosfera 1900 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ,In buona sostanza circa due terzi di “ spazio del carbonio” è stato utilizzato e quindi restano che le attuali generazioni e le future hanno a disposizione 1000 mld di CO 2 se si pone come obiettivo il contenimento delle temperature entro i due gradi centigradi. Appare quindi inevitabile la riduzione delle emissioni , oggi pari a 36 miliardi di tonnellate di CO2. Ai livelli attuali quel limite di emissioni sarebbe raggiunto tra 28 anni. La soluzione non può che essere la rottamazione delle fonti fossili. Interi popoli nel passato sono scomparsi per non aver capito cosa stesse succedendo.

L'archetipo è Troia con il cavallo di legno; gli aztechi che accolsero Cortes come un Dio, gli abitanti dell'isola di Psasqua che tagliando gli alberi uccisero la possibilità di sopravvivere e ancora i vichinghi che colonizzarono parte della Groenlandia intorno al 1000.

Il clima poi divenne freddo dopo 5 secoli e moltissimi morirono di freddo e stenti. Il riferimento è alla piccola era glaciale (in realtà le variazioni medie globali di temperatura furono modestissime circa alcuni decimi di grado . Solo in alcune zone fu più accentuato. Totalmente diversa la situazione nelle ere glaciali , l'ultima della quale terminata 20 mila anni fa e dove le temperature medie erano inferiori di 5 gradi rispetto a quelle attuali). Produciamo gas serra in quasi ogni attività umana per produrre energia elettrica, per riscaldarci, per muoverci con le auto, con gli aerei, per produrre cemento, acciaio, vetro,cibo , smaltire rifiuti e con le attività agricole metano e protossido di azoto. Sappiamo quello che sta succedendo! La situazione è critica e complicata. La cosa positiva è che non abbiamo a che fare con pericoli provenienti dallo spazio ma dal sotto suolo e sono i sono i combustibili fossili.

La prima cosa da fare è l'eliminazione dei sussidi alle fonti fossili pari a 548 miliardi di dollari.( fonte World Energy Outlook 2014). Una stima del costo per la transizione verso un nuovo sistema energetico richiede investimenti pari a 320 mila miliardi di dollari dal 2010 al 2050 ( IEA ). Una buona parte ovvero 270 mila mld sarebbe comunque, per il normale ricambio. Importante è anche sapere che una delle cause dell'aumento della CO2 in atmosfera è la perdita di carbonio dal suolo e dalle foreste. La campagna per il disinvestimento dalle fonti fossili è mondiale tanto che è sostenuta dal movimento 350.org e rilanciata da quotidiani come il The Guardian . Una conseguenza gravissima legata alle emissioni è la acidificazione degli oceani. Una reazione tra il terzo di in atmosfera assorbita dall'acqua trasformandosi in acido carbonico che si dissocia in idrogeno ( ioni idrogeno H +) e bicarbonato ( ioni HCO3 +). L'acqua più acida incide su coralli, molluschi bivalvi nella formazione di scheletri e conchiglie. Ogni giorno gli oceani assorbono 30 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Negli ultimi anni l'acidità è aumentata del sei per cento nei primi 100 metri degli oceani. Il World Economic Forum ha collocato al primo posto il fallimento delle politiche di contenimento del riscaldamento globale come il maggiore rischio per l'economia mondiale in termini di impatto e al terzo posto in termini di probabilità. Rinnovabili, risparmio energetico, forestazione, fotosintesi artificiale,ingegneria metabolica, chimica verde 2.0 , strategie di adattamento per scongiurare un cambiamento climatico da effetti molto seri e costosi . I cambiamenti climatici con l'innalzamento del livello dei mari nel Mediterraneo minaccia di inondare molti siti famosi dell'UNESCO da Venezia all'antica Tiro in Libano. Sono a rischio 50 siti UNESCO . In Italia Ravenna , Aquileia , Ferrara, il Cilento e l'area di Paestum. Nel Mediterraneo Arles (Francia), Tarragona (Spagna), Cartagine , la citta vecchia Dubrovnik , la città vecchia di Spalato (Croazia), la città vecchia di Corfù (Grecia), l'area storica di Istanbul (Turchia), l'antica città di Antiochia (oggi Acri in Israele). Questa la ricerca pubblicata da Scientific American

https://www.scientificamerican.com/article/rising-seas-threaten-iconic-mediterranean-sites/?fbclid=IwAR0LihI0tkp-BynH9LpSuMw6tVrLZZ4hIcqumVJ0fylPBAPD9KWr353o1L8

Read 501 times Last modified on Sabato, 24 Novembre 2018 07:15